Napoli-Benfica – Parola chiave: LEZIONE

Partita quasi perfetta quella giocata ieri dal Napoli al San Paolo contro il Benfica: gli azzurri si mostrano superiori ai portghesi, che comunque dimostrano ottime qualità, dal primo minuto e riescono a dilagare ad inizio ripresa arrivando ad avere addirittura, ad un certo punti dell’incontro, quattro reti di vantaggio. Una vera e proprio lezione di calcio quella impartita dagli uomini di Sarri a quelli di Rui Vitoria per più di un’ora di gioco dopo la quale, poi, sono gli ospiti a diventare didascalici: che infatti sia di lezione per gli azzurri le due sberle prese nei venti minuti finali e che servano a far capire che la squadra deve migliorare a gestire il risultato e soprattutto non deve vantarsi troppo della propria bellezza per non sfociare nella presunzione.

Ecco perchè la parola lezione esprime bene la partita di ieri: gli azzurri quest’anno possono insegnare calcio a chiunque ma devono ancora imparare alcuni concetti fondamentali per acquisire una mentalità, quella vincente, che è l’unico ostacolo che ad oggi si frappone tra il Napoli ed un trofeo importante.

L come leader: quello che sembra essere sempre di più il nostro capitano Marek Hamsik. Lo slovacco sblocca il risultato, è decisivo nei momenti che contano e porta per mano la squadra a dilagare nella prima parte del secondo tempo. Sei davvero tu il capitano, Marechiaro!

E come esordio: lo è stato ieri del Napoli in Champions League al San Paolo in questa stagione e di Maksimovic e Giaccherini con la casacca azzurra. Direi che sono andati tutti e tre bene.

Z come zero: le volte che la difesa portoghese ha fermato un sontuoso Mertens. Il belga è stato superlativo nella partita di ieri, tutto suo il gol del 2-0 (e che gol!) mentre nel secondo c’è la complicità di Milik e della retroguardia avversaria.

I come Insigne: la sua corsa di 40 metri per andare ad abbracciare il “rivale” Mertens dopo la perla su punizione, è la dimostrazione che questo gruppo di ragazzi è legato e che l’unione, quest’anno come non mai, farà la forza. Il collettivo dovrà essere l’arma in più di quello che sembra essere il Napoli più forte dell’era De Laurentiis.

O come orribili: gli ultimi venti minuti devono essere un campanello d’allarme per il futuro ed un atteggiamento da correggere. La speranza è che quella di ieri sia stata una lezione indolore.

N come Nikola: il serbo Maksimovic entra a freddo, catapultato in una partita difficile contro non esattamente il migliore degli avversari ma mostra subito grande personalità e si rende protagonista di una grande partita. Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo dire che sono spiegate tutte le ragioni del lungo inseguimento all’ex Torino.

E come emozionante: l’urlo the Champions del pubblico partenopeo è un qualcosa di inspiegabile ed inimitabile. Questa è la dimostrazione di come il pubblico possa essere il dodicesimo uomo in campo, soprattutto se si tratta di quello napoletano che sa dare tanto ai giocatori in termini di motivazione ed adrenalina. Torniamo a riempire il San Paolo!