Spiragli tattici Vol.46: Il Verona di Juric ha un progetto, il Napoli no

Fonte foto: SSC Napoli.

Se la sconfitta a Empoli nel 2015 era stato il naufragio di un progetto tecnico e insieme tattico – quello di Rafa Benitez –, Verona potrebbe essere la Caporetto del Napoli di Gattuso. Anche questa volta nel post-partita le parole di Gattuso sono state una via di mezzo tra l’auto-colpevolizzazione e l’illogicità: «nel primo tempo abbiamo fatto quello che dovevamo fare, nel secondo non abbiamo mai attuato il piano gara» ha detto a Sky. Sembra di leggere una pagina de Il mito di Sisifo di Camus, con la differenza che l’assurdo del Napoli non è metafisico: è materiale, organico. Si tocca con mano.

E l’assurdo del Napoli consiste anche nell’andare in vantaggio dopo otto secondi (il gol di Lozano è il terzo più veloce nella storia della Serie A), e spendere il resto della partita senza avere la minima idea di come proteggere il risultato, o consolidarlo. Ovviamente, nelle incertezze il Verona di Juric va a nozze. Come capita sempre alle squadre con un’identità tecnica e tattica introiettata: è successo al Sassuolo – che ha battuto il Napoli senza i suoi tre attaccanti –, al Milan e persino allo Spezia. Alla Real Sociedad e alla Lazio, all’Inter e all’AZ Alkmaar.

Il Verona di Juric

In realtà il primo tempo del Napoli non è neanche interamente da buttare. Dopo lo 0-1 di Lozano il Verona è andato in confusione, e nella prima mezz’ora la squadra di Gattuso avrebbe potuto raddoppiare. Il Napoli ha creato comunque poco: 0.9 xGoals su azione, frutto di dodici tiri (di cui solo quattro in porta) e delle due occasioni di Demme; una parata da Silvestri, l’altra da Lozano. Poi, è venuta fuori tutta la baldanza, la freschezza e l’impeto del Verona. Juric ha schierato il solito 3-4-2-1, con Zaccagni e Barak a occupare i mezzi spazi alle spalle di Kalinic.

Il Verona è una squadra che palleggia poco, è diretta e verticale, forse persino più dell’Atalanta. E lo ha dimostrato nell’occasione del primo gol: su un recupero palla nella zona di destra, Faraoni cambia gioco per Dimarco, schierato nei tre di difesa da Juric per avere più pulizia nell’uscita del pallone. Al di là all’errore dopo otto secondi, in effetti Dimarco ha ripagato la fiducia, iniziando e concludendo l’azione del pareggio. Il terzino del Verona controlla il pallone a seguire, e attira la pressione di Lozano. Da qui in poi tutte le scelte del Napoli sono sbagliate. Ma andiamo con ordine.

Con due passaggi il Verona manda all’aria il pressing del Napoli. Come se non bastasse, nessun difendente (soprattutto Bakayoko) copre le linee di passaggio.

Il Napoli è una squadra che fa molta fatica a pressare in alto o a uomo: dà il meglio di sé difensivamente se difende compatta e taglia le linee di passaggio. Ecco, nell’azione del gol di Dimarco il Napoli ha fatto esattamente il contrario. Se la pressione di Lozano poteva essere interpretata come individuale, Di Lorenzo e Maksimovic decidono invece di dare il via a un’azione di pressing a metà campo, con palla scoperta. È un errore marchiano e di lucidità, che nessun difendente ad alti livelli accetterebbe coscientemente di fare. Così come è assurdo ed evidente l’errore di Bakayoko, che né si decide a tagliare la linea di passaggio per Kalinic né assorbe l’inserimento di Dimarco in area.

