Il Punto sul Campionato – Tutto invariato in vetta. Juve all’ultimo. Bene Atalanta e Lazio. Male la Roma. Il Genoa cambia. Bagarre per l’Europa. Tutti i temi della dodicesima giornata

Non cambia nulla in testa alla classifica dopo la dodicesima giornata di Serie A. Pari del Napoli con l’Hellas Verona, che si conferma una delle squadre più ostiche del campionato. Poteva sembrare il preludio ad una mini fuga per il Milan, che al termine di un derby molto divertente, fa 1-1 con l’Inter. I nerazzurri hanno un altro big match nella prossima per potersi avvicinare in testa alla classifica. Vince all’ultimo la Juventus, che batte la Fiorentina, ma non vede ancora una prestazione convincente. L’Atalanta supera il Cagliari senza sforzarsi in maniera eccessiva. Convince la Lazio, che batte la Salernitana dopo al termine di una sfida giocata alla grandissima. La Roma va in crisi e perde con un ottimo Venezia. Ora la situazione si fa più difficile di quanto non ci si aspettasse.

Cambia un’altra panchina. Il Genoa ha rimpiazzato Davide Ballardini con Andryi Shevchenko per provare a risalire la classifica. Ed è da seguire la bagarre per un posto in Europa. Ci sono ben 8 squadre in 6 punti. Si inizia dall’Atalanta quarta. In mezzo, le romane con la Lazio in fiducia e una Roma in difficoltà, una Fiorentina che può dire tanto, la Juve che aspetta di ripartire. Seguono Bologna, Hellas Verona ed Empoli, tre belle rivelazioni di questa divertente Serie A.

Napoli-Hellas Verona 1-1 (18’ G. Di Lorenzo – 13’ G. Simeone)

Secondo pareggio in campionato per il Napoli, che non riesce a superare la resistenza dell’Hellas Verona. Partita che inizia da subito su ritmi abbastanza alti, con gli ospiti che provano fin da subito a creare qualcosa. Anzi, passano addirittura in vantaggio. Il solito Giovanni Simeone, con un gol da centravanti puro, manda sotto i partenopei. Ma non stenta a mancare la reazione dei padroni di casa, che qualche minuto più tardi rimettono le cose a posto. Sugli sviluppi di un calcio piazzato, è Giovanni Di Lorenzo a trovare la rete del pari. La prima frazione di gioco vedrà azioni interessanti da una parte all’altra. Il Napoli prova a fare la partita, ma senza sfondare. Mai banale l’Hellas, che creerà alcuni grattacapi alla difesa avversaria.

Nella ripresa, l’inerzia del match si sposta leggermente a favore degli azzurri, che hanno il pallone tra i piedi in maniera decisamente più organizzata. Gli ospiti tuttavia, non staccano la spina, e si dedicano ad una prova battagliera condita da qualche spauracchio in avanti. I partenopei, nonostante tutto, stagnano davanti. Non mancano le azioni, ma i reali pericoli sono pochi. I cambi provano a creare qualcosa, ma la difesa degli ospiti regge finché può. Nel finale gli scaligeri restano in 9 per le espulsioni di Daniel Bessa e di Nikola Kalinic.

Non un risultato drammatico per gli uomini di Luciano Spalletti. La gestione dei cambi poteva essere migliore, ma la stanchezza dei numerosi impegni si è fatta sicuramente sentire. Dominare tutte le partite del campionato, specie quando sei in vetta, è pressocché impossibile. Bisogna lavorare al meglio su possibili soluzioni alternative all’11 iniziale, specie in vista del futuro. La classifica dice che davanti è ancora tutto invariato. Il big match con l’Inter dirà sicuramente di più sulle ambizioni da scudetto del Napoli. Un match da vincere, per dare quel che sarebbe il più forte segnale della stagione a tutte le altre.

Altra buona prova da parte degli uomini di Igor Tudor. Questo punto dimostra quanto gli scaligeri siano efficaci in match di alta difficoltà. Il buon pari con cui escono dal Maradona permette di costruire una buona classifica, e allo stesso tempo permette di accrescere il morale in vista di possibili sorprese nel corso di questa stagione, che vede più di una squadra interessante nella parte sinistra della classifica.

