Napoli e Osimhen, quello che manca. Cronistoria degli attaccanti azzurri

Correva l’estate del 2010, e tra casa e ambiente Napoli l’umore era alle stelle. Fabio Quagliarella, che allora guidava l’attacco azzurro aveva realizzato 11 gol. Sembrava di aver trovato l’eletto, colui in grado di riportare l’entusiasmo nella piazza, il figlio di Napoli che regala un sogno ai suoi conterranei. In quell’estate avvenne una decisione che cambierà le cose all’ombra del Vesuvio. In una città più a sud, con un progetto che stava facendo spuntare dei frutti meravigliosi, si osservavano giocare alcune delle stelle che segneranno anni di calcio italiano e non solo. È il Palermo di Javier Pastore, Fabrizio Miccoli, Antonio Nocerino, il giovane attaccante uruguaiano Abel Hernandez e non solo.

Quest’ultimo, si alternava con un suo connazionale, anch’esso con buone potenzialità, ma meno considerato. Il Napoli in quel calciatore decise di crederci, tanto da acquistarlo per alternarlo con Quagliarella. È l’inizio del regno di Edinson Cavani, che cambierà le cose per sempre.

Il doloroso addio di Quagliarella alla Juventus, sembra un segno del destino. La piazza è in rivolta con uno dei suoi figli, e riporrà tutte le aspettative nel Matador. Perché si sappia la verità sull’addio di Quagliarella (e arrivi il conseguente perdono) ce ne vorranno di anni. Per l’imposizione del ragazzo arrivato dal Palermo molto meno. Segna un gol, poi un altro, e un altro ancora, non si ferma più, partita dopo partita. Nessuno poteva immaginarsi di avere davanti un top player, di anni ne erano passati tanti dagli ultimi fuoriclasse.

Ma il terzo posto e la qualificazione in Champions League davano ancora maggiori aspettative. Ci sarà un gol nelle partite più importanti della massima competizione europea, in finale di Coppa Italia, in Europa League, oltre un titolo di capocannoniere. Sono tante le notti magiche vissute con lui. Ma un calciatore in grado di segnare ben 104 gol in sole tre stagioni è chiaramente difficile da trattenere. Busserà alla porta il Paris Saint-Germain, un club francese rilevato da un uomo che di soldi da spendere ne ha. È Nasser Al-Khelaifi, un importante imprenditore qatariota.

La stagione precedente, strapparono al Napoli un altro simbolo di quella squadra, Ezequiel Lavezzi. Questa volta, non avranno problemi a sborsare ancora. La clausola di 64 milioni, che allora sembrava irraggiungibile, verrà versata nelle casse di Aurelio De Laurentiis. El Matador non è più un giocatore del Napoli. Però, i soldi sono tanti, e bastano per realizzare una campagna acquisti di tutto rispetto. Il primo ad arrivare sarà Dries Mertens, che col suo Psv inflisse una sonora sconfitta ai partenopei. Per poi arrivare al colpo vero, colui in grado di sostituire quell’attaccante che sembrava non poter essere rimpiazzato. Viene dal Real Madrid, e si chiama Gonzalo Higuain. L’entusiasmo della piazza è ovviamente incontenibile. A fine sessione, arriverà il suo vice, un colombiano trovatosi a giocare in Argentina, ovvero Duvan Zapata, forse l’acquisto più anonimo di quell’estate.

El Pipita non segna quanto Cavani, ma sa come farsi trovare, e i suoi gol li fa. Nel frattempo, Zapata di spazio ne avrà, e nonostante sia poco, riesce a far intravedere del potenziale. In una stagione azzurra poco fortunata, una di quelle in cui sembra mancare tutto, non può mancare un colpo in attacco. Stavolta risponde al nome di Manolo Gabbiadini, che tanto ha fatto divertire alla Sampdoria. Saprà dare una scossa all’attacco partenopeo, senza però salvare le sorti della squadra. In molti finiranno sul banco degli imputati, tra cui Gonzalo Higuain, nonostante una buona stagione, in cui gli errori sono arrivati nelle partite decisive.

