Calendario favorevole agli azzurri, ma attenzione alle sorprese…

E mi (ci) ritorna in mente. Le stesse considerazioni di cinque mesi fa. E quelle che furono illusioni, ora sono speranze. C’era la convinzione allora, e anche un po’ la certezza, di un calendario agevole. Valori, tradizioni, obiettivi: tutto era evidentemente a favore del Napoli. La tabella d’inizio campionato, una sorta di 3 periodico. Vittoria ovunque e contro tutti. Sulla carta. Almeno fino all’Inter alla settima. E infatti, giù tutti quei discorsi banalmente intelligenti, pensieri rispettosi degli avversari e però, in fondo, lucidamente spietati. «Si può fare filotto?»

Domanda esatta, risposta (sul campo) sbagliata. Inizio choc. La depressione di Bilbao, gambe scariche e il senso di una stagione finita quando di fatto non era neppure cominciata. Il colpaccio alla prima contro il Genoa, l’inganno di un momento. Il Napoli non c’era ancora. E in Provincia, e con le Provinciali, si smarrì subito. Il ritardo Champions è tutto là, in quell’avvio terribile e anche dopo. Quattordici punti persi. Buttati via. Col rimpianto che è una stretta all’anima, e alle ambizioni, di un campionato turbato da pareggi miseri e sconfitte impietose. Napoli-Chievo la partita (im)perfetta: 33-1 nei tiri; 0-1 i gol. E quelli contano.

Il calcio è strano. Anzi, Strama…  Anche l’Udinese ne approfittò. Turn over massiccio e prestazione magra. Come la consolazione col Palermo. Tre reti tutte in una notte dopo due partite a secco. Ma fu solo pari. Forse il peggior Napoli di stagione. Senza equilibrio, sbadato e confuso. E perciò consapevole di doversi dare una mossa. Subito, a Sassuolo. Il discorso prima della partita, l’immagine della reazione. Parla Gargano alla squadra, il più piccolo che sa farsi grande. E l’orgoglio ha un sussulto. Assist di Higuain e gol di Callejon. Qualcosa cambia. Ma non tutto. La Provincia del pallone, una rocca troppo forte per il Napoli. Non si passa. L’Atalanta si mette di traverso. Fa la “guerra”.

E il carrarmato Denis spara bordate. Pipita pure, ma a salve. Prima carica il destro ed esplode la sua forza. Poi fa cilecca su rigore. Uno a uno, e altri punti lasciati là. Come quelli col Cagliari e l’Empoli al San Paolo. Quattordici totali, sprecati per la Champions. Lo strappo dalla Roma ora seconda. La distanza di fatto (13) accumulata dalla Juventus solitaria lassù.
Esperienze che segnano il cammino. Tracce fresche da non seguire. Il girone che inizia non è… ritorno al passato. Avanti, insomma. Il Genoa per (ri)partire forte. Decisi e sicuri. Come quei pronostici di inizio stagione guardando il calendario.

«Si può fare filotto?». E allora, domani, al San Paolo, lo spettacolo più bello dopo il week end. Poi a Verona col Chievo e l’Udinese di nuovo in casa. Il Palermo fuori. E via così con Sassuolo e Torino, aspettando le grandi a Fuorigrotta e le rivincite con Atalanta, Cagliari ed Empoli. Quattordici punti di sutura sulla classifica. Una cicatrice che resta. Ma che si può cancellare. La Champions il tatuaggio migliore per coprire tutto.

Corriere dello Sport

Articolo precedenteGdS – Napoli-Inter, altro scontro sul mercato!
Articolo successivoGdS – Napoli-Genoa, probabili formazioni: ritorno in campo dal primo minuto per due pilastri azzurri