Milan-Inter 1-1 (17’ S. De Vrij (A) – 11’ H. Calhanoglu (R))

Finisce in parità il derby di Milano, e nessun altro risultato può descrivere al meglio quanto visto in campo. Un match ad alta intensità con occasioni da una parte e dall’altra. A trovare il vantaggio sono i nerazzurri. Franck Kessié stende in area di rigore il grande ex di partita Hakan Calhanoglu. È calcio di rigore, anche se non mancano le polemiche. Dal dischetto va proprio il turco, che segna ed esulta in maniera polemica. Qualche minuto più tardi, il Milan pareggerà i conti. Sugli sviluppi di un calcio di punizione, un pallone indirizzato sulla testa di Fikayo Tomori è deviato nella propria porta da Stefan De Vrij. Questione di minuti, e la Beneamata otterrà un secondo rigore, per fallo di Fodé Ballo-Touré su Matteo Darmian. Stavolta però, Ciprian Tatarusanu ipnotizza Lautaro Martinez.

La sfida prosegue su un copione fatto di azioni da un lato all’altro del campo. Però, a faticare sono gli attacchi, che trovano poche azioni soddisfacenti. La ripresa vede i nerazzurri iniziare meglio e mettere in difficoltà il Diavolo. Così i rossoneri operano alcuni cambi e tornano in partita. Anche a causa di alcune sostituzioni forzate, il ritmo dell’Inter nel finale cala, così il Milan prende il sopravvento, andando vicino anche al gol del vantaggio. Ma si conclude in un nulla di fatto. La partita finisce con un pari che per quanto visto in campo accontenta tutti, ma in discorsi di classifica sono i rossoneri ad uscirne meglio.

Perché questo risultato permette agli uomini di Stefano Pioli di restare in testa a pari punti con il Napoli. C’era la possibilità di vincere, ma anche quella di perdere. I punti di distanza dai cugini restano 7, e permettono di non correre enormi rischi almeno per il momento. Da questa sfida, i lati positivi ci sono, e vanno raccolti per poter proseguire nel proprio cammino. Era importante non perdere, soprattutto per evitare che l’Inter tornasse in maniera prepotente per la lotta scudetto.

Infatti, Simone Inzaghi vede il bicchiere mezzo vuoto. Il campionato è ancora lungo, e l’impressione è quella che alla lunga i valori interisti spunteranno fuori sempre in maniera più prepotente. Ma questo pari, per quanto non sia drammatico, lascia i nerazzurri a -7 dalla vetta. La partita con il Napoli sarà importantissima per le ambizioni, e una sconfitta potrebbe essere un duro colpo da digerire, non solo per un eventuale aumento della distanza.

Juventus-Fiorentina 1-0 (90+1’ J. Cuadrado)

Torna a vincere la Juventus, che nel finale piega una buona Fiorentina. Il match non vede grosse occasioni o sussulti particolari. Gli ospiti provano a giocarsela alla pari, riuscendo anche nell’intento per gran parte della sfida. Tuttavia, mai c’è stata l’impressione che una delle due squadre potesse realmente sfondare. È la conclusione di un primo tempo che ha offerto ben poco. Eccezion fatta per una polemica degli ospiti, che reclamano un calcio di rigore per un presunto tocco col braccio di Danilo.  

Nella ripresa, non cambia il copione della partita. Tutto resta bloccato e sigillato sullo 0-0, e sembra molto difficile che possa arrivare la scossa. Finché non avviene un episodio. Nikola Milenkovic, già ammonito, stende Federico Chiesa e lascia la viola in 10. Da questo momento, la Juve trova coraggio, mentre la Fiorentina cerca di evitare la beffa, calando però di lucidità. I padroni di casa creano alcune azioni molto pericolose, specie su giocate individuali, ma senza fortuna. Fino al minuto 91. Juan Cuadrado, entrato dalla panchina, con la sua solita finta, sigla il gol del vantaggio e regala una vittoria preziosissima ai suoi.

