Spiragli tattici Vol.36: Nel segno di Diego

Fonte: SSC Napoli

Su punizione, di sinistro da fuori area, di furbizia e dopo uno slalom mettendo a sedere il portiere. Sembra una normale giornata passata nei panni di Diego Armando Maradona, invece sono i gol con i quali il Napoli ha annullato la Roma di Fonseca.

Citazione d’obbligo, vista la difficilissima settimana appena conclusa. Eppure, nel dolore generale dovuto dalla scomparsa del più grande dono che il Cielo abbia fatto a ogni appassionato di calcio, il Napoli porta a casa due vittorie contro Rijeka e Roma, segnando sei gol e subendone zero.

Il Napoli in campo

La prestazione con il Milan portò ulteriori dubbi sul tanto voluto 4-2-3-1, modulo che – soprattutto senza Osimhen – non riesce a valorizzare al meglio la rosa degli azzurri.

Contro la Roma, invece, abbiamo visto una stesura tattica che è riuscita ad annullare completamente i giallorossi (tra le squadre più in forma della Serie A) e a sfruttare le caratteristiche dei giocatori a disposizione di Gattuso, soprattutto a centrocampo.

In fase di non possesso il Napoli era in campo con un 4-1-4-1 o 4-5-1, con le mezzali in linea con gli esterni per creare una sorta di muro tra la difesa e i giocatori più pericolosi di Fonseca: Pedro e Mkhitaryan.

Proprio questi ultimi due, infatti, hanno sofferto tantissimo il centrocampo azzurro, non trovando mai spazio per abbassarsi a ricevere il pallone e potersi accendere negli ultimi 30 metri come sono soliti fare. La pressione del Napoli è stata bassa proprio per cercare di limitare i due trequartisti della Roma.

Un calciatore che ha fatto un lavoro fondamentale nella doppia fase è stato Piotr Zielinski, che ha fornito una prestazione eccellente per approccio e dinamismo, due doti che lo contraddistinguono. Ha aiutato il Napoli nel lavoro di copertura e nella trasformazione dell’azione da difensiva a offensiva con uno strappo dei suoi, con un’accelerazione da 0 a 100 degna della Formula 1.

Il lavoro delle mezzali è stato e dovrà essere sempre fondamentale, di aiuto in entrambe le fasi mentre il vertice basso – come oggi lo è stato Demme – dovrà garantire equilibrio e fare una partita di sacrificio “lontana dai riflettori”. Super gara di Diego nella settimana di Diego.

Da sottolineare la partita attenta e cattiva anche della difesa: la concentrazione di Koulibaly, gli anticipi di Manolas (primo per recuperi), la qualità di Mario Rui e l’attenzione – finalmente – di Di Lorenzo hanno aiutato il Napoli a mantenere ancora una volta la porta inviolata contro un avversario che segna, e anche parecchio.

Quattro reti nel segno di Maradona

Il Napoli ha segnato quattro reti, con un xG di 2.06: ciò vuol dire che ha segnato il doppio di ciò che avrebbe dovuto viste le occasioni create. A supporto di questa statistica c’è sicuramente la rete piena di significato e di emozioni di Lorenzo Insigne su calcio piazzato.

Le altre reti, escludendo quella di Politano, sono arrivate sfruttando uno dei punti deboli della Roma, ovvero lo spazio lasciato alle spalle dei quinti, Spinazzola e Karsdorp.

Certe volte sono i piccoli gesti a fare la differenza e anche in questo caso si può dire così: il tacco di Mario Rui in occasione del gol di Fabian Ruiz non è stato solo spettacolare ma anche estremamente efficace, mandando a vuoto Karsdorp in pressione che si è poi trovato a dover rincorrere Insigne, che ha portato palla per svariati metri servendo poi lo spagnolo che ha insaccato.

Nell’occasione del terzo gol, tralasciando l’errore di Mirante, è stato un lancio di Politano per Di Lorenzo ad innescare l’azione del gol. Spinazzola sale per pressare Politano e lascia dietro di sé tantissimo campo, sfruttato al meglio dal terzino italiano che poi servirà Elmas che arriverà al tiro respinto malamente da Mirante.

Conclusione

Un Napoli che ha convinto sotto molti punti di vista, capace di riadattarsi e capire dove aveva sbagliato, rendendo fiera un’intera tifoseria che aveva proprio bisogno di una grande vittoria per poter finalmente sorridere.

Nel mio piccolo, voglio dedicare questo articolo a colui che purtroppo non ho vissuto in prima persona ma da cui mi sento comunque rappresentato. A colui che avrebbe trovato spazio in ogni modulo, ogni tattica, ogni squadra, in quanto massima espressione della bellezza oggettiva del gioco del calcio. Ciao Diego, e grazie di tutto.