Spiragli tattici Vol.23: Fluidità al servizio delle idee

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È terminato ieri, con la vittoria contro il Bologna, il girone d’andata della Serie A e, con esso, anche la prima metà di stagione di Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli.

I miglioramenti di Carlo
Analizzando il rendimento che la squadra azzurra ha ottenuto sotto la gestione del tecnico di Reggiolo ci si rende conto subito di alcuni particolari: il ruolino di marcia è nettamente migliorato dopo il passaggio al 4-4-2, con il taglio del 4-3-3 Sarrista: ad esempio, le reti subite con il nuovo modulo sono solo 11 in 16 partite, mentre con la vecchia soluzione i goal incassati erano stati addirittura 6 in 3 matches.

Ma il miglioramento che Carlo ha apportato non risiede solo nella fase difensiva. Anzi. Il Napoli, grazie alla sua nuova veste tattica, e lo ha dimostrato anche ieri con il Bologna, riesce ad occupare molto meglio il campo in ampiezza, sviluppando il gioco su entrambe le fasce. Ciò permette agli azzurri di essere molto più imprevedibili e collezionare diverse alternative di gioco.

Dopo 35 secondi è già evidente la matrice offensiva del Napoli: Zielinski, uno dei due mediani, è sulla linea degli attaccanti, formando una catena con Malcuit e Callejon, sviluppando l’azione a destra. Dall’altro lato Ghoulam è già altissimo e sostiene l’azione.

Un’altra modifica, che si inserisce alla perfezione con il contributo offensivo da entrambi i lati del campo, è quella apportata alla distribuzione e la quantità degli uomini a ridosso dell’area avversaria. Mentre con Sarri si attaccava con le tre punte più mezzala e terzino sul lato palla, ora il posizionamento offensivo è totalmente diverso e variabile di partita in partita, in base alla difesa nemica.

Gli azzurri attaccano numerosissimi, nel tentativo di aggredire la linea difensiva di Inzaghi, che è sempre molto coperta e ben posizionata. Ai quattro attaccanti si uniscono Ghoulam da una parte e Zielinski dall’altra, mentre Allan è l’equilibratore della squadra.

Come visibile in foto, si sceglie di attaccare con un modulo del tutto atipico, quasi un 3-1-6, dove la difesa a tre è composta dai due centrali di difesa (ieri sera Albiol-Maksimovic) e uno dei due terzini, il ruolo nel mezzo è occupato da Allan, mentre davanti un’unica linea è formata dai quattro attaccanti, un terzino (quello sul lato palla, in questo caso Ghoulam) e uno dei due centrocampisti (Zielinski). Un modulo che sembra studiato ad hoc per attaccare la difesa del Bologna e contrastarne la densità.

Fattore Milik
La difesa strenua e compatta, in media al limite della propria area, effettuata dal Bologna ha poi costretto il Napoli all’abbandono del fraseggio corto, in luogo di soluzioni diverse e quasi mai viste nei precedenti anni. Si parla dei cross alti (36 totali) per l’ariete, Milik, e i lanci lunghi (ben 63) a scavalcare il centrocampo, che rimane essere composto da due soli elementi.

In foto è rappresentata la posizione media di Milik: oltre a qualche discesa per aiutare il centrocampo ad uscire dalla pressione del Bologna, il centravanti polacco ha creato grande densità nell’area piccola del Bologna. Una qualità che al Napoli mancava contro le piccole.

In particolare, Verdi e Malcuit sono le due individualità che più di tutti hanno provato a cimentarsi nel nuovo intento, mettendo sempre palloni al bacio per Milik che, anche grazie ai loro assist, ha siglato due reti, una traversa e altre due palle goal. Tutte queste opportunità, ecco la sorpresa, sono avvenute nel cuore dell’area felsinea, dove il Napoli è riuscito a effettuare 10 tiri verso la porta di Skorupski, su un totale di 17 tentativi.

