Prima o poi bisognava cadere in campionato, anche se ai fini della classifica, apparentemente, è cambiato poco. Il Napoli perde a Milano contro l’Inter: niente di grave, ma gli azzurri sembrano in netto calo fisico e c’è troppo timore di osare la giocata quando si può. La gara di stasera si può dividere in tre momenti differenti inglobando tre partite molto diverse: fino al gol di Zielinski, il Napoli era entrato bene in campo, aggredendo subito l’Inter e approfittando magistralmente delle ripartenze, che poi hanno infatti portato al momentaneo vantaggio. Le prime avvisaglie, però, di una serata storta sono iniziate a farsi vedere dopo poco. Al di là del rigore, netto, causato da Koulibaly e segnato da Çalhanoğlu, la poca gamba del centrocampo formato da Anguissa e Fabian Ruiz ha inciso proficuamente sull’andamento della gara nel suo cuore: in particolare lo spagnolo ha patito le incursioni di Barella, più forte anche fisicamente, causando poi, indirettamente, il 3-1 di Lautaro lasciato tranquillamente arrivare sino in area di rigore e libero di piazzare la palla dritta nell’angolino opposto, imprendibile per Ospina.
Fino al settantesimo, ossia fino ai cambi – forse poco repentini – di mister Spalletti l’andazzo è stato quello, ma chi è giocatore lo è per sempre e Mertens fa parte di quella categoria di privilegiati, capaci di inventarsi reti improbabili con una disinvoltura disarmante. La sterzata che, condita dagli 8 minuti di recupero, ha dato il belga hanno addirittura fatto sperare in un miracolo sportivo, portando a casa un insperato pareggio fino a quel momento: gli azzurri, dopo poco, si sono resi pericolosissimi con Mario Rui su colpo di testa che Handanovic ha parato un po’ alla cieca, pregando in cuor suo che la palla non entrasse alle sue spalle dopo aver rattoppato quel tiro, e quello lanciato alle stelle ancora da Dries allo scadere della partita, solo davanti la porta. Questa fase finale ha caratterizzato la terza parte del match, che tutto si può dire tranne che sia stato noioso o tattico. Inzaghi batte Spalletti, è stato bravo a fagocitare per un buon spezzone la parte centrale della squadra, rendendo vacue ogni possibilità di ripartenze.
C’è, però, chi ha deluso le aspettative, come Insigne che, lungi da voler creare un caso, non dà quell’apporto che ci si aspetterebbe da un giocatore del suo calibro, per di più capitano: nel secondo tempo, infatti, è stato totalmente assente ingiustificato. Le note positive sono Zielinski, finalmente sta tornando ai suoi livelli, o quanto meno ha ritrovato un ottimo feeling con il gol e la voglia di provarci comunque, pure se si regala mezza partita agli avversari. La rete di Mertens ha risvegliato dal torpore i protagonisti principali, palesando la capacità di poter impensierire l’avversario o ribaltare una situazione che pareva scontata. Spalletti poteva fare di più, la squadra poteva fare di più: un’affermazione che, tutto sommato, se si vuole essere poco critici, può trasformarsi in mera domanda. Una risposta, però, la daranno solo il tempo e gli eventuali rimpianti.





