Spiragli tattici Vol.33: Kryptonite

Fonte foto: SSC Napoli.

Non è più una novità, e la vittoria di ieri contro il Napoli ne è la prova più chiara: il Sassuolo è una delle squadra più interessanti della Serie A. De Zerbi ha plasmato la squadra intorno a un’idea di calcio precisa, avvalorata da combinazioni e link tra calciatori molto tecnici; Djuricic e Berardi, in particolare, e la loro intesa con Caputo – insieme hanno segnato 11 gol sui 16 totali del Sassuolo – sono una spina nel fianco per qualsiasi squadra.

Ma la vittoria del Sassuolo al San Paolo ha testimoniato l’efficacia della costruzione di un’identità precisa: De Zerbi ha dovuto rinunciare ai suoi tre calciatori più talentuosi, eppure non ha cambiato lo stile di gioco. Anche se il Sassuolo ha sconfitto il Napoli grazie a episodi molto casuali, e questo è innegabile, la vittoria è stata suffragata dal dominio del campo (56% di possesso palla). Infatti, il Napoli ha tirato molto di più del Sassuolo (23 a 9) e costruito occasioni da gol più pericolose (2.14 xG azzurri contro 1.54 dei neroverdi), senza mai dare la sensazione di avere il comando del gioco.

Kryptonite

Il Sassuolo di De Zerbi ha tutte le caratteristiche per diventare – o essere già nel presente – la kryptonite del Napoli, sia in fase offensiva, che nella fase di recupero palla. Gli emiliani lo hanno dimostrato sul campo: il palleggio estenuante e ricercato ha mandato spesso a vuoto il pressing del Napoli, che ha cercato di orientare il possesso del Sassuolo sulle fasce, opprimendo e sovraccaricando gli spazi centrali.

Dovendo rinunciare a Berardi, Djuricic e Caputo, De Zerbi ha riorganizzato il Sassuolo su un modulo fluido. In fase di impostazione, Ayhan scivolava al fianco di Chiriches e Ferrari, e la squadra si riorganizzava in un 3-2-4-1 molto dinamico; Muldur e Rogerio occupavano le fasce, mentre Boga e Traoré hanno occupato con regolarità gli half-spaces. Il rombo della costruzione iniziale – di cui il portiere Consigli era il vertice basso – ha dato superiorità numerica e posizionale al Sassuolo contro i due attaccanti del Napoli, Mertens e Osimhen.

In impostazione, il Sassuolo si schiera a 3: Ayhan scivola al fianco di Chiriches, mentre Muldur e Rogerio si alzano quasi sulla linea dei due centrocampisti centrali.

Questo particolare scaglionamento difensivo ha favorito l’uscita palla al piede del Sassuolo: Chiriches e Ferrari (i due difensori centrali) sono stati rispettivamente terzo e quarto per pelle giocate (92 il rumeno, 90 l’italiano) alle spalle di altri due giocatori emiliani, Locatelli e Maxime Lopez. Questo è un dato importante: testimonia il controllo pressoché continuo del pallone da parte del Sassuolo, ma – come vedremo – anche dell’efficacia dello stile di gioco che Gattuso ha voluto dalla sua squadra.

I moduli non esistono

Se l’uscita bassa tramite il palleggio è da sempre il marchio di fabbrica del Sassuolo di De Zerbi, la vera novità che l’allenatore neroverde ha imposto sta nella gestione difensiva. A differenza del pressing ultra-offensivo consueto, il Sassuolo ha preferito arretrare il proprio baricentro, per accorciare il campo a disposizione di Osimhen e Lozano, spesso decisivi in ripartenza.

In fase di non possesso, il Sassuolo cambia schieramento: quello di De Zerbi è un 4-5-1. Locatelli e Lopez chiudono le linee di passaggio per Mertens e Osimhen.

Il frame di cui sopra evidenzia bene questo atteggiamento: il Sassuolo ha difeso con un 4-5-1 compatto, lineare, pragmatico. «Ho abbassato un po’ la pressione perché, quando di fronte hai Osimhen, non puoi avere 50-60 metri dietro» ha detto De Zerbi nel post-partita a Sky Sport. Involontariamente, l’allenatore emiliano ha suonato un campanello d’allarme.

