Spiragli tattici Vol.31: Vincere da grande squadra

Fonte foto: SSC Napoli.

Come ci si poteva ampiamente aspettare, viste le trappole già tese a Roma e Inter – a dispetto di qualche risultato mendace –, il Benevento di Inzaghi non è stato avversario docile. Ha puntato sui difetti del Napoli, sperando che la qualità azzurra non si esprimesse attraverso i colpi individuali. Invece, così è stato.

La vittoria del Napoli a Benevento è a dire il vero figlia della qualità e della profondità della rosa a disposizione di Gattuso. La meraviglia del redivivo Insigne ne è la prima manifestazione. Il gol collezionato dalla coppia di neo-entrati Politano e Petagna rassicura invece sull’impatto che i subentranti possono dare a una squadra non ancora perfetta. Ma che può solo migliorare.

Difficoltà

Durante la conferenza stampa post-partita, Gattuso ha detto: «la parola scudetto non ci deve appartenere, perché abbiamo ancora alti e bassi». Effettivamente, la partita del Napoli non è stata brillante. Anzi, a volere cercare uno spunto di congiunzione con la sconfitta con l’AZ, nei primi minuti gli azzurri hanno replicato la partita di giovedì.

La circolazione di palla era lenta e orizzontale: lo scaglionamento difensivo del Benevento – spesso uomo su uomo – ha impedito l’attacco alla profondità, e quindi le verticalizzazioni immediate. Questo ha inciso notevolmente sulla partita di Osimhen, la cui prestazione è sembrata al di sotto dei suoi standard. Il nigeriano ha tirato solo due volte verso la porta di Montipò, e ha effettuato solo trenta passaggi.

La fase offensiva evidentemente sterile del Napoli: Mertens e Insigne non offrono linee di passaggio a Fabian, che è costretto a giocare la palla sull’esterno.

Osimhen non ha sofferto solo la chiusura della profondità da parte di Caldirola e Glik, ma anche la scarsa partecipazione e associatività dei suoi compagni di reparto. Come evidenzia l’immagine di cui sopra, i trequartisti del Napoli non hanno quasi mai offerto linee di passaggio significative ai centrocampisti – schiacciandosi a ridosso dell’area di rigore del Benevento –, né hanno aiutato Osimhen nella costruzione di azioni offensive degne di nota.

Insigne stimola Insigne

È stata proprio una delle circolazioni lente e piuttosto passive del Napoli a partorire il gol del Benevento. Il frame di cui sotto evidenzia l’impossibilità per Koulibaly di aprire il gioco a sinistra, dove la squadra di Gattuso riesce meglio, grazie alla presenza di Insigne e Mario Rui, a creare vantaggi posizionali.

L’efficace sistema di marcatura del Benevento: i calciatori di Inzaghi marcano a uomo quelli del Napoli.

La pressione di Roberto Insigne, costringe Koulibaly ad scaricare su Manolas, il difensore meno abile nell’impostazione.

Proprio a causa di una pressione individuale (Insigne vs Koulibaly), Manolas è costretto a iniziare l’azione, nonostante sia il difensore meno tecnico della rosa.

Il greco dimostra le sue lacune anche in questo caso: scarica infatti alla sua destra, per Di Lorenzo, prendendo il compagno in controtempo. Non solo: il passaggio è sulla corsa, mentre il numero 22 è posizionato male con il corpo, e andava servito sui piedi. Da qui nasce una triangolazione interna piuttosto pretenziosa tra Di Lorenzo e Lozano, che sbaglia uno dei tanti tocchi della sua partita, in cui ha completato solo il 66.7% di passaggi.

Dopo l’errore di Lozano, la distrazione in marcatura di Manolas e Mario Rui portano al gol di Insigne.

Dopo la rete di Insigne, la reazione del Napoli è veemente, ma disorganizzata. Tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo, gli azzurri colpiscono un palo (con Manolas), scaldano le mani di Montipò con tre tentativi dalla distanza di Insigne e mettono le tende nella trequarti avversaria. In totale, saranno 121 i passaggi completati a ridosso dell’area del Benevento, su 500 complessivi. È un numero significativo, che testimonia come gli attacchi del Napoli non fossero slegati, ma continuati nel tempo.

Fino alla rete di Petagna, è stato un vero e proprio assedio. Grazie anche alla perla di Insigne – che si è dimostrato il calciatore più creativo del Napoli, con 3 azioni da rete create –, la squadra di Gattuso è venuta a capo di un intreccio complesso, attraverso la determinazione e la qualità dei propri giocatori migliori.

L’arsenale di Gattuso

Se l’invenzione geniale del più forte talento del Napoli – e della nazionale – ha scardinato la solida difesa di Inzaghi, nel frattempo passata a cinque, con l’ingresso di Tuia e Maggio, altrettanto merito va dato alla lettura della partita da parte di Gattuso. Al 58esimo ha tolto i due attaccanti più insufficienti (Mertens e Lozano) e ha inserito Politano, che in questa fase sembra irrinunciabile, e Petagna.

L’ex centravanti della SPAL ha agito da spalla di Osimhen, completando i movimenti del nigeriano e agendogli quasi alle spalle. Non a caso, il secondo gol nasce proprio da un movimento in verticale – come predicato da Gattuso – dei due centravanti.

L’azione del secondo gol: Petagna e Osimhen sono in verticale, come vuole Gattuso. Osimhen fa valere la sua forza fisica, mentre Petagna è già pronto a inserirsi.

L’azione parte da un duello aereo vinto da Bakayoko, tanto per sottolineare ancora l’intelligenza e la praticità di un centrocampista così peculiare e fisico, e dal solito fastidio impartito da Osimhen ai difensori. Il numero nove del Napoli ha sfidato Glik anche dal punto di vista fisico; così, ha costretto il polacco a rinviare corto. In questo modo, Petagna e Politano hanno collezionato il gol della vittoria.

«Io qui sto benissimo e amo la squadra» ha aggiunto Gattuso nel post-partita. Non è difficile capire il perché: il Napoli, grazie all’indiscutibile apporto del suo allenatore, sta evolvendo continuamente. In una partita caotica e imprevedibile, il talento di Insigne e la ferocia nell’aggredire la porta del Benevento hanno fruttato al Napoli tre punti necessari per autostima e continuità. La rosa di Gattuso ha dimostrato di essere profonda e piena di talento, e lui ne sta sfruttando al massimo le risorse. Anche così si governa il caos di una giornata no.