Spiragli tattici Vol.48: Il cuore oltre l’ostacolo

Fonte foto: SSC Napoli

Il primo Napoli-Juventus al Maradona lo decide Lorenzo Insigne su calcio di rigore. Un 1-0 sofferto, probabilmente anche ingiusto, ma che il Napoli è riuscito a difendere per più di 60 minuti portando a casa una vittoria fondamentale per molti aspetti.

Se nel primo tempo il Napoli ha cercato di pressare la Juventus anche durante la prima costruzione, ha giocato con un baricentro più alto e ha avuto più occasioni, nella ripresa gli azzurri sono stati più “rinunciatari“, come successo in Supercoppa, soffrendo gli attacchi della Juventus ma neanche troppo.

Gli xG del match: dalle occasioni avute dalla Juventus, ci si sarebbero aspettati due gol, dal solo Ronaldo almeno uno, ma non è stato così. Napoli con un xG di 1.06: gran parte di questo valore è rappresentato dal calcio di rigore di Insigne (0.76).

Un Napoli attento, una Juventus senza idee

Le due squadre scendevano in campo come ce lo aspettavamo: 4-2-3-1 per il Napoli e 4-4-2 per la Juventus. Gli azzurri come di consueto, in fase di non possesso mutavano in un 4-4-2 con Osimhen e Insigne a fare la prima pressione, mentre in fase di possesso – dove Insigne aveva anche un nuovo ruolo – è successa una cosa particolare: se solitamente uno dei due terzini è propenso all’attacco quando il Napoli costruisce – e lo fa “3+1” -, possiamo dire che ieri entrambi i terzini erano “bloccati” e il Napoli andava di 4-1-5, occupando anche bene l’area di rigore con ottime transizioni offensive dopo aver recuperato palla.

Qui vediamo il Napoli partito in contropiede con i suoi 5 uomini d’attacco, con un’ottima occupazione dell’area di Osimhen, Politano (che taglia alle sue spalle), Zielinski al limite e Insigne a rimorchio, nella sua nuova posizione quasi di mezzala sinistra.

In piena emergenza a livello numerico, Gattuso ha fatto il possibile adottando un piano gara ben preciso, con un Napoli che è cambiato nelle due frazioni di gioco.

Questo è stato il baricentro delle due squadre nel primo tempo: un Napoli equilibrato, che ha fronteggiato senza paura la Juventus che non è invece riuscita a mantenere un baricentro alto, come è solita fare vista l’idea di calcio di Andrea Pirlo.

Nella seconda metà di gara, il Napoli si è abbassato molto: ha concesso di più alla Juventus in fase di costruzione – dove i bianconeri sono stati molto lenti, ci torniamo dopo – ma forzava le loro giocate sull’esterno, andando poi a forzare i cross (ben 32), che non hanno rappresentato un grande pericolo anche grazie alle grandi prestazioni di Rrahmani e Meret.

Questi i baricentri nel secondo tempo: Napoli molto più basso ma che, con la compattezza dei reparti, un’ottima pressione e rottura nei tempi giusti delle linee, non ha mai dato spazio alla Juventus per attaccare centralmente (6 attacchi centrali su 39) e forzava la giocata sull’esterno del campo. Juventus molto alta, spesso con tutti gli uomini nella metà campo azzurra, ma nessuno trovava mai la giocata decisiva, che sia una verticalizzazione o una giocata individuale.

Come dicevo in precedenza, ciò che ha sofferto la Juventus è stato il non poter attaccare centralmente e non trovare mai delle verticalizzazioni per poter colpire lì il Napoli. Nella nostra analisi tattica del match tra Napoli e Juventus di Supercoppa, abbiamo evidenziato l’importanza di due giocatori fondamentali nei bianconeri: Arthur e McKennie. Ieri la Juventus ha sentito la mancanza del primo, unico capace – a differenza di Rabiot e Bentancur – di inventare e creare spazi con giocate verticali. Il secondo, invece, mandava in tilt il Napoli tra le linee, che spesso lasciavano troppo spazio all’americano che senza palla era un grande pericolo, ciò che non gli è riuscita ieri vista la grandissima partita del reparto difensivo azzurro.

In quest’immagine, vediamo Arthur che verticalizza durante il match di Supercoppa, cosa che si è ripetuta più volte nel match. Notate come i reparti siano disattenti e disordinati, messi male in campo.

Conclusioni

Nella partita di ieri abbiamo visto un Napoli che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, ha fatto ciò che, nonostante tutti i limiti tecnici e tattici del periodo, i tifosi chiedevano: vincere lasciando tutto in campo. E questo si è visto da Meret a Lozano, rimasto in campo nonostante l’infortunio.

La vittoria di ieri fa bene alla squadra, a Gattuso, all’ambiente. Può riportare un po’ di serenità in questi giorni pre-Europa League, permettendo alla squadra di prepararsi al meglio. Gattuso ha sperimentato ancora qualcosa di nuovo, in questo caso con Insigne, e spesso gli si è mossa la critica di, appunto, variare troppo: ieri la sua mossa è stata vincente, il Napoli è sceso in campo con un’idea ben precisa e un’identità ben collaudata, sapendo cosa fare in campo (e come).

Ovvio che ora Rrahmani non sia Beckenbauer, Meret non sia Buffon e il Napoli non sia il Barcellona di Guardiola: il Napoli è il Napoli, ha i suoi alti e bassi e ce ne saranno ancora, ma ieri ha dimostrato di essere squadra e di sapersi calare bene nell’interpretazione delle partite anche con coefficiente di difficoltà alto. Si deve fare un passo alla volta, il Napoli ha ancora molte, moltissime difficoltà, ma questi segnali e queste vittorie, possono fare solo bene.

Perché è una sola miccia a scatenare l’incendio, il fuoco. Il Napoli ha dimostrato però di essere un fuoco debole, che alla prima folata di vento si spegne. Che questa miccia sia, stavolta, una concreta luce nel buio.