Come ben noto, il Napoli ha scelto Massimiliano Allegri come successore di Antonio Conte. Una decisione che ha lasciato esterrefatti diversi addetti ai lavori e tifosi, poiché il tecnico livornese è percepito come in fase calante e portatore di un calcio non evoluto. Però, c’è un punto di forza chiaro e preciso: la continuità tattica. Il Napoli, nell’anno del centenario, ha preferito non stravolgere, mantenendo l’assetto lasciato dal precedente mister. Eppure, le voci di mercato che si rincorrono, unite a quelle circolate nei mesi precedenti, sembrano non collimare tra di loro. Se a questo si aggiunge il fatto che la società ha puntato ad una politica di abbattimento dei costi, ne viene fuori un ritratto preoccupante: non vi sono idee chiare in dirigenza.
La scelta di ingaggiare Allegri è di mentalità conservativa. L’idea è quella di non stravolgere il lavoro di Conte e, al tempo stesso, rivalutare i vari Lucca, Lang, Rafa Marin ecc. Già da qui, emergono i primi problemi: siamo certi che la linea della gestione sia quella corretta? Il Napoli delle ultime uscite stagionali è apparso come una squadra a fine ciclo, spompata dai duri ritmi imposti dal leccese. Da questo punto di vista, appare chiaro come sarebbe stata preferibile una scelta di rottura (Italiano) oppure di evoluzione dei concetti (Glasner).
Riallacciando con la storia azzurra, è un periodo simile al post-Sarri o Spalletti, con l’addio di figure molto carismatiche, unite a malumori di spogliatoio e altri fattori come l’invecchiamento di alcune figure chiave. Non a caso, due situazioni in cui De Laurentiis ha optato per Ancelotti nel primo caso e Garcia nel secondo, profili che avrebbero dovuto solamente oliare delle macchine già perfette.
Invece, in entrambi i casi, ci si è subito accorti come l’epoca d’oro fosse finita (l’unica differenza è che per Ancelotti venne effettuato un buon mercato, mentre con Garcia questo non incise per nulla). In queste precedenti situazioni, per giunta, lo scenario appariva meno evidente: quelle compagini erano delle vere e proprie opere d’arte. Stavolta, invece, la squadra appare logorata, con elementi che vogliono andar via o non più capaci di fornire le solite prestazioni. Seguendo queste vicende, la scelta di mettere sotto contratto Allegri risulta poco comprensibile. Come se non si fosse tenuto conto del quadro generale, ma solo del fattore infortuni o della scarsa valorizzazione di alcune pedine.
Una situazione diversa da quella della Juventus del 2014, dove Conte lasciò a ritiro già iniziato proprio per il livornese a causa di divergenze sul mercato. Qui, non c’era una squadra da costruire o rilanciare, ma da esaltare. Parliamo di un gruppo fortissimo e solidissimo, con ancora diversi anni di vita calcistica alle spalle. Forse, parliamo anche di un altro Allegri, ma è un discorso che poco collima con il racconto. In un Napoli che vede Anguissa in partenza, De Bruyne richiedere un sistema di gioco più propositivo, e vari elementi come Di Lorenzo, Politano. Spinazzola, Lobotka e Rrahmani avanzare con l’età, questa soluzione non può essere applicata. Serve iniziare ad individuare i sostituti, chi dovrà prendere il loro posto, impiegarli maggiormente. Altrimenti, si correrà il rischio di un’ulteriore annata con l’infermeria piena.
Max può però incidere recuperando alcuni degli elementi in difficoltà. Un calciatore come Buongiorno, apparso tra i più appesantiti nell’ultima annata soprattutto dal punto di vista psicologico, può performare molto bene sotto la sua guida. Il suo approccio, più distensivo rispetto a quello di Conte, può portare più tranquillità. Inoltre, partendo da una base comunque abbastanza rodata, cambiare tanto può essere un rischio. Il tecnico poi, porterà con sé Filippi, il miglior preparatore dei portieri in Italia. Per Meret o Milinkovic-Savic (qualora rimanesse) potrebbe essere una toccasana. Elementi come Maignan o Szczesny sono migliorati esponenzialmente sotto le sue direttive. Dunque, dal punto di vista tecncio ci sono dei punti a favore per ingaggiare il toscano. In generale, però, c’è un contrasto con altre vicende che sembrano non essere state approfondite.
Ai fatti di campo, si sommano quelli economici. Negli ultimi mesi, si è più volte parlato di un Napoli orientato ad una spending review. Non è un segreto che i mercati contiani abbiano complicato (e non di poco) la gestione finanziaria. Ora, è arrivato il momento di rimettere a posto i conti, un fattore cruciale del successo dell’era De Laurentiis. Dunque, vien semplice da immaginare che Allegri sia la figura ideale. Lui, aziendalista di ferro e incline a non intervenire in vicende di mercato, appare più adatto rispetto ad un Italiano che, magari, avrebbe richiesto degli investimenti più mirati.
