Spiragli tattici Vol.29: La grande bellezza

Fonte foto: SSC Napoli

Se esiste l’Olimpo del calcio, il Napoli di ieri – travolgendo in grande stile l’Atalanta – lo ha raggiunto attraverso una scalata memorabile. La lezione di calcio impartita a Gasperini è il manifesto del gioco di Gattuso, che in pochi mesi ha rivoltato una squadra sconvolgendola totalmente. Grazie all’arrivo di Osimhen e al cambio di sistema di gioco (dal 4-3-3 al 4-2-3-1) il Napoli è diventato una squadra europea, elettrica, brillante. Inarrestabile.

A chi si affidava a dietrologie piuttosto ridicole e complottiste, la squadra di Gattuso ha risposto sul campo. L’allenatore, invece, lo fa anche davanti ai microfoni: «Rosico e sono incazzato perché non ci hanno fatto partire per Torino: eravamo pronti, ce la saremmo giocata allo stesso modo». La Juve nel frattempo pareggia il derby calabrese a Crotone, regalando il primo punto in Serie A alla squadra di Stroppa. Chi ha paura di chi?

Potenza, elettricità

Soffermando l’analisi tattica del dominio del Napoli sull’Atalanta al primo tempo (il secondo è stata una sfilata per grandi ritorni, riaccogliamo i fratelli Ghoulam e Malcuit), è chiaro come Gattuso abbia evoluto la squadra. Ha voluto fortemente Osimhen e Bakayoko, e i risultati si vedono. Il nuovo centravanti non è irresistibile tecnicamente, ma ha allungato il campo a disposizione del Napoli, e ha il potere di distruggere psico-fisicamente qualsiasi difensore avversario.

Con Osimhen, il Napoli ha spazi più ampi da attaccare, che vengono occupati altrettanto magistralmente dai tre trequartisti. Mertens sta diventando un rifinitore puro (ha partecipato a tre goal su quattro contro l’Atalanta), mentre Lozano e Politano sono spine nel fianco per i malcapitati terzini avversari. In particolare, pare evidente la crescita di Lozano nell’occupazione dell’area e nei tagli verso la porta, fondamentale nel quale il Napoli di Gattuso dello scorso anno ha spesso sofferto.

L’occupazione dell’area da parte del Napoli è perfetta: Mertens è all’altezza del dischetto, Osimhen attira la marcatura di Toloi, mentre Lozano attacca il secondo palo.

Contro l’Atalanta, il Napoli ha certificato la voglia di verticalità più che dello sterile palleggio delle ultime partite dello scorso campionato. Gli azzurri hanno lanciato molto di più in profondità (67 volte), e hanno tenuto molto poco il possesso: addirittura solo per il 49.3%. Questo è un dato molto indicativo, perché negli ultimi anni il Napoli aveva fatto del controllo del pallone la sua più affilata (e spesso unica) arma.

La costante presenza degli attaccanti del Napoli nell’area dell’Atalanta abbassa la difesa nerazzurra e permette a Politano di calciare senza pressione: 2-0.

Invece, grazie alla sostituzione di un centrocampista per un attaccante, Gattuso ha restituito più imprevedibilità e – soprattutto – concretezza. È presto per studiare un dato così complesso, ma si intravede già un netto cambiamento nel rapporto tra i tiri effettuati e i goal segnati. L’anno scorso, il Napoli era 18esimo per indice di cinismo sotto porta: con 648 tiri, gli azzurri hanno segnato 61 goal. Nelle prime tre stagioni del nuovo campionato il Napoli è secondo in questa classifica, e con 73 tiri ha già prodotto 12 reti.

È ancora difficile individuarne le cause, e potrebbe essere ancora un dato molto approssimativo. Ma l’influenza dei movimenti di Osimhen riguarda certamente questo dato, così come il fatto che Mertens e Insigne – due calciatori che tirano molto – si stiano specializzando più nella rifinitura che nella conclusione delle azioni. Senza dimenticare l’inserimento negli undici titolari di un attaccante vero come Hirving Lozano, che al PSV ha segnato 41 reti in due stagioni, e che sembra aver trovato la sua dimensione come esterno abile nell’attaccare la porta, sia a sinistra che a destra.