Massimiliano Allegri torna a vincere in campionato dopo due sconfitte consecutive, ma la luce per i suoi è ancora lontana. Mancano ancora quelle scintille che fanno pensare che la musica sia cambiata. Dunque, ci si affida ancora alla giocata del fuoriclasse. Soluzione che però non può arrivare in ogni occasione e momento della stagione, che è ancora lunga. Dopo la sosta, ci saranno due impegni durissimi contro Lazio e Atalanta, due squadre dal peso specifico enorme. L’obiettivo è di superarli per ottenere dei risultati importanti che possano dare morale.

Sconfitta difficile da digerire per gli uomini di Vincenzo Italiano. Non è mancata la prestazione, nonostante l’attacco abbia fatto fatica. Il sogno di strappare un punto ai bianconeri è svanito a pochi minuti dal termine. E qua spunta un limite dei viola: l’ingenuità. Tuttavia, soprattutto per una squadra in costruzione, è normale cadere in certe problematiche. Prima di ottenere risultati di questo tipo, bisogna crescere sotto l’aspetto mentale. Perché con un po’ di carattere, sarebbe stato possibile uscire dall’Allianz Stadium con dei punti. Il percorso intrapreso è quello giusto, e alla lunga, arriveranno anche questi riscontri.

Lazio-Salernitana 3-0 (31’ C. Immobile, 36’ Pedro, 69’ L. Alberto)

Prova convincente della Lazio, che rifila 3 gol alla Salernitana. Il primo tempo è di pura marca biancoceleste. I padroni di casa impongono un ritmo asfissiante ai granata che sono costretti a stare dietro e a evitare di prendere gol. Missione che riesce per mezz’ora. Dopo un’azione spettacolare, di marchio sarrista, Ciro Immobile fa 1-0. Tempo di 5 minuti, e i gol diventano due. Un pasticcio di Norbert Gyomber permette a Pedro di involarsi davanti a Vid Belec e di fare 2-0. Nel finale, i laziali sfiorano anche il tris.

Nella ripresa gli ospiti provano a reagire con le armi a disposizione, imbeccando però prima una traversa con Milan Djuric. Più tardi un palo con Franck Ribery. Tuttavia, i padroni di casa non sono usciti dalla partita, e fanno ancora molto male. Riprendono subito in mano la partita e stavolta trovano il tris. Palla profetica di Felipe Anderson per Luis Alberto, che conclude con grandissimo stile. La partita di fatto finisce qua, se non fosse per un palo nel finale di Immobile.

Sorride Maurizio Sarri. È una vittoria figlia del suo calcio. Pressing, organizzazione, un calcio praticato a memoria. Se qualche domenica fa i biancocelesti sembravano in difficoltà, non si può dire lo stesso per la squadra che è scesa in campo nelle ultime partite. Le prove sono state molto convincenti. Ora tocca a due scontri molto impegnativi: Juventus e Napoli. La Lazio ha dato le migliori impressioni proprio nei big match. Stavolta però, questi risultano come una conferma da dare, per indirizzare il proprio cammino.

Nulla di più potevano gli uomini di Stefano Colantuono. Match proibitivo, se ci si mette la grande prestazione degli avversari, l’idea di fare risultato è come scalare l’Everest a mani nude e senza ossigeno. Va conservato il tentativo di reazione, perché in una situazione simile, provare a ribaltare la sorte non è nelle corde di tutti. Specie per una squadra che ha come obiettivo quello di salvarsi.

Cagliari-Atalanta 1-2 (27’ Joao Pedro – 6’ M. Pasalic, 43’ D. Zapata)

L’Atalanta inguaia ulteriormente il Cagliari, andandosi a prendere l’intera posta in palio. La partita vede fin da subito i bergamaschi padroni del campo, con gli isolani cercare di difendersi in ogni modo, per evitare l’ennesima sconfitta. Il risultato cambia dopo appena 6 minuti. Su assist del solito Davide Zappacosta, è bravissimo Mario Pasalic a portare in vantaggio i suoi. Nonostante il gol, l’andazzo del match non cambia. Sono ancora i bergamaschi a fare la partita. Però, al minuto 27’ arriva il pareggio quasi insperato dei padroni di casa. Un lancio di Diego Godin pesca Joao Pedro, che complice una deviazione fa 1-1. Situazione che non dura a lungo, perché nel finale del primo tempo, ci pensa il solito Duvan Zapata a fare 1-2 e a riportare avanti gli orobici. 

