Benitez e Torres, una “coppia” inseparabile pronta a darsi battaglia al San Siro

“Ha rappresentato un punto di svolta della mia carriera. Mi ha insegnato a pensare il calcio, non solo a giocarlo”. Parole di Fernando Torres. Un attestato di stima, nei confronti dell’allenatore che lo ha voluto a Liverpool e che in Inghilterra, in tre stagioni, lo ha reso devastante. “El Nino”, faccia pulita e gol nel sangue. Dalla Spagna all’Italia, passando per l’oltremanica. Con lui, al suo fianco, Rafa Benitez: un allenatore, una guida, un amico.

LIVERPOOL – Il colpo di fulmine ha una data precisa: 3 luglio 2007: per 26.5 milioni di sterline, Torres saluta Madrid dopo aver segnato, in 214 presenze, 82 gol con la maglia dell’Atletico. Ad attenderlo, a Liverpool, c’è Rafa che lo accoglie a braccia aperte, già certo di plasmarlo in un campione. Tre stagioni super, insieme. Da una parte il maestro, dall’altra l’allievo. Che impara in fretta, o forse sa già tutto. Come fare gol sicuramente. In tutte le maniere, in tutti i modi, in qualsiasi competizione. Reti mai banali. Prodezze, colpi di genio. Perché lo spagnolo, ad una tecnica individuale sopraffina, abbina velocità di esecuzione sopra la media. “E’ un giocatore fortissimo, non ha prezzo” dirà Benitez nel 2009. Ed invece, un anno dopo, le prodezze di Torres spingono il Chelsea a sborsare oltre 50 milioni di sterline per regalarlo ad Ancelotti.

CHELSEA – Se non è un flop, poco ci manca. Senza Benitez, Torres si smarrisce. Gioca poco e segna ancor meno, tradito da infortuni che ne oscureranno talento ed umore. Torres finisce nel dimenticatoio, una favola senza il lieto fine. Poi l’intuizione del narratore. Torres e Benitez, di nuovo insieme. Il colore che li accomuna, stavolta, è il Blues. “El Nino”, però, ha smesso di fare il fenomeno. E Benitez, un culto ad Anfield, è accolto a Londra da sonori fischi. Insieme superano le difficoltà. Si proteggono, si aiutano a vicenda: “La verità è che grazie a lui siamo migliorati” , il Torres-pensiero espresso in pubblico per placare le contestazioni. Benitez ringrazia e a maggio, a modo suo, riesce a farsi perdonare. L’Europa League non sarà la Champions, ma è il giusto riconoscimento per aver ricompattato una squadra e restituito al “bambino” una porzione di sorriso.

MILAN-NAPOLI – Domenica, a San Siro, sarà come tornare indietro di oltre dieci anni. Benitez e Torres. Insieme, ma da avversari. Uno contro l’altro. Come in Spagna. Da Atletico Madrid-Valencia a Milan-Napoli, dalla panchina al campo. Si saluteranno e si stringeranno la mano, Benitez gli sussurrerà qualcosa nell’orecchio. Poi ognuno al proprio posto. Anche se insieme, Benitez e Torres, non hanno mai smesso di stupire.

 

Fonte: Gianlucadimarzio.com