Le stelle non nascono per caso, c’è bisogno che almeno tre elementi che si fondano tra di loro: idrogeno, gas e tempo.
Quest’ultima rivela la pazienza che ha un astro celeste a crearsi.
Tornando invece sul pianeta Terra, un altro tipo di stella sta nascendo o, forse, è già nata: Antonio Vergara, che ha sempre avuto un talento speciale, è riuscito finalmente a conquistarsi la sua Napoli.
Sin dall’esordio in primavera con la maglia azzurra si percepiva un’aura diversa rispetto ai compagni, il talento – quello puro – o ce l’hai o non ce l’hai, va oltre il duro lavoro o lo studio. È una qualità intrinseca. Te ne accorgi da un tocco di palla, da un cambio gioco o semplicemente da un passaggio. Chi mastica calcio, può scrivere sentenze su chi nasce jucatore ‘e pallone e su chi può, al massimo, diventarlo.
Di lui gli addetti ai lavori hanno sempre affermato la prima cosa, che poi non sempre si traduce in una carriera rosea o capace di realizzazione delle aspettative. Nel calcio, si sa, serve conoscere la persona giusta, finire nella squadra giusta, rialzarsi bene dopo una caduta.
Per Antonio non è stato sempre facile. Dopo gli anni nella cantera azzurra, è entrato nel mondo dei grandi prima con la Pro Vercelli in serie C, poi con la Reggiana in B, sempre in prestito, dove ha conosciuto un momento di crescita ma anche un momento negativo, con un infortunio al crociato che l’ha portato a stare fuori per diversi mesi. Nonostante la prima stagione fosse stata da dimenticare appunto per il lungo stop, nella seconda, con un rinnovo del prestito, ha potuto giocare l’intera stagione collezionando 33 presenze, 5 goal e 6 assist.
Tornato dall’esperienza calabrese, l’estate scorsa è stato sotto la guida di Conte prima a Dimaro e poi a Castel di Sangro, conquistando la fiducia nell’allenatore che non ha mai nascosto il suo apprezzamento.
Certo, ritagliarsi un posto sicuro in quel Napoli che stava nascendo con nove acquisti e una concorrenza mica da poco con McTominay-De Bruyne a centrocampo/trequarti (il suo ruolo preferito) e, in attacco, con Neres-Politano, sarebbe stato difficile per chiunque.
Il suo inserimento è stato graduale, come giusto che fosse, ed anche se a 23 anni non lo si può più definire ragazzino, la sua prima esperienza in serie A aveva bisogno di tempo, quello che, tornando al discorso di prima, serve ad una stella per nascere. Il Vergara di agosto non è sicuramente il Vergara di gennaio. Ha preso confidenza con un campionato così importante con compagni di una certa levatura, poi è arrivato il suo momento, in un periodo di grande sofferenza per gli infortuni e un tour de force da affrontare.
Si è fatto trovare pronto, piano piano le sue prestazioni sono sempre di più migliorate, c’era tutto per poter realizzare il sogno. E siamo unanimemente sicuri che questa settimana, nonostante l’uscita dalla Champions, rimarrà per sempre nella memoria del numero 26. Due goal a distanza di tre giorni, e che goal, il primo con il Chelsea e quello di ieri sera, con la Fiorentina, che ha aperto le danze per un ritorno alla vittoria, per nulla scontato in questo momento.
Sembra quasi un gioco del destino dopo anni in cui sull’altro lato, la fascia sinistra, si è visto Lorenzo Insigne da Frattamaggiore conquistare prima la maglia azzurra e poi anche la fascia da capitano, dal 2019 dopo l’addio di Hamsik fino alla cessione nel 2022.
“Il genio di Fratta is back!” intitolerebbe qualcuno, perché oltre ad una notevole tecnica ed a un mancino importante, ciò che salta subito agli occhi è la capacità di trovarsi al posto giusto, al momento giusto, spaziando su tutto il fronte d’attacco, tornando a prendersi la palla al centrocampo. La peculiarità di questo giocatore, vista poi nella rete, meravigliosa, contro i Blues è la veronica. Tale specialità balistica, tipica di Zidane (che non stiamo qui a scomodare) a cui probabilmente anche Vergara si è ispirato, è il suo punto forte, perché nonostante un fisico importante, appare leggiadro nei movimenti e nel tocco del pallone.
Il primo step, quello di affermarsi con la squadra che lo ha cresciuto, formato e realizzato si sta completando, c’è poi l’altro sogno di ogni ragazzo italiano, ovvero vestire i colori dell’Italia, che ha un disperato bisogno di giocatori talentuosi e di tornare a lottare per quegli obiettivi ormai tutt’altro che scontati. Così come il conterraneo Insigne, magari conquisterà la 10 o, al di là dei numeri, un posto con la Nazionale, un’altra maglia azzurra da onorare.
Queste sono le prime pagine del libro tutto da scrivere con il suo Napoli, sono serviti pazienza, la capacità di saper aspettare quel momento e il lavoro quotidiano perché una stella per brillare ha bisogno di tutti gli elementi giusti.






