Gianlucadimarzio.com – Futuro a tinte azzurre, Luigi Sepe si racconta: “Voglio conquistare una maglia col Napoli, da sempre la mia priorità. Vi racconto la mia parata più bella…”

A tutto Sepe. Napoletano di 23 anni, oggi portiere dell’Empoli. Il suo futuro s’intreccia con il Napoli, la squadra che lo prese quando aveva 10 anni e con cui vuole giocare la prossima stagione:

Voglio mettermi in mostra e misurarmi, poi sarà il tecnico a decidere. Farò di tutto per capitalizzare al meglio questa occasione, soprattutto perché è la squadra della mia città. Ringrazio la società perché crede in me. Interesse di Roma e Fiorentina? Il Napoli era la mia priorità. Certo, essere cercato da grandi club è importante… Due anni fa ero in Lega Pro. La competizione non mi spaventa. Rafael e Andujar sono già portieri da Napoli, io dovrò dimostrarlo. Empoli è l’ambiente ideale. Sarri è un maestro, giochiamo ovunque senza rinunciare alle nostre idee. Sono sicuro ci salveremo. La società non ha cambiato molto dopo la promozione e sta vincendo la sua scommessa. C’era un gruppo di qualità che, per tante ragioni, non aveva giocato in A. Valdifiori, per esempio: è secondo solo a Pirlo, è tra i migliori registi della Serie A. E non è il solo compagno da tenere in considerazione. Laddove ci sono le possibilità, noi italiani non siamo inferiori a nessuno. Il problema è andare in campo. Sarri, poi, è un perfezionista. Cura ogni cosa, chiede a noi portieri di giocare palla con i piedi. Diciamo che me la cavo, anche se qualche volta sbaglio. Corsi ha detto che si sente figlio di un calcio minore? Io credo che l’Empoli sia una grande società. Non ci snaturiamo mai, nessun complesso di inferiorità, da San Siro a Cesena giochiamo sempre il nostro calcio”.

Sepe, napoletano fino al midollo, non poteva non parlare di Maradona: “Non si può non essere influenzati da lui. Immenso, inarrivabile. Spero di diventare anch’io un vincente con il Napoli, ma come lui è impossibile. Modelli? Da bambino imitavo Peruzzi, ma mi piace tanto De Sanctis: grande portiere e grande uomo. Non conosco il mio punto forte, ma ho tanti punti deboli. Conoscere i propri limiti, però, è già un elemento di forza. Parata più bella? Contro il Napoli al San Paolo. A Cesena avrei potuto fare meglio”

In coda all’intervista, il portiere ha espresso la necessità di credere nei giovani: “Marco Baroni e il Lanciano hanno creduto in me. Credere nei giovani? Secondo me ripaga, sì. Bisogna avere coraggio. Vengo dal settore giovanile del Napoli e mi dispiace che alcuni miei compagni, per esempio Izzo, siano andati via. Ho vissuto le difficoltà di allora, non avevamo neanche l’acqua per bere o dove allenarci. Adesso funziona tutto, è bello farne parte. Ai giovani bisogna dare più opportunità. Per giocare bisogna fare i salti mortali: l’altro giorno, col Chievo, c’era Zukanovic e non Biraghi, che pure ha fatto benissimo. Si deve osare di più, bisogna evitare che gente come Immobile o Verratti vadano via. Tecnologia in campo? Può aiutare, ma la moviola complicherebbe le cose”.

Fonte: gianlucadimarzio.com

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