EDITORIALE – Il tempo va, passano le ore e finalmente…

Era il lontano 1999 quando Alex Britti cantava “solo una volta” e, grazie ad essa, vinceva Sanremo nella sezione giovani. Alcune musiche hanno il dono immacolato, degno solo delle vergini, di non avere tempo e dimensione. Sanno incarnarsi e reinventarsi in situazioni sempre nuove, diverse, sospinte soltanto dalla fantasia di chi le canta e di chi, in esse, trova parole con cui dare voce ai battiti del proprio cuore. La rassegna canora che ha incantato quasi tutta Italia è terminata ma, quasi per riflesso condizionato, il rintocco delle note che si susseguono armonicamente non ha spento l’eco emozionale negli animi dei tifosi del Napoli. Non sarà la musica di Gabbani a trionfare mercoledì prossimo, non sarà la sua “pazzia” a scorrere nelle vene dei partenopei ma l’emozione sarà quelle delle prime volte. Sul palco iberico, quello dove oggi regna Cristiano Ronaldo e ieri Zidane, il Napoli dovrà esibirsi in un ottavo di finale che, almeno per gli azzurri, rappresenta la storia che scrive se stessa, che si sintonizza nel nuovo millennio riproponendo ancora una volta Real Madrid-Napoli. Dall’ultima sfida Reale sono trascorsi 30 lunghi anni. Era il 1987, Britti aveva solo 19 anni, Maradona sfoggiava sul petto della maglia più azzurra d’Italia il tricolore della vittoria atteso 60 anni. Era un mondo diverso, il muro di Berlino separava ancora la parte Ovest da quella dell’Est e l’Europa si preparava a diventare grande. Il millennio bussava alla porta e il Napoli faceva visita a chi, da sempre, ha comandato il mondo del calcio. I ricordi, per chi può ricordare, non hanno subito il passare del tempo negli occhi e nell’endocarpo dell’anima, si sono cristallizzati come un albero sempre verde da cui, di tanto in tanto, strappare un briciolo di quelle emozioni per vestir di esse il proprio cuore. Per tanti, però, sarà la prima volta. Sarà la vetta più alta di un tifo che non è facile da cullare ma che, senza retoriche, è capace di agitare le corde del cuore con una passione così forte e trascinante da scuotere anche i meno sensibili. Tutti però, a prescindere dall’età, hanno iniziato dopo la sfida con il Genoa una sorta di countdown. Tutti contano le ore, i minuti e perfino i secondi che mancano prima che arrivi la notte di mercoledì: la notte delle prime volte, la notte della storia, la notte dei desideri. La mente vola sospinta dalle ali del sogno, della poesia che interseca uno spaccato della vita offuscando tutto il resto. L’immaginazione e l’emozione, il desiderio e quel brivido che non si controlla ma che ti scalda anche quando hai paura scrive la scena, dirige la regia di ciò che tutti aspettano come la prima di un film. Nel tempo che passa, nelle lancette che camminano sempre avanti senza mai un ripensamento, la canzone di Britti suona nell’aria e il vento la trasporta al nostro orecchio mentre con il cuore siamo già a Madrid: “c’era la luna, c’erano le stelle, c’era una nuova emozione sulla pelle, c’era la notte, c’erano i fiori, anche al buio si vedevano i colori”. Cosa importa infatti pensare che saremo nel teatro dei sogni altrui, cosa importa pensare che giocheremo a 2155 km da casa. Cosa conta tutto quando “c’era la voglia di stare ancora insieme, forse per gioco comunque ci viene, andare in giro mano nella mano e raccontarci che per noi il mondo è strano”. Strano come quel sentimento di ansia che cresce, che riempie le nostre giornate e che come un punto fisso invade l’orizzonte dei nostri pensieri. La domenica di campionato, in fondo, nessun tifoso del Napoli l’ha seguita come sempre, con quella concentrazione solita. La maglia bianca dell’Empoli a San Siro ha confuso le idee tant’è che per un attimo siamo rimasti disorientati nel vederlo perdere così nettamente, prima poi di capire che la nostra mente stava già proiettando quel che sarà mercoledì. Altro che sabato normale, che di normale ha avuto poco vista anche la contemporaneità della finale di Sanremo con l’anticipo di campionato. La nostra “stranezza”, come tifosi, è che ieri non ci sarebbero bastati nemmeno tre televisori per dare pace all’esplosione di pensieri che affollavano la nostra mente. Questo perché ieri giocava anche il Real Madrid e tutti abbiamo avuto la curiosità di vederli giocare, come se volessimo scoprire quel punto debole necessario per scardinarli in coppa. Infondo, ad ognuno di noi basterebbe fare una chiamatina a Sarri per informarlo. La rete è infiammata da toto-formazioni, ognuno sicuro che le proprie scelte possano essere quelle decisive. Cosa importa per un weekend pensare a tutto il resto se tra tre giorni abbiamo appuntamento con la storia?

Nel frattempo, però, la canzone non si ferma e ci ricorda che “c’era una notte con una sola stella, però era grande, luminosa e bella” e il sangue azzurro che riscalda le nostre passioni infiamma il desiderio di crederci, lottare e sperare oltre ogni limite possibile. Per riempire il tempo che sembra rallentare il proprio moto ricerchiamo in rete il discorso motivazionale di Braveheart, quello del Gladiatore o quello di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica” come se volessimo caricarci di orgoglio e ferocia, come se dovessimo scendere in campo noi al Bernabeu. Riti scaramantici, sortilegi ed amuleti cominciano a prendere forma per distruggere il “Golia” in divisa bianca che vuol fermare l’ascesa al cielo azzurro degli eroi napoletani. Nemmeno la notte è più zona franca e “mentre gli altri ancora dormono magari sognano di noi, e mentre il cielo si schiarisce noi guarderemo stanotte che finisce”. La sfida al Real Madrid ha ufficialmente aperto i battenti, i cancelli di quello che sarà paradiso ed inferno allo stesso tempo attendono, ormai sempre più da vicino, i nostri cuori ansimanti. Seppur Dante scriveva: “perdete ogni speranza o voi che entrare” , la speranza, il sogno e il senso di appartenenza sono i capi saldi della nostra storia, del nostro tifo e delle nostre anime mai chine verso la vita e che, orgogliosamente, a testa alta hanno il coraggio di sfidare anche l’impossibile. Lo stesso Nelson Mandela, in fondo, diceva qualcosa di molto simile attraverso una delle sue perle di acume intellettivo: “un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.

C’è chi vorrebbe rallentare il tempo e chi accelerarlo, di sicuro c’è che “il tempo va, passano le ore, e finalmente faremo l’amore, solo una volta o tutta la vita”. Non esagero quando dico che mercoledì per ogni tifoso del Napoli sarà come fare l’amore con i propri sogni che, come fossero dei tesori preziosi, nascondeva in profondità, lì dove solo lui possa sentirli: nel cuore. Che la storia si compia, che si riscriva cambiando l’esito questa volta. Per poter dire, magari non tra altri trent’anni, “c’era una volta, o forse erano due…”

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