MAREKIARO: “Neuer mi disse: “Sei tu il pericolo numero 1 ora”, ma forse si riferiva ad altro…”

Rieccoci ad analizzare il viaggio del capitano azzurro in questo, ormai consueto, appuntamento settimanale. Lo slovacco, ha deciso di raccontarsi in un’autobiografia edita da Mondadori Electa, contenente un racconto introduttivo dello scrittore Maurizio De Giovanni. E’ proprio con la prima parte di questo testo che abbiamo inaugurato la rubrica. La volta scorsa abbiamo iniziato con l’analisi delle parole direttamente raccontate da Marek Hamsik. Quest’oggi daremo voce a nuove curiosità, riguardanti, questa volta, le sue passioni oltre il calcio!

Che cosa avrei fatto se non fossi diventato un calciatore? Non saprei rispondere perché non ho mai saputo fare altro.

Nell’ultimo periodo però ho coltivato la passione per i tatuaggi ed ho ricoperto il mio corpo con simboli e disegni di ogni genere e significato, ed ho voluto imparare a farli. La prima cavia è stato proprio il mio tatuatore, Enzo Brandi! Gli ho dedicato un numero 17 molto speciale. Quando deciderò di smettere di giocare a calcio potrei pensare di fare i tatuaggi per lavoro poiché sto apprendendo la tecnica.

Gli ultimi tre tatuaggi sono stati: un fiocco di neve, un’aquila rapace e le coordinazione geografiche che corrispondono alla mia città natale.

Non so più quanti sono, ho perso il conto.
Ricordo molto bene i primi: tre simboli cinesi legati al calcio che indicano energia, onestà e talento.

Il secondo è stato un’altra scritta in caratteri cinesi sul collo che sta indicare passione.

Mi sono tatuato anche le due Coppe Italia vinte con il Napoli e la scritta “proteggi la mia famiglia” in italiano, sulla mano.

Il mio sport preferito dopo il calcio è il tennis e il Maradona di questo sport per me è Rafa Nadal.
Forse non è un caso che io lo ammiri tanto: quando era piccolo giocava anche a calcio e, proprio come me, fu poi chiamato a una scelta. Io scelsi il pallone quando mi riusciva bene anche l’hockey su ghiaccio e lui scelse tennis anziché il calcio.

A Napoli gioco molto spesso sui campi in terra rossa vicini al villaggio dove vivo. Ogni tanto mi faccio talmente prendere dall’entusiasmo che penso di essere più forte a tennis che con la palla tra i piedi.

Ma sono appassionato anche di motori e qualche anno fa ho vissuto un’esperienza sensazionale: ho provato l’ebrezza della velocità su un circuito di casa al fianco di un pilota esperto.

So essere anche spericolato e chiedete un po’ a mio padre o a mia sorella quante gliene ho fatte passare e quanti pericoli ho corso seguendo il mio spirito avventuroso.

Ma non credo che si riferisse a questo Manuel Neuer, uno dei portieri più forti degli ultimi anni, quando mi disse: “Marek per noi c’è il pericolo numero uno”, prima della partita tra Germania e Slovacchia degli Europei del 2016.

Non ho saputo scegliere neanche con i motori e allora ho voluto due fuoriserie, sia rossa che nera: una Ferrari e una Lamborghini. Ho anche una vecchia 500 che ho fatto personalizzare, così come ho sempre arricchito con un segno o una sigla che le riconducesse a me, tutte le auto che ho avuto.

Un tifoso una volta mi scrisse: “caro Marek ma tu non superi gli 80 km all’ora in tangenziale, che te ne fai di queste super macchine?”
Avrei voluto spiegare a questo tifoso e a tanti altri che mi seguono che la mia non è una passione per l’alta velocità ma per la bellezza dell’auto, per l’eleganza delle loro forme e la potenza dei motori.

Mi piacerebbe aiutare i ragazzi che mi seguono a capire il valore della vita. Molti mi direbbero che è facile parlare quando hai la fortuna di fare il lavoro che sognavi e guadagnando anche tanti soldi. Ma è proprio per questo che racconto sempre dei sacrifici che la mia famiglia ha dovuto fare quando ero un ragazzino e per giocare non mi potevo permettere neanche una coca-cola con gli amici. Ma non sarei capace di salire in cattedra a fare il professore, timido e silenzioso come sono: preferisco provare a dare il buon esempio”.

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