Sarri: “Il Napoli mi ha chiamato a gennaio ma ho rifiutato, sarei andato a luglio. Con gli azzurri mi sono divertito, Insigne è il miglior giocatore italiano”

Maurizio Sarri, ex allenatore di Napoli e Juventus e nuovo tecnico della Lazio, è intervenuto a Sportitalia e ha lasciato una lunga intervista svelando alcuni retroscena sul passato. Le sue parole:

“Cosa ho fatto quest’anno? Sono stato con la famiglia, ho letto, ho visto tante partite e tante corse ciclistiche. Vengo da una famiglia di ciclisti, è una passione di famiglia. Ho visto un po’ calcio, ma non tantissimo. Vedere gli stadi vuoti è stato triste. La situazione non mi ha fatto venire neanche tanta voglia di tornare ad allenare”.

ADDIO ALLA JUVENTUS “Lo scudetto alla Juve era dato per scontato sia all’interno che all’esterno. Abbiamo vinto senza festeggiare, ognuno è andato a cena per fatti suoi. Quest’anno sarebbe stato sicuramente l’anno giusto per andare alla Juventus, dopo un quarto posto. Dopo 8 anni di vittorie il club ha dato per scontato lo scudetto”.

“Perché non prenderei una squadra in corsa? Difficile tramandare le mie idee nel corso di una stagione. Ma quest’anno era comunque difficile trovare la voglia di tornare con questa situazione. Ora che ci sono anche gli spettatori la voglia torna”.

CHIAMATA DEL NAPOLI – “Non ho preso in considerazione il ritorno al Napoli perché non avevo la certezza di fare bene in corsa. Non c’erano presupposti, ho detto no a tutte le società che mi hanno chiamato ma ho anche detto loro che sarei stato disponibile a luglio. Quindi sì il Napoli mi ha chiamato per sondare la disponibilità. Sarei tornato a luglio ma i contatti si sono chiusi a gennaio”.

SULLA SOSTITUZIONE DI RONALDO CONTRO IL MILAN – “La gestione di Ronaldo non è semplice, è una multinazionale che ha degli interessi personali da abbinare a quelli della squadra. Sinceramente io mi ritengo più bravo a fare l’allenatore e non il gestore, mi annoia e mi diverto di più in campo. Ci sono poi tanti aspetti positivi perché a fine anno Ronaldo porta risultati importanti, rappresenta qualcosa che può andare oltre a società e squadra, con tanti follower è chiaro che va oltre la normalità. È il prodotto della nostra società. Negli ultimi anni sento parlare tanto di singoli e poco di squadre, che poi sono quelle che vanno in campo. E il valore della squadra non è la somma del valore dei singoli”.

SU JORGINHO – “Se è da pallone d’oro? Se vincesse anche l’Europeo, è chiaro che lo diventerebbe. È un giocatore raffinato, probabilmente non tutti lo possono comprendere. Devi mettergli gli occhi addosso e guardare solo lui in partita. È così bravo e intelligente che fa sembrare tutto facile, raramente ti rimane negli occhi qualcosa di spettacolare. Questa è la sua grandezza. Per fortuna il Chelsea è riusciti a comprarlo e ci siamo rivisti. Hanno faticato, tifosi e giornalisti, a capire il gioco di questo ragazzo. Poi è esploso in popolarità anche in Inghilterra, ora ho visto che ha fatto il capitano. Se lo merita”.

SU DYBALA – “Rinnovo? Non penso sia difficile, è un fuoriclasse. Se vuole essere allenato da me? Sì, è vero. Ma viene da un anno strano, ha avuto tanti infortuni, non ha avuto mai la possibilità di andare al cento per cento. Però un giocatore con le sue qualità diventa semplice da recuperare. La Juve o ci punta o lo cede”.

