CdS: “Addio intoccabili. La scelta di Ancelotti per uscire dalla crisi”

Dopo diciannove formazioni sempre tra loro diverse e un campionario di sistemi di gioco, Carlo Ancelotti ha scelto di uscire dagli schemi e di puntare non esclusivamente, forse neanche prioritariamente sul talento che ha ed è anche non confutabile, ma sugli uomini capaci di metterci anche la faccia: perché la crisi è autentica, è vera, è indiscutibile ed ha varie ragioni. Per risolverla, servirà un’ anima, e andrà in campo chi dimostrerà di esserne in possesso, riscrivendo gerarchie che sono già state rivedute e anche corrette ma che terranno presente, in quest’ immediato futuro nel quale la sua panchina verrà inevitabilmente sfiorata dal chiacchiericcio e dal venticello destabilizzante dei risultati , della personalità e anche del coraggio di affrontare, come ad Anfi eld, questo percorso accidentato dal quale il Napoli deve uscire fuori e può farlo solo a testa alta.

MODULO. Poi si traccerà anche la strada, ma attraverso un convincimento generale, che si sposi con le caratteristiche di questa squadra che ha dimostrato – anche contro il Bologna, precedentemente all’ Olimpico capitolino contro la Roma – di non avere nelle corde il tridente, per assenza di registi classici e l’ altro giorno per la voragine che si è aperta dopo l’ infortunio di Allan. E però la tentazione è di riprovarci ancora, almeno una volta, per assecondare soprattutto la natura degli esterni, magari «allenando» uno come El mas al ruolo d play. Ma questo, ora, è in richiamo alla coscien Callejon ai margini Mertens è entrato nel cast dei precari Gioca chi ha cuore za collettiva, stavolta, che viene schierata nella formazione base. Per arricchirla d’ una ferocia che è stata smarrita – tranne con il Liverpool, con l’ Atalanta e poi in rare e momentanee circostanze. Saranno riscritte le gerarchie, la crisi è vera, va combattuta da gente con l’ anima

I PILASTRI. Callejon è già scivolato ai margini, con le sue due panchine consecutive, e anche Mertens è entrato nel cast dei precari di una squadra che può anche rinunciare alla genialità di calciatori -simbolo, mai alla voracità che al Napoli è mancata con il Genoa, a San Siro e anche – a tratti – con il Bologna, dove le difficoltà tattiche sono state superiori a quelle caratteriali. Ma nessuno è ormai intoccabile, è una categoria che può dirsi rimossa dalle schiere azzurre di Castel Volturno, stravolte da questo ciclone che si è abbattuto sul Napoli nelle ultime sei partite, ricche di niente, appena quattro pareggi e due sconfitte e la vittoria lontana più d’ un mese.

IL CUORE. E il pericolo che diventi un’ annata fallimentare, con il quarto posto a distanza siderale, Ancelotti ha scelto di sfi darlo a modo suo, stravolgendo una sua antica abitudine, il dialogo ma anche il senso autentico dell’ estetica: il Napoli che verrà, da Udine in poi, dovrà avere gli occhi di tigre. Che sia 4-33, come sembra, o che si torni al 4-4-2, il risultato finale dovrà essere uno e uno solo: perché questi sono incredibilmente diventati dettagli assai marginali. Adesso è innanzitutto una questione di cuore.

Fonte: Corriere dello Sport