Fin qui, sembrano non esserci problemi. Ci sono tutte le premesse per poter effettuare le prossime sessioni di mercato in piena sintonia. Eppure, alcune voci lasciano intendere come la chiarezza non sia al primo posto. E la prima di queste riguarda uno dei profili più appetiti dagli azzurri: Adrien Rabiot. Pupillo di Allegri, il francese è stato da lui guidato sia alla Juventus che al Milan, dove ha trovato un livello mai raggiunto in precedenza in carriera. Stando ai chiacchiericci di mercato, il Napoli sta lavorando per strapparlo ai rossoneri. Non bisogna nascondersi, l’ex Psg sarebbe un colpo clamoroso: talento, tecnica, potenza e conclusione da fuori. Oltre a tanta esperienza. Qualora partisse un centrocampista (Anguissa è al momento il più indiziato), si potrebbe tentare l’affondo.
Ma, se si parla di spending review, perché puntare su di lui? Il francese aggiungerebbe sì tanta qualità, ma anche uno stipendio importante. Inoltre, risulterebbe essere un elemento d’impatto, da cui non si potrebbe monetizzare. A questo, si aggiunge un altro dubbio: chi dovrebbe fargli posto? Rabiot non verrebbe a Napoli con l’idea di giocarsi una maglia da titolare, sia per peso specifico che per ingaggio. Cosa si fa, si sacrifica De Bruyne? Si confermerebbe l’idea di una dirigenza che, più che programmare, va alla ricerca di opportunità. Oppure, peggiore ipotesi, lo si preleva in caso di cessione di McTominay? L’uomo su cui si è deciso di ripartire? L’arrivo del francese rimarrebbe un colpaccio, ma non sembra essere in linea con quanto sta professando la società. O comunque, smentirebbe alcune idee del progetto attualmente in corso.
Il secondo profilo su cui riflettere è Dusan Vlahovic. Se però per Rabiot i discorsi sono più approfonditi, per il serbo (che ha di recente declinato la proposta di rinnovo della Juventus liberandosi così a zero) siamo fermi alle chiacchierate. Al netto di un suo arrivo o meno, va aperto un discorso. Quale sarebbe l’idea alla base? Mettere pressione a Hojlund? Il danese è stato appena riscattato dal Manchester United, e rappresenta il vero investimento per il futuro della società. Il serbo verrebbe con l’idea di essere il titolare, se non da solo quantomeno in coppia. Anche in questo caso, si ridimensionerebbe uno dei pilastri del progetto azzurro.
A questo, si aggiungono le valutazioni da fare su Lukaku e Lucca. Al momento, la sensazione è quella che entrambi lascino la piazza in estate. Ma, il belga non ha troppe pretendenti, mentre per l’ex Udinese i discorsi sono più complicati, in quanto investire su di lui richiede un’importante offerta. Si rinuncia fin da subito al loro recupero? Un pensiero che può rientrare in questa linea. Ma, l’idea del “reintegro” resta. E, in questo caso, Vlahovic potrebbe davvero essere sfruttato al fianco di Hojlund, portando magari il Napoli a passare al 3-5-2. Stavolta però, verrebbe meno l’enorme parco di esterni e mezze punte a disposizione. Come verrebbero utilizzati i vari Alisson Santos, Neres, Vergara, Lang e Giovane? La rosa azzurra è perfetta per poter sfruttare un 4-3-3, un 4-2-3-1 oppure un 3-4-2-1 (qualora arrivasse un forte laterale destro dal mercato). Passare al 3-5-2 sarebbe una mossa poco lucida.
Quindi, a delle operazioni più futuribili (Natali, Fini, Khalaili) si aggiungono altre idee (seppur preliminari) che delineano una linea societaria incerta. Allegri non è certamente il dinosauro da tanti rappresentato, anzi, non ha timore di lanciare i giovani (ultimo su tutti Bartesaghi), e non crea scompiglio qualora non arrivassero i suoi profili prediletti. Ma, le mosse Rabiot e Vlahovic (due profili a lui graditi) smentiscono la linea del Napoli. Viene spontaneo chiedere: qual è la linea perseguita?
È questa la domanda a cui rispondere, che si tratti di mercato o continuità progettuale. Allegri probabilmente non è il profilo ideale per il Napoli, ma non è il male assoluto al contrario di quanto sostenuto da certe narrazioni. Ciò che preoccupa davvero è l’incertezza decisionale della società. Si è parlato di rinnovamento, di un mercato sostenibile, di abbattimento dei costi, ma vengono perseguite idee contrastanti. Serve schiarire la mente e tracciare una strada concreta, che sia sostenibile o sulla scia del biennio contiano. Senza questo approccio, la scelta dell’allenatore passerà inevitabilmente in primo piano. Le cose con Conte sono funzionate perché ci sono state volontà precise ed unità d’intenti. Servirà lo stesso per l’era Allegri. Ma, le premesse iniziali non sono le migliori.






