Due facce della stessa medaglia: Demme e Bakayoko fra Manzoni e Platone

Per più di qualche settimana la mediana del Napoli è sembrata sterile, quasi inadeguata, spesso poco tecnica e imprecisa. La coppia che la componeva era quella formata da Fabian Ruiz e Bakayoko. Questa coppia all’esordio stupì. Era un pomeriggio d’ottobre, il Napoli dopo il putiferio scatenatosi dopo la positività di due pilastri del centrocampo acquista Bakayoko in prestito e pronti via, dopo due settimane di allenamenti Gattuso lo butta nella mischia, riscuotendo un discreto successo contro l’Atalanta.

Per qualche settimana nell’animo di tifosi e addetti ai lavori cresceva la convinzione che una nuova coppia fosse sbocciata, che i due si completassero a vicenda e che forse questa alla lunga, data la qualità degli interpreti, avesse scavalcato le altre nelle gerarchie. Ad esempio la stessa coppia con Zielinski, o il binomio Lobotka-Demme, anche se raramente schierata.

Alla lunga però questa coppia si è rivelata inadeguata, la difesa lavorava il doppio e gli spazi voraginosi, sempre più grandi per gli avversari, innescavano occasioni controproducenti per gli azzurri. In pochi mesi da coppia già sposata, quella composta Bakayoko-Fabian Ruiz, si è trasformata in una coppia Manzoniana, divisa quindi da un terzo incomodo. In questo caso però il terzo incomodo sì porta scompiglio nella coppia, ma per poi riportare il buon umore, fantasia e geometria in un centrocampo che come un fiore non curato appassisce. Il suo nome è Diego Demme. Centrocampista tedesco di origini italiane, che lo scorso anno arrivò in sordina dal Lipsia, fra lo scetticismo generale, si ritagliò uno spazio in mezzo al campo e che quest’anno si è visto sottrarre il posto dato il cambio di modulo.

Un cambio di modulo che per evidenti caratteristiche è preferito all’omonimo di Maradona, ma che per gerarchie è dietro a Fabian. Quest’oggi la partita contro la Fiorentina però ha evidenziato quanto la sua presenza sia fondamentale; non solo per la coesistenza con il giocatore di proprietà del Chelsea, ma anche per le geometrie e l’equilibrio che evidentemente ha portato in campo. Una titolarità forzata quindi ma che pone l’accento su come Demme e Bakayoko, per quanto diversi siano le due facce della stessa medaglia. I due quindi si completano, infatti Bakayoko protegge la difesa lasciando meno compiti ai due centrali; delegando il lavoro sporco a Demme, del quale se ne occupa più che bene.

Questa coppia quindi ricordà un po’ quelle di Platone, il quale nel ‘Mito delle due metà‘ cita due amorosi i quali si completano, e che per tale ragione vengono divisi dall’invidioso e potente Zeus, che li destinerà a cercarsi per tutta la vita. L’auspicio quindi è quello di ritrovare spesso la coppia Demme-Bakayoko, a discapito di un giocatore tanto forte quanto fuori ruolo come Fabian Ruiz.