Nella ripresa, i rossoblù ci provano in alcune sporadiche occasioni, ma senza capitalizzare al meglio quanto creato. Mentre la Dea, prosegue proponendo e mettendo più volte in difficoltà Alessio Cragno. Ci sarebbe un penalty per gli ospiti, per fallo di Andrea Carboni su Pasalic, ma l’arbitro, dopo una revisione al Var, non lo concede. Nonostante gli isolani riescano a tenere testa ai più ben quotati bergamaschi, non riescono a concludere nello specchio della porta, anzi, l’occasione più pericolosa del secondo tempo è creata da Josip Ilicic, dove serve un intervento di spessore di Cragno a impedire che il passivo diventi ancor più pesante.

Vince la squadra di Gian Piero Gasperini. La sua Atalanta, nonostante le varie assenze, continua a prendere forma (da sottolineare l’ottima prova in Champions League contro il Manchester United). È un processo che richiede sempre del tempo, ma che sta arrivando al suo compimento. Sono tanti i punti accumulati in trasferta: ben 16. Non mancano gli uomini alla compagine bergamasca. Sono più di 11 i potenziali titolari e uomini in grado di far male nonostante giochino poco. Il buon impatto di Pasalic ne è una prova.

Altra sconfitta per il Cagliari di Walter Mazzarri. La sfida era decisamente proibitiva, e ottenere anche un solo punto sarebbe stato importantissimo. Offensivamente si riesce a fare ben poco, e la condizione psicologica sembra critica.

Venezia-Roma 3-2 (3’ M. Caldara, 65’ M. Aramu (R), 74’ D. Okereke – 43’ E. Shomurodov, 45+1’ T. Abraham)

Prosegue il momento difficile della Roma, che perde in casa del Venezia per 3-2. Dopo appena 3 minuti, i padroni di casa passano in vantaggio. Sugli sviluppi di un calcio piazzato, Mattia Caldara insacca. I giallorossi tengono il pallone, ma creano poche occasioni realmente pericolose. Gli arancioneroverdi invece si difendono con ordine, senza subire in maniera eccessiva, anzi, riuscendo anche a ripartire con pericolosità. Nonostante tutto, gli ospiti riescono a ribaltarla nel finale del primo tempo. Eldor Shomurodov e Tammy Abraham confezionano il vantaggio giallorosso.

Nella ripresa la Roma inizia abbastanza bene, ma il Venezia è in campo con l’atteggiamento di chi vuole riprendere il risultato. I lagunari ottengono un calcio di rigore molto contestato, per fallo di Bryan Cristante su Caldara. Mattia Aramu dal dischetto pareggia i conti. È in questo momento che gli ospiti provano a crescere offensivamente, andando a testa bassa alla ricerca del nuovo vantaggio. C’è però un problema: troppe praterie lasciate ai padroni di casa. Ne approfitterà David Okereke, autore del 3-2. Nel finale, nonostante il forcing dei giallorossi, sono gli arancioneroverdi a sfiorare la rete in più occasioni.

Non è un momento semplice per José Mourinho. La sua Roma non manca di carattere, ma fa fatica a trovare soluzioni di gioco. Se l’inizio di campionato è stato decisamente positivo, non lo si può dire per come la stagione sta proseguendo. Questa sconfitta, inaspettata quanto dolorosa, dev’essere un campanello d’allarme. La rosa non è certamente al livello di altre squadre più quotate, ma vanno captati i vari segnali negativi che stanno offrendo queste partite e rimediati prima che diventino problemi dal grande peso.

