Ucciso per un tatuaggio a Lavezzi: arriva la sentenza per i due killer

Confermati in appello gli ergastoli ai danni di Arcangelo Abete e Raffaele Aprea, rispettivamente mandante ed esecutore materiale dell’omicidio di Gianluca Cimminiello, giovane tatuatore “colpevole” di aver realizzato un tatuaggio all’ex giocatore del Napoli Ezequiel Lavezzi. Secondo i magistrati della Corte d’Appello del capoluogo campano, Abete, allora boss del clan degli Scissionisti, diede l’ordine di morte ad Aprea e Russo, l’altro killer condannato in un procedimento secondario.

Ma cosa successe esattamente quel 2 febbraio 2010? Gianluca, un ragazzo di 31 anni, venne freddato con diversi colpi d’arma da fuoco sull’uscio del suo negozio, a Casavatore. La sua “colpa” fu quella di aver postato una foto con Lavezzi nella quale mostrava un tatuaggio appena fatto al calciatore argentino. Tale gesto venne visto come un affronto da parte degli Scissionisti, che volevano imporre il loro tatuatore per accrescere il proprio consenso sociale in città e dimostrare di essere “amici” di una personalità pubblica molto amata come il Pocho. Bastò semplicemente questo per decretare che la vita di un giovane, un onesto lavoratore, dovesse essere spezzata. Come riporta NapoliToday, a dare la notizia della sentenza è stata la sorella Susy, che da anni si batte per ottenere giustizia sulla terribile vicenda che ha colpito la famiglia Cimminiello.

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