CorSport: “Napoli primo a metà costo. Valore della rosa minore rispetto alle altre capoliste d’Europa”

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È così che si ribaltano i luoghi comuni, che si dà forma alle Idee e credibilità a un sostantivo; è così che il «Progetto» ha un senso, non rimane materia astratta, un vuoto pneumatico in cui galleggiare vorticosamente, aggrappati alla farraginosa e vacua retorica; ed è così ch’è possibile «rivoluzionare» il sistema, lasciandolo governare da una Filosofia (autentica) e lasci che il «dio» danaro resti vagamente defilato. E’ così che il Napoli, in quattordici anni, s’è rialzato, ha lasciato che la penombra del sottoscala nel quale era piombato (fallendo) rimanesse un vago ricordo, però anche una lezione a cui attingere: e ora che nell’Europa del calcio che conta brilla una stella in più, è palpabile la dissonanza tra questo Universo e gli altri, tra le umane virtù d’una società che è stata capace di rimettersi in gioco, di sfidare i Colossi guardandolo negli occhi, primo tra i primi di Spagna e di Germania, di Francia e d’Inghilterra, un macrouniverso sfarzoso che può alimentarsi come meglio crede, andando ad attingere in quei caveau che in realtà sembrano giacimenti.

IL MIRACOLO. E’ calcio ma è anche economia & finanza applicata seguendo gli impulsi del cervello e rifiutando quelli della pancia; è, nel suo piccolo (?) un miracolo tout cort che sbriciola certezze fragili: si può tentar di vincere pur non possedendo barili di greggio e un passato lastricato di successi, dunque un appeal così accattivante da sedurre a prima vista. In Italia, e da otto domeniche, il Napoli di De Laurentiis ha stravolto certe ricorrenti correnti di pensiero, ha risistemato il calcio al centro del villaggio, ha ricostruito un’empatia che pareva evaporata (e per sempre) appena a inizio Secolo, quando intorno c’erano macerie: ora, sull’attico del campionato, osserva i padroni di questo Vecchio Continente in cui comandano il Barcellona dei 706 milioni di euro certificati (Transfermarkt) come l’organico più «potente», il Psg che s’è fermato (per ora) a 648 milioni di euro, diciannove in più del Manchester City, quarantanove in più del Bayern Monaco.

LA SFIDA. De Laurentiis ha lanciato coraggiosamente la sua sfida restando lucidamente freddo, scegliendo un percorso alternativo, assicurando la serenità aziendale attraverso la messa in sicurezza del bilancio (quasi sempre attivo) e garantendo una continuità tecnica nei cicli: da Reja a Mazzarri, da Benitez a Sarri, al di là delle intuizioni – sue e del management – s’è stato una ricorrente allergia agli esoneri (è toccato a Ventura e a Donadoni) ed alle destituzioni di pancia. LUNAPARK. Il Napoli di oggi, quella leggiadra creatura che cattura gli occhi, che induce ai paragoni, che spinge alla celebrazione, è la sintesi tra l’intuizione di osare con Sarri (e Giuntoli) e il coraggio di restare – pur nell’addio di Higuain – aggrappato fedelmente a quei talenti importati da Benitez (e da Bigon), integrandoli con questa beata gioventù che un giorno, e chissà quando, dovrà assorbire l’eredità. Ma il Napoli che resta abbracciato al suo sogno ha un nucleo storico che rappresenta la fotografia d’una identità racchiusa nel decennio di Hamsik (e pure di Maggio che gli sta alle spalle), nel quinquennio dei Reina e dei Callejon, dei Mertens, degli Albiol e dei Ghoulam, eppure nella capacità di custodirli emozionalmente, attraverso una politica dei rinnovi che ha trascinato il monteingaggi al di là dei cento milioni e però è servito per creare questo modello di fedeltà che fa rima con felicità. Napoli, Barcellona, Psg, Manchester City e Bayern Monaco: come se avessero costruito una sala giochi sulla luna, lasciando le altre sull’uscio (il Real, il Manchester United o anche il Chelsea….: anche i ricchi piangono…).

Fonte: Corriere dello Sport