Antonio Vergara, calciatore del Napoli, ha rilasciato un’intervista a Radio Crc, emittente partner della società. Qui, si è parlato a tutto tondo del suo rapporto con la squadra e Conte, di cosa significa per lui giocare in azzurro e non solo. Di seguito, le sue dichiarazioni integrali.
- Hai questo tatuaggio che tu hai, pensavo ci fosse scritto amore ed invece c’è scritto Aurora. Chi è?
- “È mia sorella piccola”.
- A chi hai dedicato i tuoi gol?
- “Non ho pensato a nessuno, ero felice di aver segnato. Il primo con il Chelsea è stato una sorpresa, non me lo aspettavo nemmeno io. Il secondo con la Fiorentina avevo invece tutto lo stadio ad esultare con me. Ed è stato più bello perché si è vinto”.
- Di dove sei?
- “Nato a Frattaminore, vissuto a Frattamaggiore”.
- Chi era il tuo idolo?
- “È sempre stato Messi. Ma da quando ho iniziato a giocare ed allenarmi con il Napoli mi ha sempre fatto impazzire Zielinski. È bello da vedere, fa uno stop di tacco a seguire che tu sai che lo farà, ma non riesci mai a fermarlo. È forte e bellissimo da vedere”.
- Qual è il tuo ruolo di riferimento?
- “Quest’anno ho giocato trequartie mi sono sempre trovato bene. Ho giocato anche da mezz’ala, esterno e quinto, ma in questa posizione forse riesco ad esprimermi meglio“.
- Com’è giocare con un allenatore esigente come Conte?
- “Mi sento migliorato. Ho sempre giocato cercando di dare una mano. Lavoriamo tantissimo su cosa faremo tatticamente. Sì, con lui si ‘fatica’ tanto”.
- Con chi ti trovi dei compagni e con chi ti frequenti?
- “Mi frequentavo molto con Marianucci. Sono cresciuto con Ambrosino, abbiamo trascorso 15 anni di giovanili insieme. Poi mi trovavo bene con Lucca. Ci sono anche Mazzocchi, Spinazzola, Contini, Milinkovic-Savic, Di Lorenzo. C’è un bel rapporto nello spogliatoio. Tatticamente ti direi Di Lorenzo”.
- Quanto senti il peso della maglia azzurra?
- “Ti dirò, questo peso non lo riscontro. È come se ogni volta che la mettessi la indossassero altre diecimila persone, quindi si divide un po’ (ride, ndr). È come se giocassi per la mia gente, quindi non lo percepisco”.
- Grava?
- “Ci ho litigato tanto (sorride, ndr). Con Insigne sono compaesano, l’ho conosciuto la prima volta quando giocava a Pescara, andai a casa sua per fare una foto a campionato finito. Avevamo degli amici in comune. Poi sono andato a fare degli allenamenti in prima squadra e ci siamo conosciuti anche lì”.
- Come comunicate in uno spogliatoio multilingue?
- “Dipende. McTominay parla poco italiano ma lo capisce molto bene, anche parole complicate. Quindi io parlo in italiano, Scott mi capisce ed io gli rispondo in inglese”.
- Battere le punizioni dal limite?
- “Non è nelle mie corde. Ma in allenamento ne provo 10 o 15, magari non adesso ma tra qualche anno saprò calciarle”.
- Cosa passa nella testa di un atleta quando percepisce che sta passando il treno della svolta?
- “Io la vivo molto serenamente, questo non è il treno della svolta. È un momento”.
- Hai visto il video in cui Adani spiega come giochi?
- “Certo, fa piacere avere degli elogi. Soprattutto da Lele. Mi rivedo in cosa ha detto”.
- Dove finisce la tattica e inizia il talento?
- “Non so dirti. Quando fai una cosa ti viene spontanea, non è che ci pensi. Io faccio la prima cosa che penso“.
- Cosa diresti ad un bambino che vuole diventare calciatore?
- “Di divertirsi ed essere spensierato. Basare il proprio calcio sul divertimento è metà dell’opera”.
- Cosa ti chiede Conte in fase di non possesso?
- “Ci chiede di darci una mano l’uno con l’altro. A volte posso arrivare in ritardo, in anticipo, ma cerco di dare una mano. Se Conte mi chiede di raddoppiare lo faccio”.
- Cosa significa per te allenarsi con Conte e questa squadra?
- “Ho sempre detto di sentirmi come a scuola. Mi sento qui come se fossi ad imparare”.
- Che consigli ti da Conte?
- “All’inizio dell’anno mi disse ‘Sei forte e bravo, ma devi essere sempre concentrato con la testa, ogni tanto la stacchi’. Mi aiuta tantissimo anche per quanto riguarda la testa, poi migliora in cose come palle perse”.
- Quanto è importante per te la famiglia?
- “Tantissimo, alla fine puoi essere chi vuoi, ma ti serve sempre la persona di cui puoi fidarti”.
- Dicono che Napoli sia una città difficile per i calciatori. Tu cosa diresti a chi deve venire?
- “Di venire eccome, è la città più bella del mondo. Il calore dei tifosi fa piacere. Quando parlo con Scott mi dice che questo calore è bellissimo. È una cosa stupenda. Sono il dodicesimo uomo in campo. Si sente quando giochi in uno stadio pieno o vuoto”.
- Un messaggio ai tifosi?
- “Supportateci allo stadio, si sente la differenza quando ci sono tante persone“.
- Cosa farete in allenamento?
- “È una sola seduta, non due. Pranziamo, guardiamo il video, faremo tattica 11 contro 0”.
- Il numero di maglia è una scelta casuale?
- “Sì. Volevo il 30, ma lo ha già Mazzocchi. Ho un caro amico che è magazziniere del Napoli e mi disse ‘faccio io'”.






