CdS – Gattuso da primato! Rino richiama la Storia: numeri a confronto con Amadei e Sarri, il dato curioso del 2016/17

L’edizione odierna del Corriere dello Sport analizza un dato ben preciso del Napoli di Gennaro Gattuso: i gol fatti. Il quotidiano mette a confronto i numeri di Rino con quelli di Amadei e Sarri:

“Si fa in fretta a tirare in ballo la Storia (persino quella con la maiuscola), però stavolta è lecito scomodarla, anche se siamo appena all’ inizio, non è quasi cominciato questo campionato soffocante, e si sa che la strada è lunga, ci saranno varie tappe. Però è andata così, lo raccontano i numeri, che a modo loro non sbagliano: semmai vanno letti, e magari anche un po’ interpretati, e sistemano il Napoli di Gattuso in un limbo, che sa persino di sogno. Perché ventisei gol, all’undicesima giornata, ma dopo averne giocate dieci, rappresentano un indizio di primato e comunque un pezzettino di podio, adagiano questa squadra che sa come si regala gioia (e a volte anche come si sparge sofferenza), alle spalle del Napoli di Amadei e un po’ più distante da quello di Sarri, una giostra d’ emozioni intense che ancora stanno lì, attorcigliate nei ricordi di una città”.

AMADEI “Sessantatré anni fa, quel Napoli che poi avrebbe chiuso al quarto posto, con in panchina Amedeo Amadei, alla undicesima aveva perso solo due partite (con Fiorentina e Lazio), alla dodicesima sarebbe stato anche capace di vincere a Torino, in casa della Juventus (3-1) e intanto si scatenò, trenta reti, un’abbuffata gigantesca, forse per combattere gli stenti che poi sarebbero arrivati, perché il calcio non cambia mai”.

SARRI“Appena tre anni, era la stagione 2017-18, il Napoli di Sarri, ancora distante dalla sua «crisi» in un albergo di Firenze, s’era già preso la scena, irrompendo con quel suo spettacolo devastante e denso di trentadue gol, rimanendo all’ asciutto una sola volta (contro l’Inter), travolgendo chiunque, grandi e piccine, e sistemandosi seriamente ai margini della Leggenda”.

GATTUSO “Rino ha scoperto la varietà del proprio organico, sta cercando ancora un calcio che lo soddisfi appieno, resta in mezzo tra il tridente e il 4-2-3-1, e però questi sembrano persino esercizi dialettico, oppure strategici, che si perdono nella realtà di un attaccante extra large, nel quale si mescola la fisicità e l’eleganza, il talento e l’atletismo, la rapidità di pensiero e quella di esecuzione. È un Napoli che ha tanti volti, perché lo richiede un’annata stressante.

Eppure, il Napoli di Sarri più prolifico è quello delle novantaquattro reti nell’anno in cui Mertens scoprì la sua nuova esistenza da centravanti, stagione 2016-17, cominciata con il freno a mano tirato (all’undicesima era «appena» a quota venti) e poi caratterizzato da un’escalation impressionante, pieno di scorpacciate (sette reti a Bologna), di manite (al Cagliari e due volte al Torino. Mentre questo di Gattuso, che sta inseguendo equilibrio e una identità non semplice da costruire in questo ammasso di partite, ha sottilmente scoperto il perverso piacere della sua esuberanza quasi senza accorgersene: i sei gol con il Genoa non sono stati un caso, e c’è stato il sospetto, perché poi, a distanza più o meno ravvicinata, il Napoli straripante ha travolto ancora. E’ un’onda anomala, ma comunque ricorrente”.

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