Spiragli tattici Vol.45: Timore e tremore

Fonte: SSC Napoli

La partita di Supercoppa persa dal Napoli per 2-0 ai danni della Juventus può avere diverse interpretazioni che però, messe insieme, formano la realtà: un Napoli di certo non aiutato dalla fortuna, ma anche un Napoli statico, forse troppo e quasi mai alla ricerca della pericolosità.

Pirlo impara dagli errori

Il Napoli è sceso in campo come ce lo aspettavamo, con il 4-2-3-1 di base con gli stessi interpreti di Napoli-Fiorentina (tranne Di Lorenzo per Hysaj) e un 4-5-1 in fase difensiva, ad attendere l’avversario per poterlo prendere poi alla sprovvista ripartendo. Degli azzurri, forse, non si può dire tanto altro, perché se nonostante nella prima frazione abbia funzionato bene il meccanismo difensivo, mettendo in difficoltà la Juventus negli ultimi 30 metri, è anche vero che gli uomini di Gattuso non sono mai riusciti a cambiare la direzione del match.

La Juventus, invece, ha cambiato metà di quello che è stato il peggior reparto nella sfida contro l’Inter: il centrocampo.
Confermati Chiesa e Bentancur, fuori Ramsey e Rabiot per McKennie e Arthur, due dei migliori in campo dei bianconeri, e non per caso.

In fase di possesso la Juventus – che ha anche avuto la fortuna di recuperare sul filo del rasoio un altro giocatore fondamentale, Cuadrado – formava un 3-5-2 con i due nuovi interpreti che avevano dei compiti ben precisi: l’americano era un vero e proprio jolly, metteva in difficoltà il Napoli galleggiando tra le linee, facendo un’ottima doppia fase sia facendo da appoggio per i compagni che inserendosi in area. L’ex Barcellona, invece, aveva il pallino del gioco e si abbassava molto per ricevere e verticalizzare: nei primi 45 minuti non ci è riuscito molto, ma nel secondo tempo ha spesso dato il via alle azioni pericolose dei bianconeri.

La Juventus parte da dietro, Bentancur trova in McKennie un giusto appoggio per poter proseguire l’azione: l’americano si è abbassato per ricevere e ha portato con sè Koulibaly perché Mario Rui è fuori posizione, quindi Kulusevski avrà campo aperto.
L’azione prosegue con l’avanzata di Kulusevski, che non è solo: proprio McKennie lo accompagnerà fino in area di rigore, con un movimento per tagliare fuori Bakayoko e favorire il rientro sul sinistro del compagno.
Arthur, lasciato troppo libero, verticalizza sfruttando l’errore di Demme e Bakayoko nel non coprire quella linea di passaggio: di lì a poco, la Juventus troverà la rete dell’1-0,

Napoli, chi volevi essere?

Restano molti punti interrogativi sul match del Napoli di ieri: cosa aveva preparato Gattuso? L’atteggiamento di attesa e contenimento visto ieri come avrebbe dovuto impensierire i bianconeri? Gli azzurri, sfruttando molto i propri esterni, ieri si sono trovati in difficoltà proprio per la partita sottotono di Lorenzo Insigne – a parte il rigore sbagliato – e Hirving Lozano, che nelle poche occasioni avute è comunque riuscito ad essere pericoloso.

Un grosso problema è stato anche quello dell’uscita dal basso. Gattuso, durante il match, incitava i propri giocatori a trovare coraggio, perché si formavano dei 5 contro 5 durante l’impostazione azzurra che però bastavano a mandare in confusione gli azzurri. Bakayoko aiutava poco, Insigne era sempre schermato da McKennie e Cuadrado e Lozano veniva trovato molto poco dai compagni. Un dato interessante, che spiega la difficoltà del Napoli, è quello di Kalidou Koulibaly: ben 15 possessi persi, solo 4 lanci giusti su 11, la maggior parte forzati dal poco aiuto che aveva.

Manolas è costretto al lancio lungo perchè non ha opzione vicine: tutti i giocatori del Napoli sono seguiti a uomo e nessuno riesce a smarcarsi. Giocatori come i mediani o Zielinski dovevano dare di più sotto questo punto di vista.

Il punto è che, dinanzi a queste difficoltà, il Napoli non è mai riuscito a reagire nella partita di ieri e la dimostrazione, ancora una volta, avviene nei dati del secondo tempo: una sola grande occasione – il rigore poi fallito -, zero contropiedi, un tiro in porta.

Dal report della Lega Serie A: i baricentri delle due squadre nella seconda frazione di gioco. La Juventus molto più avanti rispetto al Napoli, che contro la Fiorentina aveva avuto un baricentro ancora più basso ma che ha saputo ripartire e trovare gli spazi giusti.

Tornando all’azione di Arthur che abbiamo visto in grafica precedentemente, si può notare come Kulusevski era libero di poter spaziare tra le linee e non è successo solo in quel frangente. Nel secondo tempo, il Napoli ha deciso di aspettare ancor di più la Juventus e di non tentare neanche una volta un po’ di pressione alta: schierandosi in maniera statica e poco compatta tra difesa e centrocampo, gli attaccanti della Juventus venivano in mezzo al campo a prendere facilmente il pallone dalle imbucate di Arthur, come detto in precedenza lasciato libero di agire.

Il timore è diventato tremore, come quello sul calcio di rigore di Lorenzo Insigne. Il Napoli è stato in balia delle poche idee con le quali è sceso in campo, che sono spesso limitanti. Molti compiti di copertura, assegnati agli esterni, potrebbero essere dati a delle mezzali in un sistema di gioco diverso dal 4-2-3-1, che sembra essere ancora troppo altalenante e, ripeto, limitante. Per gli avversari, troppo facile mettere in difficoltà gli azzurri.

La Juventus è scesa in campo non facendo di più a livello di pericolosità ma di idee, giocando alta e in maniera composta, intelligente, sfruttando i pochi episodi avuti a favore e anche la timidezza azzurra.

Conclusione

Perdere la Supercoppa ci sta, non è un problema. Lo spirito di arrendevolezza e la mancanza di alternativa palesata in diverse partite difficili, sono il problema. Se dopo l’1-0 arrivato a 30 minuti dalla fine, non riesci mai a reagire sotto nessun punto di vista, allora la partita di ieri la perdi per incapacità di trovare alternative concrete nei momenti difficili. E schierare tutti gli attaccanti a cinque minuti dalla fine non cambia la situazione, ma conferma una certa confusione tattica.