Può esultare il Venezia di Paolo Zanetti. Una partita interpretata alla grandissima dai suoi. Passano in vantaggio, per poi andare sotto, e infine ribaltare l’esito. L’ottima organizzazione ha permesso di colpire alla perfezione i punti deboli degli avversari, ottenendo un successo meritato quanto pesante. Si fanno sempre più sentire i lagunari, che nonostante qualche passo falso, stanno dimostrando di poter meritare la permanenza in Serie A.

Empoli-Genoa 2-2 (62’ F. Di Francesco, 72’ S. Zurkowski – 13’ D. Criscito (R), 89’ F. Bianchi)

Pareggiano Empoli e Genoa, in una gara che mostra due volti. La prima frazione di gioco è a tinte rossoblù. I padroni di casa fanno fatica, anche per merito del grifone, organizzatosi molto bene. La rete del vantaggio genoano arriva su calcio di rigore, per un fallo di braccio commesso da Riccardo Fiamozzi. Come al solito, Domenico Criscito risulta infallibile dal dischetto. La ripresa vede i toscani ancora macchinosi, fino al momento del gol del pari. Una splendida iniziativa di Szymon Zurkowski è la stesura perfetta per il pareggio, siglato da Federico Di Francesco. Da questo momento, l’Empoli si scatena, e sarà ancora Zurkowski a lasciare lo zampino, con un gol strepitoso. Proprio mentre la sfida sembra destinata al tramonto, ecco il pareggio del Genoa. Ci pensa Flavio Bianchi ad evitare la sconfitta.

Primo pari stagionale per gli uomini di Aurelio Andreazzoli. Al momento, la classifica è semplicemente sensazionale. Nessuno si sarebbe immaginato di vedere i toscani a questo livello. Cercare in maniera insistente vittorie da parte loro è una pretesa eccessiva. Non sarà un pareggio in extremis a rovinare il percorso intrapreso. Il lavoro c’è e si può notare.

Stavolta nemmeno il carattere basta a Davide Ballardini, che viene sollevato dall’incarico. Il primo tempo è stato decisamente positivo, ma non è risultato sufficiente ad evitare la decisione. Al suo posto, toccherà ad Andriy Shevchenko. La sua esperienza con la nazionale ucraina è stata decisamente positiva, e lo si può osservare dal buon Europeo disputato e dalla base creata, che è molto interessante. Serviranno le sue abilità per creare dell’ordine all’interno di una squadra che sembra molto difficile da gestire.

Udinese-Sassuolo 3-2 (8’ G. Deulofeu, 39’ D. Frattesi (A), 51’ N. Beto – 15’ D. Berardi, 28’ D. Frattesi)

La sfida della Dacia Arena regala una delle partite più divertenti di questa giornata di Serie A, dove a spuntarla alla fine è l’Udinese. Il primo tempo è una montagna russa. Dopo 8 minuti, arriva il vantaggio bianconero, a opera di Gerard Deulofeu. Proprio quando la partita sembra in controllo, un errore in fase di impostazione di Marco Silvestri favorisce Domenico Berardi per il pari. I neroverdi iniziano a macinare gioco e azioni pericolose, e passano anche in vantaggio con gol di Davide Frattesi. I padroni di casa sono costretti a reggere per evitare il tracollo, e trovano il nuovo pareggio prima della fine della prima frazione di gioco. Un tiro da fuori di Nahuel Molina viene deviato in porta da Frattesi per uno sfortunatissimo autogol.

Nella ripresa, l’Udinese esce molto più convinta del Sassuolo. Dopo una manciata di minuti, su una disattenzione degli ospiti, Norberto Beto ha modo di realizzare il 3-2. I friulani giocano bene e vanno vicino al quarto gol, commettendo però l’errore di non chiudere la sfida. I neroverdi provano a sfruttare queste possibilità, ma senza successo. Nel finale, i padroni di casa restano in 10 per l’espulsione di Jean-Victor Makengo, subentrato nella ripresa. Ma il risultato non cambia.

