Home Editoriali Giochista o gestore: qual è il profilo ideale per il nuovo Napoli

Giochista o gestore: qual è il profilo ideale per il nuovo Napoli

Le prossime giornate obbligheranno il Napoli ad una decisione assai complessa: scegliere il successore di Conte. Già, perché il tecnico uscente lascia con la pesante eredità di uno scudetto ed una supercoppa, e la sensazione di poter portare in qualsiasi situazione la nave in porto. Al momento, si stanno delineando due possibilità: ingaggiare un allenatore in rampa di lancio con cui tornare alla filosofia del player trading oppure quella di un gestore. Entrambe le correnti hanno un loro fondamento e delle debolezze.

Premessa: come ben noto, il Napoli vuole abbattere i costi. Nell’ultimo biennio, la società ha investito circa 400 milioni di euro: un quantitativo enorme per chi ha fatto della sostenibilità un punto di forza. E, al tempo stesso, vi sono diversi contratti pendenti, ovvero calciatori non integratisi nel contesto partenopeo, e ora appartenenti alla girandola dei prestiti. Alcuni di essi rientreranno con la speranza di poter trovare dello spazio, mentre per altri l’unico scenario possibile è quello della cessione o di un nuovo addio temporaneo. Una situazione non semplice, alla quale si aggiunge l’obiettivo di avviare un nuovo ciclo, in quanto diversi elementi di peso lasceranno. Dunque, dirigenza e nuovo allenatore saranno chiamati ad un compito delicato. Ma quale profilo scegliere?

GIOCHISTA

In questa categoria rientrano su tutti Vincenzo Italiano e Andoni Iraola. Il messaggio sarebbe chiaro: dare una svolta al gioco e valorizzare la materia prima a disposizione. Tra le principali criticità della gestione contiana risaltano il gioco spesso stantio e poca capacità di integrare tutti i giocatori sotto contratto. Per una società come il Napoli, non è ammissibile proseguire in eterno con queste modalità. Con questo genere di scelta, si tornerebbe appieno alla filosofia del player trading: dentro arrivi futuribili, così da poter un giorno rivendere e rendere sostenibile il percorso di crescita. Tradotto, un ritorno al passato recente, fino a quando si è deciso di puntare su Conte.

Un approccio di questo tipo è un chiaro e inevitabile pro. Si avrebbe la possibilità di ripartire con la solida base lasciata dal salentino, ed in più valutare sotto un occhio diverso alcuni degli arrivi passati. Ad esempio, Beukema ha già dimostrato di saper fare bene sotto la guida di Italiano. Il Napoli, non disponendo della potenza di fuoco delle grandi società, non può investire ogni anno enormi cifre sul mercato. Con un allenatore di gioco, c’è maggior possibilità di poter compiere acquisti diversi, più improntati a crescere nel futuro che non a stupire da subito. Un percorso nel quale i “nuovi” saranno supportati dai senatori, ora rinforzati. E chissà, anche recuperare un elemento poco propenso ai dettami contiani.

C’è però un contro, ed è legato alle grandi aspettative della piazza. Un cambio di paradigma richiede tempo per essere digerito. È inevitabile che, soprattutto nelle prime uscite, ci sia il rischio di incombere in inciampi. Il pericolo di ritrovare un mister accerchiato dopo pochi mesi di esperienza è abbastanza alto qualora non arrivassero subito i risultati. Servirà inevitabilmente pazienza, chiunque sarà la figura designata. Queste ultime due stagioni hanno lasciato la sensazione di una squadra che, in un modo o nell’altro, può centrare con tranquillità il traguardo Champions. Una scelta poco convinta, può obbligare a cestinare da subito il nuovo progetto.

GESTORE

Su tutti, rappresentato dalla figura di Massimiliano Allegri, senza però tralasciare eventuali occasioni come Mancini o Palladino. Un tecnico di questo genere non farà grandi stravolgimenti: sfrutterà il materiale a disposizione, senza cambiare eccessivamente i principi proposti da Conte. A questi, aggiungerà il suo tocco, dei piccoli accorgimenti, lasciando così un apparato ben costruito e più libertà ai giocatori. Inoltre, si avvalerà di ampie rotazioni, avendo così modo di provare più elementi della rosa (qualità però riscontrabile anche in Italiano, allenatore capace di schierare 107 formazioni diverse in 107 partite totali).

Questa tipologia di scelta, è la migliore per valutare i calciatori della girandola dei prestiti. Quando Aurelio De Laurentiis fa riferimento ad un tecnico che con un gioco diverso può recuperare i diversi acquisti, non specifica se si tratta di un vero e proprio giochista o di un gestore. La linea dei secondi ben si sposa con questa tipologia di progetto, forse anche più dell’idea di un tecnico pronto ad imporre dei nuovi principi. Tradotto, la linea Conte verrà mantenuta in buona parte, e sistemata lì dove c’è da porre rimedio.

Il contro principale è chiaro: questo modo di pensare potrebbe scontrarsi con la strategia della società. Se l’idea è quella di tornare al player trading, allora una figura come Allegri sarebbe sbagliata, in quanto chiederà certamente giocatori pronti e d’impatto immediato. Certo, un gestore raramente interverrà con peso nel lavoro societario. Ma, allo stesso tempo, le richieste saranno chiare: giocatori fatti e finiti, che possano completare subito l’opera. Ha senso in una squadra che necessita di essere rinnovata? A questo, si aggiunge il sentore della piazza, che mal gradirebbe un profilo come il livornese.

CONCLUSIONI

Ci sono dei punti di forza sia in una scelta che nell’altra. Il Napoli può scegliere un giochista per tornare con più efficacia al player trading e così trovare un nuovo sentiero. Allo stesso modo, può optare per un gestore che non stravolga troppo e tenda a valutare per lo più i calciatori già sotto contratto. In ogni caso, servirà selezionare la figura giusta con enorme attenzione. La scelta del nuovo tecnico è cruciale: non si può assolutamente sbagliare.

C’è un parco giocatori da valorizzare, altri da piazzare e altri ancora che si aggiungeranno in futuro. Il rischio è quello di ritrovarsi con un enorme groppone sulla schiena e diversi milioni bruciati. Allo stesso tempo, ci sono aspettative da rispettare ed un livello da mantenere. Va bene l’abbattimento dei costi e tutto, ma la società ha intenzione di rimanere competitiva. Così da fare in modo che il biennio Conte possa essere sia la chiusura di un cerchio, sia la spinta ad un futuro radioso.

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