In una stagione in cui la solidità difensiva è un tema sempre attuale per la squadra di Conte (23 gol subiti dopo 24 giornate), c’è un filo sottile che collega quest’ultima alla capacità del Napoli di restare compatto in momenti di grande difficoltà: questo filo porta il nome di Amir Rrahmani. Nonostante il Napoli stia riscontrando tanti problemi nel tenere gli avversari lontani dalla propria porta, il centrale kosovaro si è confermato l’unico uomo imprescindibile della difesa azzurra, un leader definito da tutti silenzioso ma capace di garantire stabilità e compattezza ai suoi compagni di reparto ed alla squadra. Molte volte nella sua storia con la maglia azzurra è stato uno dei primi a finire nel mirino delle critiche al primo momento di sbandamento, ma è anche il primo a cui nessun allenatore rinuncia: da Spalletti a Conte il kosovaro è sempre stato al centro della difesa inamovibile, al netto di infortuni che ormai accompagnano la squadra azzurra da inizio stagione. All’interno delle dinamiche di mister Conte, il gigante kosovaro è ormai il punto di riferimento. Senza azzardare paragoni, Rrahmani può essere considerato l’Albiol dei tempi moderni. Così come il centrale spagnolo ai tempi di Benitez e Sarri, l’attuale difensore del Napoli non è un uomo copertina al pari di altri, ma viene considerato di fatto il vero regista dello scacchiere azzurro, ricordando quella “guida silenziosa” che l’ex Real Madrid garantiva ai tempi di Sarri.
Al netto degli infortuni che hanno colpito Rrahmani durante questa stagione, possiamo affermare come ci sia un Napoli “con” e “senza” di lui, sottolineando come questa squadra non possa fare a meno del suo equilibratore e leader “silenzioso” (ma neanche più tanto).