In effetti, il fatto che tutte le avversarie del Napoli abbiano cercato (e trovato) contromisure a Osimhen e compagni introduce una riflessione profonda, da cui Gattuso non può esimersi: può davvero bastare abbassare il baricentro della pressione per reprimere gran parte delle soluzioni offensive del Napoli? Al momento, questo si è verificato già due volte, contro AZ e Sassuolo, mentre contro il Benevento era servito un capolavoro di Lorenzo Insigne per rimettere la partita su binari congeniali.

Come ha cercato di giocare il Napoli

Il Napoli, come accade contro avversari temibili, ha evitato di andare a prendere gli uomini di De Zerbi molto in alto nel campo, difendendo sulla trequarti e ostruendo le linee di passaggio. Questa soluzione, a differenza del passato, non si è rivelata particolarmente efficace; Fabian e Bakayoko hanno spesso sofferto i movimenti alle loro spalle di Boga, spesso trovato direttamente da Locatelli, con un passaggio alle spalle dei centrocampisti, come nel frame di cui sotto.

Il Napoli non ha eseguito un pressing altissimo: gli azzurri si sono limitati a chiudere le linee di passaggio, ma la forza nel palleggio del Sassuolo è stata superiore.

In realtà, la fatica nel recupero palla ha contribuito alla prova incolore dell’attacco del Napoli. La squadra di Gattuso ha giocato in maniera diretta, forse anche troppo, contro una squadra che ha scelto di non difendere in avanti. Mertens non è mai stato al centro del gioco, così come Osimhen. E infatti, il 76% delle azioni offensive del Napoli si è sviluppato sulle fasce: il centro del campo è stato terra del Sassuolo.

Paradossalmente, una delle poche occasioni costruite dal Napoli nasce da una pressione altissima sul rinvio dal fondo di Consigli.

Paradossalmente, le azioni migliori costruite dal Napoli – il tiro di Osimhen a tu per tu con Consigli e la conclusione in corsa di Fabian – sono arrivate dopo una lunga fase di pressing ultra-offensivo. Questo è un dato incoraggiante: significa che all’interno di una partita persa nettamente sul piano tattico, il Napoli ha comunque ricavato i mezzi per creare le proprie occasioni, e avrebbe potuto vincere la partita. Gli errori sotto porta di Osimhen e Mertens, da questo punto di vista, richiedono pazienza e lavoro.

Cambi

Insomma, se la superiorità tattica del Sassuolo ha imposto qualche riflessione, il resto lo hanno fatto gli errori dei singoli. Gattuso in primis, che ha gestito i cambi in modo scellerato: prima ha inserito Petagna per Lozano, allargando Mertens. Poi ha sostituito il belga e Politano per Zielinski ed Elmas: da qui in poi il Napoli non ha più costruito nulla.

Una delle ultime occasioni del Napoli è proprio sull’asse Politano-Mertens, come si vede dal frame di cui sotto. L’inserimento di Mertens a sinistra stava mettendo in crisi lo scaglionamento difensivo del Sassuolo: sia Ayhan che Muldur hanno faticato nel chiudere gli spazi al belga, che ha sciupato diverse occasioni.

L’occasione più ghiotta della partita, con l’asse Politano-Mertens. Usciti i due, il Napoli si è spento e non ha più creato occasioni da rete.

Con quattro centrocampisti centrali, nel finale il Napoli è diventato sterile. Non ha mai provato cross per Petagna e Osimhen, ed ha persino subito il 2-0, dopo aver commesso l’ingenuità del rigore con cui il Sassuolo era passato in vantaggio. La squadra di Gattuso ha ricacciato tutti i suoi problemi in una serata.

Dalla scarsità di alternative offensive (ha pesato l’assenza di Insigne), alla poca lucidità di Osimhen, che ha segnato solo una volta nelle prime sette partite. Gattuso dovrà lavorare molto sui difetti e sui limiti della sua squadra, e non è escluso che in qualche momento della stagione possa riaffidarsi al 4-3-3, con una costruzione più prolungata e posizionale. Ciò che ha insegnato la sconfitta contro il Sassuolo, non a caso, è l’importanza di un’identità precisa, tecnica e tattica. In ogni contesto.

 

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