Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Radio Crc, emittente partner della società.
“La vittoria della Supercoppa? Avevamo vinto due allori all’epoca di Benitez nello stesso anno, ma erano diversi. Stavolta abbiamo vinto scudetto e supercoppa. Maradona? Non si può eguagliare, aveva lo spirito da scugnizzo partenopeo, da ragazzo di strada. Ha lavorato con me, abbiamo passato una nottata insieme molto divertente dove lui e la moglie mi hanno raccontato tante cose nel periodo in cui non seguivo il calcio. Da bambino ero innamorato del Napoli perché mio padre mi portava al seguito delle partite dove c’era il ciuccio. Avevo il diario di Iacovitti. La supercoppa ha reso felice il Natale dei napoletani… E questo mi riempie di gioia“.
“Lei è considerato un uomo fortunato… A Napoli il Natale è una festa continuativa. Quindi è un continuo programmare cose deliziose che escono dalla cucina. Mia nonna poi ci regalava quelle famose 500 lire d’argento. Noi nipoti che eravamo tantissimi ce le giocavamo a 7 e mezzo. Oggi ho scritto a Bianchini ed ho chiesto di stampare delle carte con i giocatori che abbiamo, e mettiamoci dentro delle leggende. Ma se vogliamo fare un mercante in fiera facciamo una cena dove il primo premio lo diamo in beneficenza, quelli a seguire a chi ha avuto più fortuna. In questi giochi avevo tanta fortuna, poi mi ha seguito questo concetto dei numeri primi e quando eravamo al festival di Cannes la sera dopo lo spettacolo finale si andava a mangiare e a mezzanotte si andava al casinò. C’era gente come Angelo Rizzoli, Agnelli ma anche nomi internazionali, questo fatto di avere avuto fortuna lo trasportai e volevo sempre vincere”.
“Qual è stato il giorno in cui si è più emozionato? Il passaggio dalla B alla A, è un momento indimenticabile e che ti segna. Io che ho sempre cercato di far divertire le persone con il cinema, quando vedo che i tifosi trasmettono ad un’intera città, regione e a tutti i napoletani nel mondo questo senso di rivincita e soddisfazione è un sentimento che nessuna situazione può darti. Anche più dello scudetto? No, ma sono emozioni diverse. Avete parlato di lungomare e 70 milioni di persone connesse, queste cose ti danno la dimensione dell’importanza del calcio che chi gestisce il calcio non ha capito. Parliamo di gente troppo legata alla poltrona, a considerare come essere rieletti e non pensano all’importanza del non giocare troppo. Ci sono troppi infortuni, non si tiene in considerazione il rispetto dei calciatori e delle società, gli atleti sono dei dipendenti. Va cambiato il rapporto di lavoro, dovrebbero essere dei liberi professionisti, sono come aziende. È un discorso molto complicato, ma va fatto digerire. Oggi i calciatori sono rappresentati dagli agenti. Noi abbiamo l’esempio dell’Nba dove hanno mandato via tutti e hanno ricominciato. Poi vediamo che il calcio inglese non è poi così gaudente da un punto di vista economico, non sono tutti Barcellona e Real Madrid”.
“Si gioca troppo? Questo è anche un dato inflazionato. Noi abbiamo un sistema medievale con gente che comanda il calcio e pensa che la loro rieleggibilità passa da formule che fanno sorridere. Dare all’Italia un voto come a San Marino fa ridere. Ma i nostri calciatori che sono pagati da noi vengono dati dalle Nazionali con troppa leggerezza. Dovrebbe decidere il club, questi signori che comandano il calcio non hanno interesse a difendere il tifoso, per loro il campionato ha un valore, è la panacea dei mali subiti nella settimana. Questa è una cosa comune non solo a Napoli. Dovremmo sederci e riappropriarci di cosa è stato stabilito da Platini e Veltroni: le nostre sono società di capitali che non possono sottostare ad un sistema di gestione pubblica. Questa è un’altra cosa che dovremmo far capire a chi ci governa. C’è un problema fondamentale, se parli con i politici sono tutti tifosi, poi il governo non fa nulla per risolvere questi problemi, del tipo abolire la legge Melandri, diamo libertà assoluta a queste situazioni di impresa pura. Non puoi imporre regole che limitano, il governo da trent’anni mette ostacoli al calcio italiano”.
“Non è che i miei colleghi non mi seguono. L’altro giorno ho parlato con Saputo e gli ho chiesto di essere presente in lega, si deve ripercorrere l’atlante dei problemi del calcio italiano e solo i proprietari hanno la capacità di prendere le decisioni. A direttori generali e ad che vogliono tenere il loro stipendio non importa correre un rischio, per loro meglio che le cose rimangano così. Speriamo non ci sia una defaillance di Dazn. Ai proprietari dico sempre perché se allo stadio vendiamo noi i biglietti ai tifosi perché non lo si può fare anche in quello virtuale, senza appaltare ad altri. Questo è perché ci sono problemi di carattere finanziario, e si perde il problema economico. E la Lega fa finta di nulla”.
“Cosa ci auguriamo per il 2026? Tanta salute e un bel corno contro gli iettatori. E non dico altro. Buon Natale ai tifosi e a chi purtroppo non può partecipare e soffre negli ospedali, soprattutto ai bambini”.






