Romanzo Calcistico: Renato Buso, l’ala dai gol pesanti

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La puntata numero 13 della rubrica Romanzo Calcistico è dedicata a Renato Buso, uno dei calciatori più importanti del Napoli degli anni ’90. Dopo aver debuttato in serie A nella Juventus a 17 anni, Buso passa prima alla Fiorentina e poi alla Sampdoria. A Genova, fa da riserva a Vialli e Mancini, preferendo quindi lasciare la piazza blucerchiata per trasferirsi a Napoli nel 1993.

Colui che è stato grande protagonista nella vittoria dell’Europeo Under 21 nel 1992 (con ben tre gol nella fase finale), all’ombra del Vesuvio trova Marcello Lippi, guida di una squadra piena di giovani (tra cui Taglialatela, Pecchia e Fabio Cannavaro) e calciatori navigati (Francini, Corradini, Thern, Di Canio, Fonseca, Policano e capitan Ciro Ferrara). Il campionato 1993-94 si rivelerà fantastico, specialmente perché la squadra non riceve per lungo tempo gli stipendi.

La qualificazione Uefa viene vista come un mezzo scudetto, cui Renato contribuisce con 4 gol, buon bottino specialmente se si considera il cambio di ruolo: Lippi lo trasforma infatti da attaccante ad ala destra (la coppia d’attacco è formata da Fonseca e Di Canio). Il buon Renato va a segno nella goleada contro la Reggiana (5-0), realizzando gol pesantissimi contro la Roma (vittoria per 3-2 all’Olimpico) e l’Atalanta (1-1 a Bergamo). Meraviglioso poi il coast to coast con cui segna il gol dell’1-0 al Parma, nell’ultima partita al San Paolo di Ciro Ferrara in maglia azzurra (2-0 il risultato finale, con lo stesso capitano autore del raddoppio).

Buso sarà punto fermo anche nel biennio di Boskov, suo vecchio maestro ai tempi della Samp. La squadra (che aveva cominciato male la stagione con Vincenzo Guerini) sfiora la qualificazione alla Coppa Uefa, pur avendo perso, tra gli altri, Ferrara, Fonseca, Di Canio e Thern. All’appassionante rimonta del Napoli, Buso contribuisce con tre gol, di cui uno indimenticabile il 12 marzo 1995 nel posticipo contro la Lazio.

I due gol di Casiraghi sembrano indirizzare la partita verso la squadra di Zeman, anche perché Benny Carbone sbaglia un rigore. Ma nella ripresa accade l’incedibile. In pochi minuti il colombiano Rincon segna una doppietta, fin quando all’87’, Renato Buso si prende la scena. Sfruttando un millimetrico lancio di Pecchia, il numero 7 azzurro si porta avanti la palla di destro per poi sferrare un tiro violentissimo che batte Marchegiani: 3-2. È un trionfo, anche se il Napoli mancherà la qualificazione Uefa per un solo punto, a causa del gol di Marco Delvecchio in Inter-Padova all’ultimo secondo del campionato.

Una parziale rivincita Buso se la prende l’anno dopo, segnando il gol della vittoria proprio ai nerazzurri, ancora in quel San Paolo che ne ha fatto uno dei suoi idoli. Da segnalare anche la rete in casa della “sua” Samp, gara in cui Buso fissa il punteggio sul 2-2. Quell’anno, il 1995-96, sarà però avaro di soddisfazioni, con la squadra che finirà il torneo a metà classifica, anche se Renato è il secondo miglior marcatore degli azzurri con 4 gol (a testimonianza di un attacco assolutamente inconcludente).

Boskov se ne va in Svizzera e Buso accetta la corte della Lazio di Zeman, che lo compra per 6 miliardi. A Roma troverà poco spazio, per poi concludere la carriera tra Piacenza, Cagliari e Spezia. Come accaduto a tanti dei calciatori andati via da Napoli a quei tempi per esigenze di bilancio, il miglior Buso è stato quello visto all’ombra del Vesuvio.