Napoli, i post scudetto non sono mai semplici: le prime somme della stagione

Napoli-Eintracht 0-0: gli azzurri sprecano, qualificazione a rischio

Dopo i primi sei mesi dall’inizio del campionato, si possono tirare le prime somme per quanto riguarda le prestazioni e il copioso mercato fatto in collaborazione tra Manna, Conte e De Laurentiis.

I post scudetto azzurri non sono mai semplici, bisogna sempre confrontarsi con ciò che avverrà, cercare di sbagliare il meno possibile per potersi ripetere o quantomeno mantenere alto il livello. Partendo dagli acquisti, inevitabile fare delle valutazioni.

Sugli otto giocatori arrivati (nove con l’ex Juve Baridò ma che sta giocando con la Primavera), sono pochi quelli che finora possono dire di aver fatto la differenza.

Cominciando dai pali, Milinković-Savić è riuscito a conquistarsi la porta azzurra, complice gli infortuni (ben più di uno!) di Meret che lo hanno tenuto a lungo fuori. Le peculiarità del serbo, il suo lancio lungo e quindi un piede importante, hanno dato vita a nuove possibilità di gioco. Un buon inizio per lui, che però è finito nel lungo elenco dei degenti e sarà fuori per un mesetto. 

In difesa sono arrivati Beukema e Gutiérrez.

Il primo attualmente è in fondo alle gerarchie. Un buon giocatore, ma talvolta insicuro soprattutto nell’uno contro uno. Un investimento esoso che finora non ha fruttato.

Sullo spagnolo c’erano tantissime aspettative, quello che ha dimostrato con il Girona, la sua duttilità e l’esplosività soprattutto nella fase offensiva, hanno sin da subito alzato l’asticella. Dopo un inizio positivo, le sue prestazioni sono calate e non sembra quel giocatore vulcanico visto in Liga. Sicuramente un esperimento sbagliato metterlo sulla destra nelle ultime gare.

A centrocampo, quasi come e un sogno, è arrivata l’occasione Kevin De Bruyne, dopo che il belga aveva deciso di comune accordo con il Manchester City di non rinnovare il contratto. ha scelto Napoli per il progetto e per poter giocare per l’ultima volta il Mondiale, respingendo le sireni arabe e americane.

Sprazzi di fuoriclasse, personalità e posiziona tattica che non ha giovato tantissimo McTominay arretrato diversi metri dalla porta, ma con un impatto che non può non dirsi positivo tra rigori segnati, giocate e assist vincenti come quelli contro il Genoa o lo Sporting Lisbona, favorendo indubbiamente Hojlund. Purtroppo, l’infortunio grave contro l’Inter lo ha messo fuori gioco per un bel po’ di tempo, troppo per fare una valutazione totale su ciò che avrebbe potuto dare negli ultimi tempi.

In attacco c’è poco – o forse no – da dire su Lang e Lucca. 70 milioni per due giocatori che non solo non hanno convinto, ma che sono stati messi subito sul mercato e la loro cessione è avvenuta senza batter ciglio, addirittura prima di gare fondamentali come quelle contro la Juve e, appunto, di ieri sera. Per l’olandese forse la questione ha riguardato situazioni esterne più che di campo. Fatto sta che con Conte non è mai scattato il feeling

Per finire Rasmus Hojlund, un acquisto che non era nei piani, ma che per una serie di (s)fortunati eventi, lo hanno portato all’ombra del Vesuvio. a 23 anni si è preso il peso dell’attacco sulle spalle, dopo una media parentesi allo United non felicissima, giocando senza fermarsi mai ogni tre giorni, vista l’assenza di Lukaku e il fallimento dell’ex Udinese che non gli ha potuto garantire un vero ricambio.

Fa gli straordinari, non si tira mai indietro. Grande, grosso e con un piacevole senso del sacrificio che Conte pretende e che i tifosi apprezzano. Ormai il vichingo danese è nei cuori dei napoletani con i suoi 10 gol e 3 assist.

Numeri importanti considerando le difficoltà offensive susseguitesi.

Infine, più che un acquisto è un ritorno, e che ritorno visto quanto fatto vedere sinora.

Antonio Vergara, l’azzurro nato a Frattaminore e cresciuto nella parte alta della città e nella Primavera partenopea, dopo l’esperienza in C alla Pro Vercelli e l’ultima in B con la Reggiana, in cui purtroppo è stato fuori per lungo tempo a causa di un crociato rotto, aveva già convinto il mister nei ritiri estivi. Ha numeri, ha talento e gamba.

