Spiragli tattici Vol.53: Il Napoli è tornato grande?

La prima cosa che vorrei sottolineare di Milan-Napoli in realtà l’ha detta Stefano Pioli nel post-partita a Sky Sport: «Abbiamo fatto una buona gara, ma non sufficiente per battere un avversario di livello come il Napoli». È interessante che l’allenatore avversario, peraltro secondo in classifica (che in caso di vittoria si sarebbe trovato a +12) riconosca al Napoli uno status così elevato. In effetti il Napoli ieri è riuscito a mostrare la parte più grande di sé, quella capace di chiudere una squadra verticale come il Milan nella propria trequarti, e di soffrire nel secondo tempo, quando i rossoneri hanno cercato di creare i presupposti per pareggiare.

Milan-Napoli è stata una partita combattuta, al termine della quale la differenza di valori tra le due squadre esce notevolmente ridimensionata, soprattutto grazie all’abilità dei calciatori di Gattuso nel capitalizzare i momenti favorevoli. È vero che il Napoli ha tirato più volte del Milan (14 contro 12), ma ha creato solo 1.35 xGoals; i rossoneri, grazie alle occasioni di Rebic e Leao, avrebbero meritato di segnare almeno un gol (1.48 xGoals creati). Nel finale il Milan ha avuto un controllo pressoché totale del gioco, e ha concluso con maggiore possesso palla (55% vs 45%), ma questo non è servito a piegare la resistenza audace del Napoli.

Come l’ha preparata Gattuso

Contro le squadre più forti del campionato, il Napoli di Gattuso aveva abituato tutti, già quando ha vinto la Coppa Italia nel 2020, a un gioco reattivo, basato sul controllo degli spazi e transizioni veloci dei suoi migliori interpreti (soprattutto Lozano). Il piano gara adottato ieri dal Napoli è stato invece radicalmente diverso: Gattuso ha scelto un gioco di posizione compassato ma efficace, puntando a disordinare il pressing uomo-su-uomo del Milan con un’occupazione fluida dei mezzi spazi e cambi di gioco continui. Il Napoli ha chiuso il primo tempo con un maggiore possesso di palla (54% vs 46%) e chiuso la partita con 660 tocchi.

Non solo: il Napoli ha accerchiato il Milan con una manovra orizzontale, che nasceva quasi sempre dalle fasce (non è un caso che un elevato numero di tocchi, ben 196, sia arrivato a ridosso della linea del fallo laterale: prevalentemente a destra). Questo ha avuto due effetti: il primo è stato la disorganizzazione della posizione dei due centrocampisti del Milan, Kessié e Tonali, che hanno faticato a chiudere le linee di passaggio, perché chiamati costantemente a effettuare scelte posizionali (uscire in pressing o coprire? uscire lateralmente o lasciare l’uomo all’esterno? e così via). Il secondo effetto è nei dati: grazie a questo sistema il Napoli è riuscito a creare per il 61% delle volte (16 azioni totali) azioni d’attacco centrali.

Il possesso palla del Napoli è compassato ma efficace: Fabian attira la pressione di Tonali e Kessie. Così si crea una superiorità di giocatori azzurri tra le linee del Milan.

Un esempio di questo modo di attaccare è il tiro di Zielinski al 30′, finito fuori di poco. Partendo dalla zona di centro-destra Fabian (foto sopra) attira il pressing di Tonali, e appena vede Insigne libero da Dalot cambia gioco sulla sinistra. Così si sono venuti a creare i due vantaggi visti prima: Zielinski e Di Lorenzo hanno avuto spazio per posizionarsi tra le linee (e infatti Zielinski arriverà al tiro) e Insigne ha potuto affrontare Dalot nell’uno contro uno. Questo stile di gioco si è ripetuto molto durante la partita.

Anche ieri contro il Milan, però, il Napoli ha dimostrato di non avere una sola possibilità nelle proprie corde, ma di poter essere anche verticale, volendo. Questo è ciò che è successo in un’altra occasione avuta da Zielinski al 16′ del primo tempo. Della crescita del numero 20 avevo scritto a gennaio, eppure la sua capacità di reinventarsi tra le linee migliora partita dopo partita. Soprattutto, stanno migliorando le sue letture: in questo caso, Di Lorenzo porta palla e scambia con Mertens – che si è abbassato tirando fuori Gabbia e creando uno spazio al centro della difesa del Milan –, mentre Zielinski vede lo spazio davanti a lui e lo aggredisce subito. Solo un grande riflesso di Donnarumma ha evitato un bel gol in mezza rovesciata.

Mertens viene in contro, Zielinski attacca la profondità. Il polacco ha finalmente trovato la sua dimensione galleggiando tra le linee.

