IL MEGLIO DELLA SETTIMANA – Un Napoli fantastico gira primo: ancora presto per festeggiare, ma non per chiedere scusa a Sarri!

Dalla stagione 1989-90 alla stagione 2015-16: il Napoli, ventisei anni dopo, torna campione d’inverno. Un “titolo” che seppur effimero, virtuale, o come meglio lo si vuol definire, non può che esaltare una squadra che quest’anno sta lavorando e soprattutto dimostrando il suo valore sul campo, come mai aveva fatto negli ultimi anni, anni di speranze e buoni propositi che però non avevano mai visto gli azzurri così nel vivo della lotta scudetto. Figuriamoci primi al giro di boa. Napoli, dopo Maradona, torna a sognare il tricolore come non aveva mai fatto prima e l’entusiasmo è alle stelle.

Torniamo, però, un attimo indietro nel tempo: non di molto, quattro mesi al massimo, quando in tanti (forse troppi) erano scettici su questa squadra e sulle sue possibilità. Non lo facciamo per fare dietrologia, sia chiaro, ma per analizzare e soprattutto sottolineare quello che troppo spesso accade nel mondo del calcio e non solo, quando un uomo proveniente dalla provincia e perlopiù in tuta si affaccia su palcoscenici prestigiosi (già, il Napoli è un palcoscenico prestigioso!).
Cosa accade dunque quando un Sarri, che non indossa un Armani o un Versace e non arriva dalle grandi aziende del calcio, viene ingaggiato da De Laurentiis per sostituire un manager della caratura di Benitez? Accade che questa squadra e questo club improvvisamente si trovano affiancati ad una parola: ridimensionamento. Un ridimensionamento, nell’idea comune, più grande di quello che c’era stato sul campo qualche mese prima per mano di un tecnico che forse era già con la testa altrove e di una squadra sempre meno propensa a seguire le sue direttive.

Il Napoli ha deciso di ridimensionarsi. Il presidente azzurro, dopo due anni di mancata Champions, ha optato per la via più facile: ripartire da zero e ingaggiare un tecnico che, a differenza di un Emery o un Mihajlovic, non gli chiederà di spendere molto e si “accontenterà” di quello che ha a disposizione (che ridere a ripensarci ora). Higuain probabilmente andrà via o nella migliore delle ipotesi resterà, ma sarà impossibile che un campione ex Real Madrid ascolterà le idee di chi viene da una realtà come l’Empoli. Si formerà una squadra discreta con i vari Koulibaly, Ghoulam, Albiol, Jorginho….Hamsik (anche lui per qualcuno era diventato solo un discreto calciatore). Queste solo alcune delle idee e dei pensieri di tanti, non tutti ovviamente, fra tifosi e addetti ai lavori in estate.

Inizia il ritiro e poi le gare precampionato, arrivano prima Valdifiori e poi Hysaj, sempre da Empoli: lo scetticismo cresce. Ci sono però anche Reina, Allan e Chiriches (alla faccia del ridimensionamento, ma potrebbe non bastare). Sarri lavora, lo fa in silenzio, senza proclami o mega conferenze stampa. Ci si inizia ad accorgere dei suoi metodi e ancor prima della sua intelligenza nel comunicare, fra gli scettici qualcuno addirittura si entusiasma. Si percepisce, inoltre, una certa sintonia fra il tecnico e la squadra, c’è serenità. Qualcosa forse sta cambiando, nel Napoli e nella percezione che si ha di questa squadra ora che la guida tecnica è cambiata. Basterà?

Pronti via: c’è il campionato. Prima Sassuolo, poi Sampdoria e alla terza giornata l’Empoli. Tre gare, due soli punti. Si perde con gli emiliani, dopo 20 minuti di ottimo calcio, si pareggia con la Samp, stavolta i minuti spettacolari salgono a 60, un altro pari ad Empoli in una gara diversa dalle altre due, fatta di alti e bassi. Sarri non è all’altezza del Napoli, non può allenare in una grande piazza: molti tifosi lo pensano, Maradona lo pensa, le tv a pagamento che intervistano il tecnico toscano addirittura glielo fanno notare, senza troppi giri di parole. Molti, non tutti. E’ bene ripeterlo perché non va visto solo il lato negativo.

I ricordi, molto sintetizzati, dello scetticismo e della presunzione di chi crede fermamente che in questo sport sia necessario venire dall’alto per arrivare in alto si fermano qui. Il resto è storia recente, quello che Sarri e la squadra hanno fatto dalla gara con il Midtjylland in poi è noto a tutti. Il Napoli è primo a metà campionato ed è, senza dubbio, la squadra che ha espresso il miglior calcio fin ora. Lo è grazie all’ex allenatore dell’Empoli, tanto messo in dubbio e ora come non mai una certezza, lo è grazie a Koulibaly, Albiol, Ghoulam, Jorginho, Hysaj: calciatori poco pubblicizzati, dei quali si è detto tanto in negativo senza conoscere il loro reale valore. Calciatori che, così come il loro allenatore, sono stati giudicati troppo presto.

“Sporcarsi le mani”, fare gavetta, partire dalle categorie inferiori può fare la differenza, umanamente e professionalmente, nonostante in Italia questo spesso vuol dire scetticismo. Le chances, come quella che ha dato De Laurentiis a Sarri, non capitano molto spesso dalle nostre parti, ma questo Napoli ci insegna che quando capitano possono trasformarsi in belle storie da raccontare. Gli azzurri sono primi al giro di boa: per festeggiare forse è presto, ma per chiedere scusa a Sarri no! Sarebbe quantomeno necessario farlo prima di salire sul carro dei vincitori. Quelli di gennaio per ora, a maggio chissà…

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