D’improvviso si è trovato titolare, in un momento clou della stagione, nel quale nonostante le numerose débâcle, gli ha permesso di brillare. Un diamante grezzo che pian piano sta mostrando la sua luce, con pazienza e devozione per questa maglia che ha sempre sognato di vestire. Ieri sera, contro il Chelsea che ha ufficialmente sbattuto fuori il Napoli dalle 24 per il passaggio successivo in Champions, si può considerare la vera nota positiva. Una prestazione da urlo, un goal da grandissimo giocatore, una notte che non dimenticherà mai, nel bene e nel male.

Purtroppo, non si può dire lo stesso di questa stagione, apparentemente stregata e che ha comunque regalato un nuovo trofeo, la Supercoppa, vinta in maniera convincente.

La lotta scudetto appare sempre più lontana, nove punti dall’Inter sono notevoli, tuttavia le partite sono tante e il non impegno europeo, può favorire gli azzurri in questa risalita. Sembra pleonastico, ma fondamentale, sottolineare che i troppi infortuni hanno sabotato in parte le ambizioni di questa squadra, inevitabile se in campo vanno sempre gli stessi e la panchina è mezza vuota.

Il mercato invernale ha portato Giovane dall’Hellas Verona, un buon prospetto che resta attualmente un punto interrogativo. 

Senza introiti della Champions e con i limiti del saldo zero, probabilmente il Napoli riuscirà a fare un altro colpo ma solo in prestito per dare ai compagni forze fresche.

Insomma, se il campionato può ancora dire qualcosa, il percorso europeo, a prescindere dagli assenti, è stato davvero disastroso. Sei reti prese dal PSV, nessuna trasferta vinta, il pareggio assurdo con il Copenaghen in 10 dal primo tempo sotto di un gol e la ciliegina sulla torta è stata poi la sconfitta – a tratti immeritata – di ieri, l’ultima volta che il Napoli aveva perso in casa era stato a fine 2024, contro la Lazio.

Se dicembre per la vittoria della Supercoppa e prestazioni (con)vincenti anche di giocatori come Neres, ha offerto dolci ricordi ai tifosi, gennaio è stato un mese totalmente nero. 

In questa seconda parte di stagione bisognerà fare delle profonde valutazioni e riflessioni, in cui sarà (quasi) tutto da rifare o comunque si dovranno mettere le carte scoperte sul tavolo. De Laurentiis non può vedere il suo patrimonio depauperato, per di più la media anagrafica dei calciatori azzurri è veramente alta. Sarà necessario svecchiare la rosa ma, in primis, cercare di non sbagliare più colpi.

Antonio Conte, croce e delizia, perché se grazie alla sua esperienza il Napoli ha conquistato vittorie di prestigio, al contempo l’allergia per l’allenatore per i doppi impegni non è passata. L’ultima volta che un’italiana aveva fatto così male nelle Coppe europee fu proprio quando allenava la Juve. Inoltre, è bene rammentare, che da agosto ad oggi gli azzurri hanno avuto ben 23 infortuni, 19 di natura muscolare, 3 operazioni e una terapia conservativa di molti mesi. Rrhamani, Lobotka e Politano hanno avuto ricadute, Anguissa e Meret infortuni di altra natura mentre guarivano da quello precedente. Una strage, in poche parole.

No, nessuno crede alla sfortuna; sfortunato è chi subisce una rottura di un crociato o una lussazione alla spalla, ma tutto ciò che concerne il mondo muscolare ha una natura ben più profonda: allenamenti, carichi intensi, percorsi non proprio corretti di riabilitazione o di cura del giocatore. Nessuno punta il dito, ma si deve dire la verità. La scienza è empirismo, concretezza, non certo frutto della iella o di gesti apotropaici poco riusciti.

Non è ancora tempo di dare giudizi definitivi, si può solo immaginare che prima o poi questa negatività possa passare, ma serve coraggio, testa sulle spalle e quella sana ambizione che non porta la squadra ad alzare bandiera bianca.

La corsa scudetto forse è compromessa, però ci sono troppe squadre per solo 4 posti in CL.

Amma fatica’ è lo slogan del Napoli di Conte ed ora tocca farlo senza fermarsi, ancor di più, ancora meglio.

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