”Uomini forti destini forti, uomini deboli destini deboli’’, inizia l’era Spalletti

In 3 anni Aurelio De Laurentiis è riuscito a cambiare 3 allenatori ed automaticamente tre progetti differenti. Luciano Spalletti ha appena firmato un contratto biennale da 2,8 milioni di euro a stagione. Tifosi sorpresi, alcuni scettici ed altri pieni di gioia. La domanda sorge spontanea: riuscirà Luciano a rivoluzionare il Napoli? Difficile rispondere, l’ex Inter è fuori dai giochi da 24 mesi, nei quali il calcio in Italia ha subito un’evoluzione completa a 360 gradi: dall’approdo di CR7, Lukaku, Ribery al ritorno di figure fondamentali come Zlatan e Antonio Conte. Progetti innovativi che puntano alla valorizzazione dei giovani, come quello dell’Atalanta di Percassi, piccole squadre che compiono miracoli calcistici, come lo Spezia di Italiano.

Fra le tante, una cosa in particolare è cambiata: la certezza. In questa stagione abbiamo assistito alla decadenza di 3 realtà solide del calcio italiano, parliamo di Juve, Napoli e Roma, le quali avevano in mente obiettivi totalmente diversi. Quest’anno ritornerà affrontando tante big in fase di cambiamento: la Roma dello Special One, la seconda Juve di Max, l’Inter di Simone Inzaghi, la nuova Lazio che verrà, i diavoli di Pioli e la Dea del Gasp.

Dunque gli azzurri non saranno gli unici a comportare delle modifiche poiché attualmente la metà delle squadre in A cambierà allenatore. Lui e la squadra si sono ritrovati al posto giusto nel momento giusto, in una fase delicata e cruciale. Per il tecnico di Certaldo era arrivata l’ora di ritornare tra i giochi e i partenopei necessitavano di esperienza e tattica senza affidarsi ad un’ennesima scommessa in casa. Ci sono tutti i presupposti per la buona riuscita, basteranno semplicemente due armi: la fiducia ed il supporto della piazza.

In quanto alla persona, possiede un carattere molto forte ed estroverso non limitandosi a mezzi termini. Nelle sue scelte tattiche è difficile che si lasci condizionare ed in conferenza stampa darà sempre risposte ai supporter, difficilmente ritroveremo situazioni come quella di quest’anno del silenzio stampa. Come schema ritroverà una buona base lasciata da Gattuso, un 4-2-3-1, suo marchio di fabbrica, usato già in precedenza con Inter e Roma che dovrà essere perfezionato con 3 acquisti in particolare: un terzino sinistro, un difensore centrale e un centrocampista.

Nel primo ruolo si affiderà ad un laterale di spinta, giovane, abile a compiere le due fasi di gioco con esperienza. Nel secondo, invece, bisognerà capire le intenzioni di Koulibaly, se vorrà abbandonare il progetto o rimanere il titolare inamovibile, e della società, se avrà bisogno di incassare per mettere in salvo il bilancio. L’ex Zenit dovrà puntare su un regista difensivo da affiancare a Manolas, sua vecchia conoscenza romana del quale conosce tutte le abilità nello specifico, se dovesse veramente partire Kk. In caso di permanenza si dovrà valutare il futuro di Maksimovic che ha il contratto in scadenza, per decidere chi gli farà da turnover. Nell’ultima posizione bisognerà rimpiazzare Bakayoko nella linea dei due centrocampisti con un mediano difensivo che sappia impostare al meglio il gioco. Ruolo nel passato fatto ricoprire da Brozovic e Daniele De Rossi.


Luciano più che un traghettatore è un costruttore, ripaga la fiducia, non delude le aspettative e ha sempre raggiunto gli obiettivi stagionali. Nel triennio che va dal 2002 al 2005, ad Udine, centrò due qualificazioni consecutive in Coppa Uefa e nell’ultimo anno regalò ai friuliani il primo accesso storico alla Champions League. Da lì partì per la prima volta a Roma: nel primo anno centrò il secondo posto, nel secondo conquistò la Coppa Italia e un altro secondo posto, al penultimo anno la seconda Coppa nazionale e in più la Supercoppa e l’ultimo ad essere stato il più deludente, in cui rassegnò le dimissioni. Nei 5 anni a San Pietroburgo vinse due scudetti, una Supercoppa e un’altra coppa nazionale.

Quando ritornò nella capitale nel primo anno rallegrò di nuovo i capitolini grazie al terzo posto e gli 80 punti conquistati, mentre nel secondo superò la macchina perfetta di Maurizio Sarri al secondo posto diventando il miglior allenatore, statisticamente parlando, della storia giallorossa grazie agli unici 87 punti e i 90 gol. Nel biennio interista divenne l’unico allenatore a riportare i nerazzurri nella Coppa dalle grandi orecchie dopo la crisi post triplete dalla stagione 2011/12.

Raggiungere un’identità tattica è un suo marchio di fabbrica così come la sperimentazione di nuovi ruoli. Le situazioni negli spogliatoi le ha sempre affrontate con chiarezza e comunicazione (come il caso Totti) e, quando serve, utilizzando una linea fredda e dura per mancanze di rispetto- come il caso Icardi all’Inter- o per atteggiamenti che danneggiano lo status mentale della squadra. Una nuova era che sta per iniziare, il bisogno di ritornare nell’Europa che conta, ladies and gentlmen: Luciano Spalletti is back.

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