La vittoria delle rivincite

Fonte foto: SSC Napoli

Inutile nascondersi, il lunedì è il giorno più temuto della settimana per antonomasia. E’ il giorno che non vorremmo mai arrivasse. Oltre a questo, va aggiunta anche la forte paura, che molti di noi hanno provato, pensando che sarebbe arrivato con una sconfitta al “Maradona” con la rivale più temuta. Spauracchio superato, il Napoli ha vinto ed anche il lunedì acquisisce i connotati di una piacevole giornata. Il tifo partenopeo non è capace di digerire rapidamente una sconfitta, ha però, il grandissimo pregio di assaporare tutte le sfaccettature di una vittoria, lentamente. 

Dopo il tracollo di Bergamo, in tanti se non tutti, hanno pensato e forse anche sperato che la Juve potesse essere l’ultima tappa dell’esodo Gattuso. Invece, il famoso proverbio “il calcio dà, il calcio toglie” ha trovato la sua culla ideale sabato a Fuorigrotta. 

Le tre di Rino – Poco più di un anno fa, il suo primo Napoli affrontava la Juve dell’ex comandante, che per quanto se ne sia detto, era decisamente più compatta, costante e molto più temibile di quella del presunto “Maestro”. Una partita di fioretto vinta in uno degli ultimi “San Paolo” gremiti di folla, che senza dubbio, aveva ridato serenità ad un ambiente rimasto spaccato dalla gestione di Ancelotti. 

E’ arrivata la sesta Coppa Italia dedicata alla sorella mancata pochi giorni prima della finale di Roma. In una Napoli che a giugno presentava zero contagi ed i reparti delle terapie intensive erano svuotati, la vittoria della Coppa Italia è stata una liberazione, un urlo comune iniziato dalla stazione di Afragola, proseguito con i caroselli di Piazza Vittoria e terminato nei bagni di Piazza Trieste e Trento. E poi la vittoria di sabato. Inaspettata, ma che certamente è quella che più di tutte, porta il suo marchio e quello dei suoi uomini. Non giocava solo contro i favori del pronostico, brutto da dire ma anche contro una buona parte del tifo. Quel tifo, tanto innamorato quanto spietato. Erano tutti pronti per giustiziarlo. “Nun è cosa soja”, il ritornello delle ultime ore.

Invece, il Napoli è più cosa sua che di tanti altri. Fino a quando non si sa, ma l’abbraccio a fine partita con i suoi uomini testimonia, ancora una volta, che questa squadra vuole Gattuso. 

Ai punti, il peso della Coppa Italia si sente, ma certamente quella di sabato è la sua vittoria più importante da quando ha sposato la causa azzurra. “Il calcio dà, il calcio toglie”.

100 volte Lorenzo – Alle 18,30 circa di sabato, in ogni casa di un qualsiasi tifoso azzurro è calato il gelo. Terribili ricordi, ancora freschi e temporaneamente accantonati, sono stati rievocati. Quella palla finita vicino al palo nel silenzio del Mapei era il replay che scorreva nelle teste di ognuno di noi, mentre il capitano sistemava la palla sul dischetto. C’è chi ha chiuso gli occhi sulla rincorsa del 24 e chi mente a se stesso nel dire il contrario. Riflettendoci bene però, solo lui poteva prendersi quella responsabilità, perché solo lui aveva il diritto di prendersi quella rivincita. I rigori li sbaglia solo chi li tira, vero. Ma non tutti i rigori sbagliati hanno lo stesso peso. E Lorenzo questo lo sa, la prova è la poca brillantezza, se così si può dire, delle ultime giornate. Due pali colpiti, prestazioni timide ed il centesimo sigillo che non arrivava. Che fosse destino o meno, questo non è dato sapersi, ma che Insigne segnasse dagli undici metri la sua rete n. 100 contro la Juventus è una ennesima dimostrazione che “il calcio dà, il calcio toglie”.

Gli ultimi saranno i primi – Ospina che, a pochi minuti dal fischio d’inizio, dà forfait è il tipico preludio di un periodo nero destinato a concludersi in tragedia. Preparare la partita con un portiere che imposta dal basso è una cosa, ritrovarsi un talento grezzo, più che grezzo che talento nell’ultimo periodo, è un’altra. La sconfitta a Verona aveva posto fino alla rotazione dei portieri partenopei. Alex Meret non era il portiere delle coppe o quello del campionato. Era semplicemente il 12, quello destinato a subentrare a causa di estrema necessità e basta. La poca affidabilità con la palla tra i piedi, una scarsa personalità, una presunta zavorra che lo teneva ancorato sulle palle alte sono stati i demoni con i quali l’estremo difensore friulano ha convissuto nelle ultime e non poche panchine. Però, l’occasione di sconfiggerli si è presentata. Certo, difendere la porta dai missili di sconosciuti come Ronaldo, Chiesa, Morata non è cosa semplice, mettiamoci anche la scarsa fiducia del popolo napoletano ed ecco che la papera è dietro l’angolo. Sarà lo stadio vuoto, saranno le sue fredde radici ma Meret ha giocato da veterano e ha tenuto la porta inviolata e la tragedia si è trasformata in idillio. La vittoria di sabato è anche la rivincita di Alex Meret. “Il calcio dà, il calcio toglie”.

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