BUTTO IL VECCHIO, PRENDO IL NUOVO – IL CONFRONTO: Petagna vs Llorente

Che Napoli, negli ultimi anni, fosse foriera di attaccanti di ogni genere era cosa ormai consolidata. Che addirittura potesse avere, per le medesime caratteristiche tecniche, sia un’alternativa ‘esperta e navigata’ sia un’alternativa ‘giovane e di prospettiva’, è una tendenza formalmente consolidata quest’anno.

A reggere il banco sono due punte all’apparenza simili, ma nella sostanza estremamente diverse: Llorente e Petagna.

I motivi alla base dell’acquisto dell’uno piuttosto che dell’altro sono diametralmente opposti: il trentacinquenne spagnolo fu prelevato lo scorso settembre a parametro zero dal Tottenham, il venticinquenne triestino fu invece preso per circa 16 milioni dalla Spal a gennaio, salvo essere lasciato lì in prestito mezza stagione e poi definitivamente assoldato con il gruppo azzurro a giugno.

Le formule d’acquisto, in questo calcio, la dicono lunga sull’effettiva prospettiva che un club intravede nei confronti del nuovo arrivato, lasciando al proprio allenatore la gestione dello stesso ma sempre con un occhio rivolto all’utilità richiesta dalla società.

E così è stato per Llorente.
Una stagione all’ombra del Vesuvio sotto la guida di due allenatori totalmente diversi che lo hanno adoperato per quella che – ad avviso di chi scrive – resta l’unica dote ancora degna di nota dello spagnolo: lo stacco aereo e la protezione della palla, seppur statica.
Suo il goal decisivo con il Liverpool in Champions, il numero nove azzurro ha messo a segno ‘solo’ altre tre reti con la casacca partenopea in ben 24 presenze.
Non un numero esiguo, se si considera il motivo per cui è approdato in azzurro e – soprattutto – la scarsissima onerosità dell’operazione. Tuttavia, se si contestualizzano le sue doti poco inclini al gioco veloce e spumeggiante, resta difficile intuire quale possa essere, allo stato dei fatti, la posizione di Llorente nei piani azzurri.

Quello di Petagna, di contro, è stato un investimento anche a larghi tratti criticato dagli addetti ai lavori e dagli stessi tifosi che – non del tutto infondatamente – lo hanno accolto con l’etichetta di ‘centravanti boa’, poco utile ad un gioco totalmente diverso, quale quello partenopeo.

Nonostante le pressioni iniziali, il bomber spallino ha messo subito le cose in chiaro: umiltà e piena conoscenza del livello dei suoi compagni di reparto lo hanno messo in condizione di doversi adeguare agli standard collettivi, collezionando una serie di prestazioni che hanno sbalordito i suoi detrattori.


Lavoro di spalle alla porta e protezione di palla al limite dell’area era quello che ci si aspettava da lui.
Recupero palla sulla trequarti, impressionanti sprint in profondità, ottime conclusioni sia di destro che di sinistro e soprattutto una impressionante visione di gioco (vedasi l’imbeccata per lo scavino di Mario Rui contro la Real Sociedad) sono tutto ciò che i più non si aspettavano dall’ex Spal ma che, grazie al sapiente utilizzo di Gattuso, sta venendo fuori partita dopo partita.

Trarre le conclusioni dopo meno di mezza stagione disputata è un errore che chi vuole elaborare un’analisi oggettiva non può permettersi.
Tuttavia, tralasciando l’aspetto meramente identificativo dei numeri che la nuova e la vecchia punta hanno mostrato sul campo finora, sembra evidente a chiunque il diverso peso che esercita l’ex Spal rispetto allo spagnolo sul quale, in questo momento, sembrano addirittura esserci diverse pretendenti per il prossimo mercato invernale.

Poco male, insomma, se Llorente dovesse abbandonare il Napoli a stagione in corso: Andrea Petagna sa bene cosa fare e, soprattutto, sa sempre farsi trovare pronto al richiamo di Gattuso

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