IL MEGLIO DELLA SETTIMANA – Hamsik 100 e lode: il “bimbo” che è diventato uomo, bandiera e ora leggenda

Marek Hamsik: da sabato sono cento. Cento le reti in maglia azzurra, cento esultanze, cento volte a correre ed urlare come solo lui fa, con il cuore, cento volte con la mano sullo stemma azzurro, tanti baci e altrettante gioie.

Era il lontano 16 luglio del 2007 quando il giovane slovacco con un accenno di cresta e un talento tutto da dimostrare veniva presentato (con Lavezzi) a Castel Volturno non ancora ventenne, fra lo scetticismo di alcune centinaia di tifosi presenti. Ne è passato di tempo da quel giorno: nove anni e dieci stagioni, una fascia da capitano ereditata meritatamente da Paolo Cannavaro e la certezza di essere diventato napoletano a tutti gli effetti. Da “bambino” a uomo, fino a diventare bandiera e leggenda del club azzurro. Da talento in erba a calciatore affermato, Hamsik è sempre più decisivo, sempre più leader (anche se qualcuno storcerà il muso), ma soprattutto sempre più un simbolo, il simbolo di questo Napoli!

Se Marek Hamsik è diventato questo però c’è un motivo che va al di là dell’immensa tecnica, dell’intelligenza tattica e delle svariate qualità che in tutti questi anni abbiamo apprezzato sul terreno di gioco, Marek è diventato la bandiera del Napoli e un calciatore strepitoso perché prima di tutto è una grande persona. La scelta di restare in Campania, di sposare un progetto, una città, un popolo non sono da tutti e lo sono ancora di meno se vieni da una nazione che con l’Italia, ma soprattutto con Napoli ha davvero poco in comune, quasi nulla. E la scelta diventa ancora più significativa se, senza far rumore, hai rifiutato i milioni e la fama che certi club europei erano pronti ad offrirti.

Hamsik è diventato Hamsik perché non ha mai detto una parola fuori posto, perché è stato zitto anche quando avrebbe avuto tutti i motivi per alzare la voce (vedi il biennio Benitez), è stato ed è un professionista esemplare dentro e fuori dal campo. In quell’accenno di imbarazzo che si ripropone durante tutte le interviste come se, dopo tutti questi anni, ai riflettori lui ancora non ha imparato ad abituarsi c’è l’essenza del capitano azzurro. Una persona umile, concreta e che ragiona con il cuore, quel cuore che tanto contraddistingue, guarda caso, il popolo napoletano.

Questa settimana, come tutti sappiamo, si è chiusa con la centesima rete in azzurro di Marek, un’altra prodezza che va ad unirsi agli innumerevoli assist, all’infinito numero di passaggi, al lavoro sporco che non tutti vedono a quelle giocate tanto semplici quanto intelligenti che lo differenziano dagli altri. Il meglio della settimana azzurra è senz’altro il gol e il traguardo, l’ennesimo, dello slovacco e quel grido di gioia dei tifosi che, quando segna il 17, è sempre un po’ più forte del solito. Perché in fondo quando a buttarla dentro è lui per tutti è un po come se avesse segnato un amico, un fratello. Marek è questo per i napoletani e lo sarà per sempre.

Aspettando il prossimo record.

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