Caso Insigne, non era meglio scegliere prima?

“Io a Napoli ci resto per sempre”: più o meno sono queste le parole che ci saremmo aspettati da Insigne, che nella sua città che parla la sua lingua e vive le sue tradizioni ci ha costruito la sua carriera e anche la sua vita. La storia di Totti e la Roma, insomma, trasposta all’ombra del Vesuvio, dove il piccolo campioncino si sarebbe evoluto in capitano probo e disposto a tutto per difendere questi colori. È vero, le favole esistono, ma oggi chi ci crede più? Il contratto, secondo il codice civile, è un accordo fra due (o più parti) per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

Questo è ciò divide la storia d’amore da una realtà cinica e poco propensa ai sentimenti. In un mondo in cui il denaro la fa da padrone, bisogna tener conto soprattutto di quest’ultimo: a quanto si sia disposti a perdere/guadagnare. De Laurentiis è un imprenditore, poi forse un tifoso del Napoli, così Lorenzo è in primis un calciatore professionista, quindi le esigenze sono diverse rispetto chi giocherebbe gratis o farebbe i debiti per trattenere i giocatori migliori. Ci sono due rette che in questo momento sono parallele: si è arrivati a sei mesi dalla scadenza del contratto, ovvero al mercato di gennaio in cui ci si può già accasare altrove da lì a poco, con una situazione grottesca e veramente intricata. Si doveva scegliere prima. Non è una domanda, ma una affermazione. Dopo l’addio in sordina di Manolas, che per quanto possa aver dato relativamente poco alla squadra e al club, era comunque un tesserato importante, adesso c’è un grattacapo ancora più intricato da risolvere e, obiettivamente, perdere Insigne potrebbe significare rivedere alcuni obiettivi da parte del Napoli.

Capitano, autore di 114 reti, caterve di assist e insostituibile sulla fascia sinistra: ciò comporta che se si vuole restare a grandi livelli, bisogna necessariamente puntare ad un giocatore di pari livello o più forte, cosa non facile per gli azzurri che da due anni hanno perso introiti sia per la ridotta capienza nello stadio causa Covid-19 sia, soprattutto, per i mancati accessi in Champions che avrebbero garantito appeal e denaro “facile “. Si è aperta oggi una possibilità di vita: il Toronto in MLS. Il Canada che accoglie Insigne, lontano migliaia di chilometri dalla sua Napoli e dal calcio che conta. Uno stipendio da quasi dieci milioni netti per cinque anni. Importanti sono state le parole di Giovinco, papabile compagno di squadra, che ha sì sottolineato un guadagno altissimo, ma d’altro canto la lontananza dall’Europa metterebbe il numero 24 in ombra con la conseguenza di perdere la 10 e la Nazionale nel giro di poco tempo.

Insigne ha 30 anni. Non è al clou ma nemmeno nella fase prepotentemente calante della carriera, può dare ancora tanto e sa che la destinazione America gli costerebbe caro in altri termini. I tifosi si dividono in chi vorrebbe la sua permanenza e chi, visto il rapporto altalenante e le prestazioni non sempre eccelse, ne farebbe a meno. Si parla col cuore, di chi rimarrebbe ferito, pur non ammettendolo, di un suo addio. Le storie d’amore più belle fanno dei giri immensi e poi si ritornano.

Ecco, il finale migliore sarebbe scacciare via tutti i fantasmi, scendere ad un compromesso finora non trovato, mollare la presa da ambo i lati e continuare insieme questo percorso. Il tempo stringe, ma ce n’è ancora per far sì che non solo i più piccoli possano credere alle favole.

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