Ma agli orrori difensivi del Napoli, il Verona ha aggiunto tutto ciò che di meglio sa fare. Nell’occasione del terzo gol – come è evidente dalla slide qui sotto –, in quello che sembra una colpa del Napoli ci sono anche tutti i meriti del calcio di Juric. Mentre Zielinski porta palla, il pressing del Verona si attiva con vigore, ma soprattutto con i tempi giusti, e la pressione di Tameze su Mertens fa sì che il belga sbagli il passaggio per Maksimovic, servendo un assist per Zaccagni.

Qualche secondo prima che Mertens sbagli il passaggio per Maksimovic. Da quest’azione nascerà il 3-1 del Verona. Davvero si può definire casuale?

L’efficacia del sistema di pressing della squadra di Juric ha inibito soprattutto gli attaccanti del Napoli. Davvero può essere solo un caso che Hysaj e Di Lorenzo, ovvero i due terzini, siano i primi nel Napoli per passaggi effettuati nella trequarti offensiva (rispettivamente 19 e 13)? Non solo: a differenza del Napoli, i giocatori del Verona che hanno effettuato più tocchi sono stati Barak (60), Ilic (72) e Lazovic (79). È un dato significativo: vuol dire che il Verona ha distrutto la costruzione del Napoli, tenendo un baricentro più basso del solito e ferendo mortalmente la squadra di Gattuso in contropiede.

Il piano gara del Napoli (o fil rouge)

Le parole di Gattuso nel post-partita fotografano un momento di grande confusione. Se all’allenatore sono imputabili dei cambi tardivi e cervellotici (che senso ha annullare Politano facendolo giocare a sinistra? Se Mertens non si regge in piedi perché continuare a esporlo a disastri?), la mancata attuazione del piano di gara è preoccupante. Il Napoli – come ha spiegato lo stesso Gattuso – avrebbe dovuto giocare in verticale, saltando la prima linea di pressione del Verona per trovare gli uno contro uno devastanti di Lozano e Insigne.

L’unica azione in cui il Napoli ha attuato il suo piano gara. Dopo otto secondi.


Ma questo è un atteggiamento tattico che il Napoli non ha mai avuto ieri. Ancora una volta, i dati ne sono la prova: il Napoli nel secondo tempo ha tenuto alto il baricentro (54.51 m) per palleggiare nella metà campo del Verona, con il solo risultato di esporsi a contropiedi letali. Certo, le cattive di alcuni interpreti fondamentali per questo tipo di partite – Bakayoko, Koulibaly e Insigne su tutti – ha fatto la differenza. Ma sarebbe riduttivo affidarsi solo alle individualità.

Il Napoli è una squadra fragile, che di fronte alle difficoltà sprofonda in un abisso interiore di difficile comprensione. Ormai è evidente il fil rouge che lega tutte le sconfitte: dopo aver subito il gol del pareggio (Spezia, Udinese) – o dello svantaggio (Lazio, Sassuolo, Milan, AZ, Torino, Verona) – il Napoli evapora. Nel secondo tempo, la squadra di Gattuso è arrivata al tiro due volte, di cui una al 91′ da fuori area, con Politano.

Nonostante il baricentro del Napoli nel secondo tempo sia più alto, la squadra di Gattuso non ha prodotto occasioni.

È difficile dire quanto un allenatore possa incidere nelle fragilità, o nelle reazioni, psicologiche di un gruppo-squadra che è pur sempre un insieme di individui. Da ieri si parla molto di un possibile esonero di Gattuso, con annesso ritorno di Rafa Benitez. Anche per questo il richiamo iniziale della disfatta di Empoli: la stagione del Napoli sta naufragando, ma non è cambiando un solo uomo che la barca arriverà in porto. Urge un progetto reale, un’idea di futuro tecnica, tattica e manageriale (in questo senso l’arrivo di Benitez come direttore dell’area tecnica farebbe molto bene, ma non credo sia nelle idee societarie) condivisa da tutte le parti in causa. Con o senza Gattuso, beh, questo è l’ultimo dei problemi. L’esonero di Ancelotti avrebbe dovuto insegnartelo no, Aurelio?