SUL NUOVO SARRI “A me piace molto De Zerbi. Sono sorpreso che un ragazzo di quella età scelga un’esperienza all’estero e che neanche una big abbia pensato a lui. Secondo me ha fatto bene ad andare allo Shakhtar, ma mi dispiace non vederlo nel nostro campionato. Poi ci sono altri ragazzi giovani bravi, come Italiano, ma De Zerbi penso abbia dimostrato di poter allenare una grande”.

SUL PRESUNTO LITIGIO CON NEDVED – “Ci sono state normali discussioni post partita, ma non abbiamo litigato. Non mi è piaciuto che la squadra dopo aver praticamente vinto il campionato avesse mollato. Non mi piacciono questi atteggiamenti, perché staccare la spina e riattaccarla dopo non è semplice. Per me bisognava tirare al massimo fino a fine campionato per poi presentarsi il più pronti possibile alla Champions. Per me staccare la spina era un errore”.

SARRI VS MOURINHO “È una sfida giornalistica. Alla fine giocheranno Roma contro Lazio, non sarò io a segnare o Mourinho a salvare un gol: contano le squadre. È importante fare un grande lavoro, tornare a divertirsi e vedere la squadra fare un calcio che ti piace. Quando un allenatore si diverte e riesce a trasmetterlo dopo un po’ si divertono i giocatori. E quando si divertono allenatore e giocatori, dopo un po’ si diverte anche il pubblico. Per me dire che si vince giocando male è un luogo comune”.

SUL NAPOLIMi sono divertito più al Chelsea o alla Juve? Mi sono divertito di più al Napoli. E gli ultimi mesi al Chelsea” Resto dell’idea che abbiamo perso lo scudetto in albergo, tutti quelli che fanno sport sanno a cosa mi riferivo. Poi ci si può costruire sopra qualsiasi sfottò, ma la realtà è che la squadra ha visto uno spiraglio aperto. Chi ha vissuto quella notte sa a cosa mi riferivo, quando sono salito in camera ho visto giocatori piangere per le scale: c’è stato un contraccolpo feroce, come se fosse finito un sogno dopo quegli episodi discutibili”.

CHI ALLENEREI PIÙ VOLENTIERI TRA HIGUAIN, CALLEJON e INSIGNE? “Higuain quando si accende è un fenomeno, ma non è facile farlo accendere. Su Callejon puoi fare grandissimo affidamento, è determinante per gli equilibri di squadra. Se parlo di Lorenzo mi scappa da ridere: è da anni il miglior giocatore italiano. Non so come mai ma se sbaglia cinque minuti se ne parla tantissimo. Se il gol al Belgio lo avesse fatto un altro se ne sarebbe parlato al TG per un mese di fila. Sono tre ragazzi a cui sono fortemente affezionato”.

MERTENS CENTRAVANTI – “È stata una genialata ma anche una botta di culo, a Bergamo eravamo rimasti in dieci, loro attaccavano e c’erano spazi per ripartire. Noi si è tolto Higuain e messo Mertens da attaccante: in un quarto d’ora ha preso due rigori e fatto il diavolo a quattro. Quindi l’anno in cui si è perso Higuain e avevamo difficoltà a giocare il nostro calcio con altre situazioni, s’infortunia Milik e si torna a quel tentativo. Mi ricordo la discussione con Dries, se secondo lui se la sentiva di giocare in quel ruolo. Gli dissi che avrebbe fatto 18-20 gol. Ne ha fatti 28”.

SULLA ROMA – “Non ho mai parlato direttamente con loro. Secondo i miei agenti ero abbastanza vicino, però non lo so“.

SU RONALDO – “La Società deve tenerlo in base alle esigenze. Secondo me meglio rinunciare a un giocatore che 5-6 con lo stesso risparmio. Se non c’è questa esigenza, con Ronaldo va fatta una squadra adatta a lui”.

