MAREKIARO: “Volevo partire l’anno scorso per la Cina, ero convinto, ma Ancelotti mi convinse…”

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Rieccoci ad analizzare il viaggio del capitano azzurro in questo, ormai consueto, appuntamento settimanale. Lo slovacco, ha deciso di raccontarsi in un’autobiografia edita da Mondadori Electa, contenente un racconto introduttivo dello scrittore Maurizio De Giovanni. E’ proprio con la prima parte di questo testo che abbiamo inaugurato la rubrica. La volta scorsa abbiamo iniziato con l’analisi delle parole direttamente raccontate da Marek Hamsik. Quest’oggi daremo voce a nuove curiosità, riguardanti, questa volta, i primi segni di cedimento alle avance provenienti dalla Cina.

La mia carriera mi ha messo di fronte a molti bivi e l’anno scorso è stata dura. Non voglio fare il moralista e lo dico apertamente: il denaro che avrei guadagnato in Cina era davvero tanto, un’assicurazione sulla vita insomma.
Parlai con Aurelio De Laurentiis quando il campionato era finito da qualche settimana ed è stato molto chiaro. Un’esperienza che avrei fatto per due, al massimo tre anni, per poi tornare a casa, nella mia terra, e che avrebbe garantito anche alla mia famiglia un futuro solido.
Il presidente non mi disse nulla per convincermi del contrario, mi ribadì nuovamente che se avesse voluto a Napoli potevo restare da capitano e protagonista, ma in caso contrario era disposto ad assecondare il mio desiderio di lasciare e mi disse che avrebbe trattato la mia cessione quando sarebbe arrivato un’offerta.
Io avevo voglia di riflettere ancora, di pensarci su e di capire se davvero mi sarebbe piaciuto cambiare vita e stare lontano dei miei bambini che non sarebbero venuti con me, poiché con Martina decidemmo che in Cina sarei andato da solo.
In vacanza, a mio padre dissi: “Sono convinto di voler andar via”.
Ma per un paio di settimane cercai di non pensarci, fino a quando non ho ricevuto la telefonata di Carlo Ancelotti. Sono rimasto molto colpito dal tono confidenziale della sua voce, dei modi tranquilli che aveva avuto con me infatti li ho pensato che lui avrebbe potuto trasmettermi molta serenità.
Noi calciatori siamo dei privilegiati e uomini fortunati che non possono e non devono lamentarsi.
Quando poi ho saputo che di offerte dalla Cina non erano arrivate, o che comunque non avevano soddisfatto le richieste del Napoli, è come se avessi avuto un’illuminazione. E anziché rammaricarmi mi sono ritrovato a gioire con la mia famiglia. Così pensai che Napoli non mi voleva lasciar andare via ed io di questo ero contento. Ho chiamato Ancelotti e gli ho detto: “Mister sono a tua disposizione”.