In una posizione ibrida, una sorta di trequartista di sinistra libero di associarsi, Zielinski sta trovando il primo picco della sua carriera, e per questo c’è da sottolineare l’intesa con Insigne. Se il polacco ha giocato con precisione l’81% dei passaggi tentati, la solita qualità di Insigne gli ha permesso di arrivare addirittura all’89%. È un dato importante: significa che nonostante giochino in posizioni molto avanzate (e quindi sono anche i calciatori più pressati), Insigne e Zielinski sono i veri leader tecnici del Napoli, quelli contro cui il pallone si ferma al momento del controllo e che quindi danno sicurezza ai compagni.

Inarrestabile Hysaj

Come abbiamo più volte scritto in questa rubrica, il Napoli non ha i mezzi tecnici né una costruzione coerente dell’organico alle spalle per giocare in un solo modo. La partita di ieri ne è un’altra prova: se il primo tempo è stato appannaggio degli azzurri, il secondo ha un volto opposto. Il Milan ha chiuso con un possesso finale del 55% (oltre il 60% solo nella seconda frazione), e ha messo duramente alla prova Ospina con i tentativi di Rebic e Leao. Il gol al 4′ del secondo tempo ha infatti portato il Napoli verso uno stile di gioco più conservativo, come dimostra anche la posizione media del baricentro (43.7 m nel secondo tempo) e il numero di occasioni (solo due: i tiri di Fabian e quello oltre il 90′ di Osimhen).

L’anticipo di Hysaj su Castillejo e l’uno-due con Zielinski produce una transizione a ritmi altissimi che il Milan non riesce a contrastare.

Analizzando l’azione del gol è doverosa una breve digressione. Se lo strappo in verticale e l’assist vincente di Zielinski e la freddezza di Politano valgono la copertina, altrettanto fondamentale è stato l’intercetto di Hysaj sul passaggio di Dalot per Castillejo. Ieri l’albanese è stato tra i migliori in campo, e ha giocato la sua migliore partita in stagione in fase difensiva, ancora da terzino sinistro. Meno coinvolto degli altri difensori nella manovra (27 passaggi, contro i 34 di Di Lorenzo o i 44 di Koulibaly), Hysaj ha fornito anche indicazioni tattiche interessanti, spesso accentrandosi da «falso terzino», così da lasciare tutto lo spazio della fascia sinistra a Lorenzo Insigne.

Quindi, il Napoli è tornato grande?

Insomma, Milan-Napoli può essere vista da due prospettive. Da un lato (credo quello più ottimistico e consone alla futura dimensione del Napoli), Gattuso ha preparato molto bene una partita difficile contro la seconda squadra del campionato, e la vittoria rilancia prepotentemente gli azzurri verso il quarto posto. Il Milan è ora a soli sei punti di distanza (e il Napoli ha una partita in meno) e può rientrare nella corsa Champions, cosa tutt’altro che scontata.

Nel primo tempo il Napoli ha schiacciato il Milan nella propria metà campo, palleggiando prevalentemente a sinistra.

Dall’altro canto, forse Milan-Napoli deve far sorgere non pochi rimpianti. La partita di San Siro ha dimostrato che i nove punti che ballavano tra le due squadre al momento del calcio d’inizio erano uno scempio, e di certo non per la qualità del Milan. Il gruppo di Pioli ha un’identità precisa, è andata in difficoltà ma con un po’ di precisione avrebbe potuto pareggiare, e va comunque detto che ieri doveva fare a meno di quasi tutta la difesa titolare (Calabria, Kjaer, Romagnoli), di Bennacer, Ibrahimovic e dei migliori Rebic e Calhanoglu.

Nel secondo tempo il Napoli ha subito la reazione del Milan, abbassandosi intorno ai 40 metri.

Quello che Milan-Napoli ha messo in mostra è, per certi versi, la distanza tra la classifica e le qualità del Napoli. Sono dati che non corrispondono: gli azzurri hanno pagato le assenze (soprattutto quelle di Mertens e Osimhen), certo, ma in una stagione così anomala e travagliata quasi nessuna squadra di vertice ha avuto sempre la rosa totalmente a disposizione. Per questo, i dubbi sulla gestione di rosa, piani gara e sostituzioni scellerate nel mese di febbraio da parte di un allenatore in confusione bruciano ancora di più. Appena si è potuto disporre della «settimana tipo» Gattuso e il Napoli hanno dato prova di poter tornare grandi, e questo dà speranza per ambire ancora al quarto posto. Che forse metterebbe d’accordo davvero tutti, almeno per questa stagione.

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