La distruzione dell’Atalanta

L’immediato post-partita di Sky Sport ha dato vita a una discussione interessante. Ovvero: i meriti del Napoli sono indissolubilmente legati alle defezioni dell’Atalanta, che è stata irriconoscibile? In parte si potrebbe dire che questo ragionamento è pertinente, nel senso che l’Atalanta non è stata la squadra dominante e imprevedibile degli ultimi due anni, perché il Napoli l’ha annichilita. I nerazzurri hanno sfruttato molto poco le fasce (solo 10 cross), di solito la loro strategia più vincente.

Gattuso ha sfruttato tutti i difetti degli undici di Gasperini, che in fase di non possesso hanno faticato terribilmente. La prima pressione dell’Atalanta non ha mai spezzato le azioni del Napoli, che con tre passaggi si trovava di fronte a Sportiello. Nell’azione qui sotto, ad esempio, è chiaro come Fabian Ruiz sia libero di prendere palla da Di Lorenzo e verticalizzare, evadendo l’intero sistema di pressing dei bergamaschi.

Raramente l’Atalanta ha pressato alto e bene. In questo caso, ad esempio, Fabian ha tutto il tempo per girarsi e cambiare il gioco.

L’immediata verticalizzazione verso Mertens – e di conseguenza la ricerca di Osimhen e Lozano – ha mandato in crisi di nervi i tre difensori di Gasperini. Palomino è stato sostituito al 45′, mentre Romero non ha mai anticipato Mertens, sempre abile nell’abbassarsi sulla verticale di Fabian (uno degli azzurri che ha toccato più palloni: 76, con il 90.5% di precisione).

Da sottolineare anche la fase difensiva del Napoli: gli azzurri sono stati bravi a compattarsi velocemente in due linee da quattro in fase di non possesso.
Mertens, l’enganche

Se il Napoli avesse insistito nella ricerca del palleggio orizzontale, con ogni probabilità quella di ieri sarebbe stata il remake della sconfitta di qualche mese fa. Allora, il Napoli scese in campo a Bergamo con il 4-3-3, con Mertens centravanti e l’intento di comandare in gioco. Alla fine, però, prevalse la spinta incessante dell’Atalanta, che sembrava andare a un’altra velocità rispetto al Napoli.

La trasformazione del Napoli è totalizzante, ed è stata resa possibile anche dal nuovo ruolo di uno dei suoi migliori giocatori. A 33 anni, Dries Mertens è diventato un numero dieci, l’enganche perfetto per una squadra veloce ed elettrica, sempre pronta a creare pericoli offensivi.

Tra le linee Mertens ha espresso tutto il meglio del suo calcio: il belga è stato decisivo nell’uscita bassa del Napoli, offrendo sempre un appoggio libero.

Mertens è entrato infatti in tre dei quattro goal di ieri: ha cambiato la sua zona d’azione, arretrando di una ventina di metri. Il belga è il vero regista del Napoli, colui che detta i tempi dell’azione e il cambio di velocità della manovra. Ha completato 52 tocchi, di cui quasi la metà (43.2%) in avanti, ad accelerare i tempi di gioco per gli scatti brucianti di Osimhen e Lozano.

In conclusione, Gattuso può gustarsi un Napoli nuovo, devastante ed europeo. Elevato dall’intesa Mertens-Osimhen (quante squadre possono contare su una coppia del genere?), la qualità nella rifinitura di Insigne e Zielinski, i tagli di Lozano e le giocate a rientrare di Politano. Insomma, anche se in questo spazio Gattuso è stato messo quasi sempre davanti allo specchio dei propri difetti, ora è giusto conferirgli onori e decantarlo. Perché se questo Napoli può competere con tutti il merito è soltanto suo.