SULLA LAZIO – “4-3-3 alla Lazio? Nella rosa non ci sono esterni alti, qualcosa bisogna cambiare. Io sono visto come un integralista, ma ho giocato per anni col 4-2-3-1, poi col 4-3-1-2, negli ultimi anni il 4-3-3 e mi dicono sempre che sono un integralista. L’unica cosa che mi sono reso conto di non poter fare è la difesa a tre. L’idea di fondo sarebbe il 4-3-3, se poi il mercato porta soluzioni diverse si vede. Ma mi dispiace parlare della Lazio ora perché le prime parole da laziale le farei in presentazione. Lazzari? Quando uno ha una gamba come lui penso si possa adattare a tutto”.

SU PIRLO –La Juve ha fatto un’eccezione come se fosse una regola. Si corre il rischio di bruciare dei ragazzi che dopo qualche anno sarebbero grandi allenatori. A volte si rischia di frenare carriere a ragazzi che potrebbero diventare molto bravi con un pizzico di esperienza in più”.

Se sono cambiato più da uomo o da allenatore? Penso che senza rendercene conto cambiamo continuamente, è impensabile essere l’allenatore o la persona di Empoli. Ma io ho delle esigenze quando alleno, voglio una società che mi faccia fare l’allenatore da campo, perché se mi mettono a fare qualcosa di diverso vado in frustrazione, non è qualcosa per cui mi sono dedicato a questo lavoro. Sono portato ad avere ambienti in cui mi esalto e altri in cui non mi diverto e vado in difficoltà”.

Se gli allenatori di Roma sono più importanti di Milano? Sulla carta. Bisogna vedere sul campo e i successi del passato non sono garanzia di bel gioco o successi futuri. Io voglio avere una squadra che abbia come scopo lavorare duramente in settimana per divertirsi la domenica, perché una squadra che si diverte rende più facile vincere”.


Per quanto allenerò ancora? Non lo so”.

SULL’ANNO ALLA JUVE – A metà ottobre ho fatto una riunione con lo staff chiedendo loro di scegliere: andiamo a dritto per la nostra strada e andiamo a casa tra 20-30 giorni o facciamo compromessi e vinciamo lo scudetto sapendo che saremmo andati a casa lo stesso? Abbiamo provato a vincere lo scudetto lo stesso”.

SUL SUO CALCIO – “Il punto sono sempre i principi, ho visto negli anni che hanno fatto meno fatica i difensori giovani che esperti. L’unica eccezione, ma parliamo di un grandissimo, è stato Albiol: in tre allenamenti era già nel mio modo di pensare”.

SULLA FIORENTINA E SUL CHELSEA – “Prima la Fiorentina mi ha cercato ma ho dato la disponibilità per giugno. Al Chelsea ho fatto l’errore clamoroso di voler tornare in Italia a tutti i costi. Marina Granovskaia mi ha fatto un ostruzionismo per lasciare il Chelsea perché avevo questa voglia di tornare in Italia, ma ho sbagliato perché il Chelsea è una grandissima società. Ho vissuto un anno particolare, quando Abramovich non poteva entrare in Inghilterra e avevamo un proprietario non presente sul territorio. Una situazione abbastanza difficile, tutto in mano a Marina Granovskaia che aveva mille problemi da risolvere, l’aspetto calcistico era in mano a noi dello staff, non avendo il potere economico a disposizione. Poi sono arrivati Werner, Havertz, Mount, Ziyech: tutti adatti a me e al mio modo di giocare”.

SU SPALLETTI – “Non l’ho sentito. Ha l’esperienza giusta per gestire qualsiasi tipo di squadra in qualsiasi situazione. In bocca al lupo, a Napoli è dura. Se è dura per ADL? Non è un presidente semplice, ma i risultati li porta”.

LOTITO COME DE LAURENTIIS – “Per quello che l’ho conosciuto sì, ma le esperienze pre-campionato sono tutte belle e facili, mi auguro che la mia sensazione sia quella giusta”.

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