I limiti
Tuttavia, la nuova disposizione voluta da Ancelotti espone la squadra a continue ripartenze avversarie, e non sempre il Napoli è riuscito ad assorbirle alla perfezione. Sopratutto nei primi minuti il Bologna è stato molto pericoloso: ha sfiorato il vantaggio dopo tre minuti con Poli e creato una palla goal al quinto, quando è stato concesso a Palacio un tiro da fuori area.

Il Napoli è scoperto: il Bologna attacca con le due punte e le due mezzeali, sfruttando il vuoto sulle fasce causato dall’assenza di Ghoulam (rimasto in attacco) e il brutto posizionamento di Malcuit, che deve essere sostituito in extremis dal recupero di Zielinski.

Nell’azione di cui sopra, infatti, Ghoulam (uno dei due esterni bassi) era talmente alto come posizione da non essere nemmeno presente in foto. Questo è il primo dei tanti limiti che ieri gli azzurri, nonostante l’ottima prestazione e la vittoria con ben 3 reti all’attivo, hanno dimostrato.

L’altro limite, che era invece già presente nel Napoli di Sarri, è la scarsa fisicità e la vulnerabilità da palla inattiva. Gli uomini di Inzaghi hanno infilato due goal di testa, uno su punizione dalla trequarti, quello di Santander, l’altro da calcio d’angolo segnato da Danilo, su otto chances totali. Una media orribile. Se poi si considera che il Bologna ha vinto il 61% dei duelli aerei, il problema sussiste e, anzi, s’ingigantisce.

Ruiz e la gestione del possesso
Dopo il goal del 2-1, a inizio secondo tempo, di Milik è scattato subito un cambio: fuori Verdi, non la sua miglior prestazione, e dentro l’uomo che ormai per tutti è diventato una garanzia, Fabián Ruiz. Con lo spagnolo in campo, il Napoli è riuscito a congelare molto di più il possesso, attaccando di meno “frontalmente” la difesa felsinea, ma palleggiando con più facilità.

Lo spagnolo, aiutato da Mertens, che ha agito alle spalle di Milik in un ruolo “alla Insigne”, ha spesso abbandonato la pressione sulla difesa avversaria, posizionandosi tra le linee basse del Bologna, per offrire al centrocampo una via d’uscita più corta e meno frenetica del lancio lungo. Nel fare un movimento simile, la catena di sinistra è stata definitivamente consegnata a Ghoulam che, nel primo tempo, è stato adombrato dalla presenza di Verdi.

Fluidità
In conclusione, Ancelotti ha dimostrato decisamente il perché viene etichettato da tutt’Europa, Cristiano Ronaldo compreso, il migliore allenatore sulla piazza. Senza rinunciare al fraseggio corto e al possesso, ieri ad esempio i passaggi corti completati sono stati 601, mentre la squadra ha tenuto il pallone per il 65% del tempo totale, Carletto ha saputo aggiungere quello che al Napoli mancava: la fluidità. Sia come adattamento in campo all’avversario (la squadra di Sarri aveva un solo concetto: il palleggio), sia come circolazione di palla e di uomini.

Ecco una rappresentazione dei tocchi di tutti i calciatori del Napoli: i controlli di palla sono distribuiti su tutto il campo, non c’è più una netta densità sul centro-sinistra, ma il terreno viene sfruttato in tutta la larghezza possibile, per respirare e far correre a vuoto gli avversari.

Ancora più importante diventa sottolineare il fatto che, come al Bayern (dove subentrò a Guardioa), Ancelotti ha intrapreso un percorso di “normalizzazione” del gioco, insegnando concetti diversi e talvolta opposti. In Germania fu giudicato eretico e cacciato dopo appena un anno di lavoro, con lo spogliatoio che rigettò idee diverse. All’ombra del Vesuvio, invece, tutti sembrano pendere dalle sue labbra per migliorare e migliorarsi. Che Carletto abbia trovato il suo ambiente perfetto?