Stay strong, Arek

Sembrava ormai un lontano ricordo quel maledetto infortunio, capitato in nazionale, nel momento più bello della sua avventura in azzurro: 7 gol in 9 partite, una partenza inaspettata, fiuto da vero centravanti.
Non è arrivato qui con la presunzione di essere il nuovo Higuaìn, ma ha accettato questa sfida per farsi conoscere come Arek, numero 99.
È difficile a 22 anni affrontare, mentalmente, il lungo percorso di (ri)stabilizzazione. Quel maledetto ginocchio ha fermato la sua voglia di lottare per questi colori, lo ha tradito e reso vulnerabile.

Lui, però, non è uno che si arrende facilmente. Lo ha dimostrato quando pochi giorni dopo l’operazione già camminava e addirittura provava i primi palleggi, gli mancava davvero tanto quell’oggetto sferico che lo ha salvato da una vita sbagliata. La fortuna è che solo non è mai stato, la sua Jessica lo ha supportato tenacemente solo come una compagna innamorata sa fare; amici, compagni di squadra, allenatore, ma soprattutto lo staff azzurro lo hanno immediatamente accompagnato verso una nuova rinascita.
Il dottor De Nicola e i suoi uomini, dopo appena 97 giorni dall’operazione, gli hanno dato una gioia fantastica: riassaporare l’emozione di scendere in campo, anche per pochi minuti.

Gradualmente ha ripreso a giocare, a ritrovarsi con gli altri azzurri. Sembrava una favola finita benissimo, ma la realtà a volte è più crudele di quanto pensiamo.
Quasi 365 giorni dopo il suo corpo l’ha “tradito” di nuovo, questa volta l’altro ginocchio. Il dolore non per il crociato rotto, ma per la ricaduta avrà fatto malissimo; “Perché proprio a me?” si sarà domandato questo ragazzo grande e grosso, ma tremendamente fragile. Una risposta non c’è, è la natura che con alcuni uomini è meno benevola. Il suo stato d’animo è facilmente comprensibile, allora la prima cosa da fare è renderlo partecipe della stima e l’affetto che i napoletani provano nei suoi confronti. Esserci nei momenti belli e nei momenti bui, uniti verso una nuova rinascita. Questa volta sarà più dura, ma non impossibile.

Servirà davvero il supporto di tutti, grazie anche ai social, i quali potranno aiutarlo a ritrovare il sorriso.
La sua storia è comune a tante altre, come capitato a campioni come Baggio o Ronaldo il brasiliano, che hanno conosciuto la paura di non poter più giocare a pallone serenamente, o come Pepito Rossi, con una carriera compromessa a causa dei numerosi infortuni.
Il calcio è un gioco bello e a volte crudele. Ciò che non ti uccide però ti fortifica. E quindi, in tanta sfortuna, qualcosa di buono si può trovare.
Per il momento, dunque, bisogna stare vicini a questo ragazzo, perché di un uomo si tratta prima che giocatore.
La fidanzata ha postato, in queste ore, su Instagram la foto con un foglietto con scritto “Stay strong Aro”, invitando i tifosi (e non) a fare lo stesso. La parte difficile arriverà adesso, bisognerà trovarsi pronti a servire l’assist giusto per uno dei gol più importanti della sua vita.