Spiragli tattici Vol.30: L’AZ non ha sofferto il solletico

Dopo essere arrivato sull’Olimpo del calcio, il Napoli è tornato sulla Terra e lo ha fatto schiantandosi al suolo, regalando 3 punti all’AZ Alkmaar nell’esordio in Europa League.

“Potevamo starci una giornata oggi, non avremmo segnato: la sensazione era questa. Abbiamo preso mezzo tiro in porta e l’abbiamo persa. Abbiamo fatto un possesso palla sterile, facendo il solletico agli avversari”, ha detto Gennaro Gattuso nel post-partita, e non ha tutti i torti: gli azzurri, con ben il 73% di possesso palla, non hanno mai messo veramente in difficoltà gli avversari.

In questa prima uscita europea il Napoli ha sicuramente peccato in alcune cose che hanno, paradossalmente, contraddistinto in modo positivo questo inizio di stagione: aggressività e lucidità negli ultimi 10-15 metri.

Come ha giocato il Napoli e una delle – poche – note positive

Già dal primo tempo il Napoli fa suo il pallone e il campo, portando quasi sempre tutti i giocatori nella metà campo avversaria, palleggiando nel tentativo di trovare poi lo spazio per dare il colpo di grazia agli olandesi.


Da sottolineare, come una delle uniche note positive, la prestazione – soprattutto nel primo tempo – di Fabian Ruiz che, muovendosi in funzione del pallone, andandolo a prendere in difesa o svariando sia sul fronte destro che sinistro, è stato uno dei pochi a provare a trovare le trame giuste per mandare a rete gli attaccanti – insieme a Mario Rui, subentrato nel finale.

Vediamo, in queste immagini, come Fabian ha agito da motore per far partire l’azione, sia palleggiando con Lobotka – che ha invece occupato perennemente una posizione centrale, permettendo proprio allo spagnolo di giocare in un modo più versatile – che provando a lanciare verso gli esterni; oppure impostando dal basso quasi come un terzo di difesa mentre Di Lorenzo andava a occupare il campo centralmente. Molta duttilità per lo spagnolo che continua la sua evoluzione da “tuttocampista”: tra non molti anni lo vedremo in una delle big europee.

Nonostante ciò, al Napoli non ha proprio funzionato nulla, per una serie di motivi.

La fisarmonica che non ha suonato

Il duo Osimhen-Mertens ha già avuto modo di brillare e tutti ne abbiamo visto il potenziale nelle partite precedenti a quella di ieri: ma, anche loro, sono stati poco lucidi. Vuoi che la stanchezza abbia inciso contro l’AZ? I due si sono trovati poche, pochissime volte: il loro movimento a “Fisarmonica” – ad esempio, l’attacco della profondità del nigeriano e il supporto in verticale alle spalle del belga o l’andare a destra di uno e il seguire perfettamente in linea, a sinistra, dell’altro – non ha funzionato.

Una delle poche volte che si sono mossi in simbiosi e hanno fatto un’ottima prima pressione sull’impostazione dal basso dell’AZ, è nata una delle azioni più pericolose del match.

Vediamo nell’immagine qui sopra come Mertens chiude la linea di passaggio centrale e aggredisce il portatore di palla, mentre Osimhen segue e legge l’azione andando a chiudere un’altra linea di passaggio recuperando di petto il pallone.

Ci troviamo, quindi, in un 2vs1 creato dalla pressione dei due attaccanti: Osimhen avanza e serve Mertens forse qualche metro più indietro rispetto all’ideale; il belga controlla e poi tira, di poco, al lato. Occasione non concretizzata ma in cui c’era ciò che è mancato al Napoli: convinzione e aggressività.

L’AZ ha giocato, spesso, con un 5-4-1, o con un 6-2-2, con i reparti abbastanza stretti tra loro – in modo da non far trovare spazio negli “half spaces” al belga – ma disposti in modo particolare: come vediamo nell’immagine sopra, la linea di difesa è comunque molto alta e ciò non ha permesso a Victor Osimhen di poter attaccare bene la profondità, perché compattezza e linea alta hanno distrutto ogni spunto azzurro.

Non solo demeriti: un AZ inaspettato

Noto per essere una squadra prettamente offensiva, l’AZ Alkmaar visto ieri al San Paolo è stato inaspettato: praticamente, come detto, un 5-4-1 o 6-2-2 in fase difensiva che non ha permesso mai al Napoli di trovare spazi, ma solo di girare palla per un numero non definito di volte, senza quasi mai essere pericoloso. Molte volte, quando la palla arrivava sugli esterni, Politano e Lozano erano sempre raddoppiati e non trovavano mai lo spunto decisivo, cosa strana per due come loro che ultimamente stanno decidendo le partite proprio così.

Anche il mancato supporto di Di Lorenzo e Hysaj ha inciso, mentre l’ingresso di un terzino molto più propositivo come Mario Rui, anche se per pochi minuti, ha messo molto più in difficoltà l’AZ rispetto al resto del match.

Attenzione, però, a non parlare di “pullman davanti la porta”, proprio per i motivi citati poco fa: compattezza tra reparti e linea alta sono stati così efficaci nell’annullare il Napoli che gli olandesi, una volta riconquistata palla, hanno avuto spesso anche modo di giocare il pallone a terra e ripartire, proprio come nell’azione del gol.

Dopo che un Napoli, ripeto, molto poco aggressivo – primo errore nell’azione del gol –, ha permesso al numero 7 Stengs di retrocedere palla al piede e cambiare gioco, l’AZ aveva molto campo da poter sfruttare, con gli attaccanti azzurri molto in ritardo.

Nell’immagine qui sopra vediamo infatti come Lozano, ormai affannato, perde Svensson alle sue spalle, pronto ad attaccare il fondo per poi crossare al centro: certo, dover seguire un avversario fino a lì, per un attaccante, è dispendioso; ma è curioso dire che, proprio nel momento del fermo immagine, Gattuso ha urlato “CHUCKY!”, a dimostrazione del fatto che il mister aveva già letto la situazione, mentre il messicano no.

In quest’altra immagine, invece c’è l’altro errore del Napoli: lasciare completamente da solo De Wit.
Il numero 10 ha tutto il tempo di piazzare il pallone, mentre Koulibaly non si è proprio accorto di dover stringere sull’attaccante che da solo, in un quadrato di giocatori del Napoli, ha insaccato per lo 0-1 decisivo.

Conclusione

Insomma, al Napoli è mancato un giusto approccio alla partita: sottovalutare l’avversario, soprattutto in Europa, non è mai giusto. Bagno d’umiltà dopo le grandi prestazioni? Forse sì, ma la prossima volta portiamoci l’ombrello.