Ritrova la vittoria Luca Gotti. La sua squadra è stata abile nello sfruttare le varie occasioni create nel corso del match. La variante tattica portata dal tecnico ha svelato una nuova possibile soluzione. Dopo tante partite finite con risultati insoddisfacenti o concluse con risultati da lasciar l’amaro in bocca per quanto fatto, ecco una vittoria che può dare tanto morale.

Altro risultato doloroso per gli uomini di Alessio Dionisi. Il Sassuolo dopo un buon primo tempo si è fatto male da solo, e ha riscontrato ancora numerosi problemi nel capitalizzare le occasioni create. Se la vittoria con la Juventus poteva essere una grossa compensazione per quanto non ottenuto, le ultime due sfide hanno restituito le problematiche con i dovuti interessi.

Sampdoria-Bologna 1-2 (77’ M. Thorsby – 47’ M. Svanberg, 78’ M. Arnautovic)

Altro grande match quello tra Sampdoria e Bologna, dove a spuntarla sono gli ospiti, al momento ben piazzati in classifica. Iniziano meglio i blucerchiati, impegnando Lukasz Skorupski in più occasioni. Il polacco è fondamentale su Albin Ekdal e su Francesco Caputo. Tuttavia, gli ospiti non demeritano, e creano alcune occasioni pericolose per la retroguardia avversaria, gestendo bene il pallone. Le migliori occasioni arrivano nella ripresa.

Dopo appena due minuti, i felsinei passano in vantaggio. Dopo una stupenda azione, è bravo Mattias Svanberg a realizzare il gol dello 0-1. La Samp prova a reagire, soprattutto, non demerita, e cerca disperatamente il pareggio. Serve un’altra grande giocata di Antonio Candreva. Su punizione trova la testa di Maya Yoshida, che è un assist perfetto per Morten Thorsby. Nemmeno il tempo di rimettere il pallone al centro, che il Bologna si è riportato davanti. Stavolta Svanberg è assistman per Marko Arnautovic. Nel finale i padroni di casa tentano in tutti i modi di pareggiare, ma sono i rossoblù ad andare più vicini alla rete.

Una delle migliori partenze della storia recente per il Bologna. Sinisa Mihajlovic non può che essere contento del lavoro svolto. I suoi sono ad un solo punto dal sesto posto, e giocano veramente bene. Non manca la fiducia e nemmeno le soluzioni. Si arriva alla sosta con un grosso sorriso. La Sampdoria di Roberto D’Aversa invece deve portare qualche riflessione in più. I blucerchiati rischiano grosso, e la situazione non accenna a cambiare. Il tecnico rischia sempre di più il posto, in quello che è un ambiente molto confusionario, ma con qualità che possono essere sfruttate.

Spezia-Torino 1-0 (58’ J. Sala)

Risultato un po’ a sorpresa se si pensa alla vigilia, ma la prova dello Spezia è assolutamente degna dei tre punti conquistati. Il primo tempo si gioca ad alta intensità, ma con poche azioni interessanti e degne di nota. Il copione della sfida cambia nella ripresa, dove sono i padroni di casa a fare la partita e a creare le occasioni migliori. Il Torino fa fatica, tanto che passa in svantaggio. Jacopo Sala, con un gran tiro da fuori area, centra la porta.  Il resto della partita vede gli ospiti cercare il pareggio, ma con attacchi a testa bassa ben respinti dai liguri, che trovano un successo pesantissimo.

Thiago Motta merita numerosi complimenti. Lo Spezia è probabilmente la squadra che ha attraversato la situazione più difficile di tutte. Gli spezzini hanno praticamente saltato la preparazione causa un focolaio di covid. Sono alle prese con un’emergenza infortuni. Hanno organizzato il mercato tra mille difficoltà. E nonostante tutto, sono in piena lotta per la salvezza avendo ottenuto anche dei riscontri positivi. Questa vittoria è meritata per tutto l’ottimo lavoro svolto. Torna a casa a mani vuote Ivan Juric. Il Torino è apparso più appannato rispetto alle precedenti prove.  Un passo indietro al quale va posto rimedio, ripercorrendo la strada di quanto fatto fino ad adesso.

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