EDITORIALE – La sVentura di chiamarsi Insigne

È la vigilia di Italia-Svezia, ultimo appello a cui gli azzurri nazionali possono aggrapparsi per far parte della prossima rassegna continentale. A tenere banco, in queste ore, è l’utilizzo del Magnifico. Secondo le indiscrezioni il folletto partenopeo dovrebbe partire dalla panchina. 

Sembra una bestemmia blasfema, una forzatura miope ed ottusa di un integralismo che, a conti fatti, non ha prodotto nulla di più di un deprimente spareggio. Eppure, fatti alla mano, è la verità. Quest’ultima dovrebbe avere una sola faccia ma, in mano ad alcuni, può sovvertire qualsiasi evidenza in modo disarmante ed anche imbarazzante. Il giocatore italiano di maggior talento rischia di non trovare posto  in una povera Italia poiché “figlio illegittimo” di un modulo. Il giocatore italiano più in forma del momento e con maggiore classe dovrà essere schiavo di numeri aventi alcun senso specifico e connesso al vero gioco del calcio. Sembra una barzelletta degna del noto programma televisivo “la sai l’ultima” ma, nei fatti, trova addirittura approvazione in certi addetti ai lavori. Eppure l’equazione più semplice che dovrebbe seguire un allenatore, ancor più un commissario tecnico, è quella di far coesistere il meglio possibile a propria disposizione tra essi in uno schema che possa esaltare i singoli in dialogo comune per la crescita del gruppo. L’esatto contrario di ciò che perpreta nei fatti il nostro commissario tecnico. Un “oligarca”, anche fin troppo arrogante, impone uno schema tattico che violenta le poche eccellenze italiane rimaste sacrificando sull’altare di una tracotante saccenza le possibilità di successo della nostra nazionale. Celebrazione massima di cotanta astarnata miopia è la sevizia irrazionale di quanto il campionato italiano offra. Non far giocare Insigne in virtù di tutto questo è “stuprare” le qualità di un ragazzo che da un anno a questa parte è la massima espressione del calcio nostrano. Riuscire a spiegare in altri modi una scelta così assurda non sarebbe possibile. Insigne nell’ultimo anno solare ha dimostrato di essere il migliore nel suo ruolo inanellando gol ed assist come se piovesse. Le sue prestazioni sono state autentiche celebrazioni di classe, fulmini di talento e lampi di genio senza pari. Eppure, evidentemente, è più importante un modulo, oltretutto “provinciale”, della consacrazione di un campione a servizio di una squadra. Non è la prima volta la Napoli calcistica litiga con quella nazionale, non è la prima volta che il bel paese si benda per non vedere la qualità dei campioni in maglia azzurra partenopea. Ultimo ma non ultimo è il caso anche di Jorginho, anch’esso “inadatto al 3-5-2”. 

Eppure in passato c’era chi parlava di “blocco”, cioè dell’importanza di convocare più giocatori possibili della squadra che comanda in campionato. Da gennaio scorso, però, il Napoli è il primo della classe riuscendo a distaccare anche la Juventus. Questi numeri però non contano, come quelli relativi ad Insigne che è parte fondamentale di uno dei tridenti d’attacco più forti al mondo. Forse la verità è che Insigne è forte, molto forte, ma non abbastanza per una nazionale che non fa nemmeno parte della top ten mondiale. L’autolesionismo di un commissario tecnico arrivato a ricoprire un ruolo così importante senza alcun merito sportivo è solo la punta dell’iceberg. Come detto non è la prima “incomprensione” tra la Napoli calcistica e l’Italia

Diventa difficile così creare una sinergia tra i tifosi azzurri ed una nazionale che non premia i propri beniamini nemmeno quando lo meriterebbero per distacco. Difficile chiedere e pretendere appartenenza nei riguardi di una squadra che non ha nulla di riconducibile ai colori partenopei in quanto violentati da un “tiranno ottuso dei moduli”. Forse il problema del nostro Lorenzo è chiamarsi Insigne, la sua sVentura è essere il numero 24 del Napoli e non di un’altra. Non vogliamo alimentare sospetti e dietrologie ma probabilmente con altri colori addosso avrebbe potuto avere più fortuna. Siamo tutti italiani e domani, sicuramente, tiferemo la nostra nazionale anche se il nostro cuore piangerà nel vedere un talento scaldare la panchina in favore di chi, invece, ha meno classe del Magnifico. Non ci sorprenderemo però se qualche “brigante” si sentirà più “vichingo” che italiano, augurando alla nazionale magari di inghiottire un nuovo “biscotto” amaro.

Articolo precedenteAllenamento, pioggia intensa e terapie per Milik e Ghoulam: il resoconto della giornata
Articolo successivoRetròpassaggio – Moreno Ferrario, “condannato” all’autogol