È facile intuire che avverrà una rivoluzione. Duvan Zapata andrà via. Ne risentiremo parlare. Tuttavia, El Pipita resta, e realizza la miglior stagione della sua carriera, realizzando 36 gol in Serie A, record di gol in una singola stagione del campionato italiano. Dopo un’annata simile, gli occhi di tutta Europa tornano a farsi vivi su di lui, ma stavolta Il Napoli non vuole compiere lo stesso errore, il suo pilastro non parte. Purtroppo, anche le cose più belle hanno una fine, e Gonzalo Higuain andrà sì via, ma non a una qualunque. La destinazione è Torino, quella bianconera, la Juventus. Tale scelta, viene vissuta come un tradimento.

Nel frattempo, prima della sua partenza, la società ha acquistato un giovane attaccante polacco dall’Ajax, maestri nel formare grandi nomi del ruolo. Arkadiusz Milik, o Arek, ha su di sé un peso enorme. Non ha il carisma di Cavani o la nomea di Higuain, ma tecnicamente è ammaliante, e segna tanto. Qualcos’altro frenerà la gioia dei tifosi partenopei, e non sarà una cessione. Ma un qualcosa di più grosso, soprattutto più doloroso. Legamento Crociato Anteriore. Gabbiadini non riuscirà a reggere il peso dell’attacco, verrà ceduto al Southampton. Resta solo una scelta, inventarsi un attaccante. Dries Mertens, amatissimo dai supporters per il suo attaccamento alla maglia, giocherà in quel ruolo, segnando tantissimo. È forse il Napoli più bello della storia, ma anche quello che dovrà rassegnarsi agli più tristi. Non arrivano trofei, solo la meravigliosa illusione di esserci arrivati ad un passo.

Tutto questo fa male al Napoli, che forse ha raggiunto il suo apice, quello che non torna più, quello che porterà ad una rapida discesa. Arek Milik ha recuperato dall’infortunio, di gol ne farà, ma è come se all’ombra del Vesuvio le cose siano cambiate per sempre. Si cerca colui che ti porta a vincere, forse proprio ora che è tutto finito. Intanto, la discesa è iniziata, e si mostra sempre di più. Il Napoli non è più quello di una volta. Non mancano i gol di Milik, ma la fiducia, cosa che porta il polacco sulla lista degli imputati. Partirà in seguito all’Olympique Marsiglia, senza grossi rimpianti. Per lui l’avventura in maglia azzurra è finita. Ora tocca al vice Andrea Petagna e al secondo colpo più costoso dell’estate 2020, Victor Osimhen, giovane attaccante nigeriano proveniente dal Lille.

Il suo impatto in maglia azzurra è devastante, non segna tantissimo, ma di gol ne fa realizzare. Il Napoli sembra tornato una giostra. Ancora una volta, a tradire il tutto ci penserà la forma fisica. Osimhen soffre di un problema alla spalla che lo terrà fermo per più tempo del previsto. A questo, si aggiunge il Covid, che limiterà maggiormente le possibilità di un ritorno alla condizione fisica di un tempo. Petagna è costretto agli straordinari, qualche gol lo fa. Intanto, il ritorno del nigeriano non è stato dei migliori. Una serie di prestazioni negative e qualche gol sbagliato di troppo lo hanno messo sulla lista dei principali colpevoli del disastro Napoli. Tuttavia, la sensazione è che lui sia solo vittima dell’attuale situazione del Napoli.

Ha bisogno di ingranare nel calcio italiano, tutto questo nel periodo più difficile della storia del calcio. A questo si è aggiunta la grande sfortuna. Magari tornerà a segnare e la piazza ritroverà questo grande attaccante che tanto cerca, ma l’assenza dei risultati non può essere imputata solo a lui, piuttosto, ad un modello che ha bisogno di rinnovarsi e trova in lui il capro espiatorio. Non è solo lui a fallire, ma tutto il Napoli. E quando si perde, la colpa non può essere solamente di un uomo.