Il matrimonio Conte-Napoli aveva tutti i presupposti per non funzionare. L’allenatore salentino, per anni, è stato il “nemico“, il personaggio da ripudiare. In una piazza che ha fatto del “bel gioco” una caratteristica di vanto lui, vincente e pragmatico, era visto come il cattivo. Lui, juventino sfegatato, personificazione del motto “vincere è l’unica cosa che conta” e della corrente di pensiero secondo cui la società non deve interferire nel suo lavoro, chiamato alle dipendenze di Aurelio De Laurentiis. Per giunta, a seguito di una stagione disastrosa, conclusasi con un decimo posto fatto di macerie e malumori. Al contrario di quanto si possa pensare, un impatto di tipo contiano può essere addirittura controproducente con gruppi del genere. Grattacapi spazzati via dal rettangolo verde. E, come piace a lui, con le vittorie.
Il bilancio dei due anni è decisamente positivo: uno scudetto e una supercoppa italiana. Il primo, arrivato a seguito di un campionato di rincorsa, vinto con gran merito al termine di un percorso snervante. Una vittoria da non sminuire, perché arrivata dopo un’annata catastrofica. Il secondo, dimostrazione di dominio. Un successo che ha visto gli azzurri imperiosi in lungo e in largo. Ci sono stati dei passaggi a vuoto, come la Champions League, neo storico del tecnico. Però, il risultato finale non è affatto negativo. Una squadra precipitata e a serio rischio ridimensionamento è stata riportata immediatamente in alto. E in più, arricchita di due trofei. Non era affatto semplice fare di meglio.
L’avventura partenopea ha anche segnato un’evoluzione di Conte. A Napoli, non si è assistito al tecnico dogmatico, duro e puro delle precedenti esperienze. Il suo approccio è stato meno pesante. È semplice intuire come sia venuto incontro alle esigenze di un gruppo abituato a metodi differenti. Dal punto di vista tattico invece, è risultato più elastico del passato. In più di un’occasione ha cambiato sistema, adattandosi ai giocatori a disposizione e ai vari momenti. Anche qui, vanno fatte delle sottolineature. In particolar modo, la gestione di alcuni elementi è da rivedere. Ma, all’atto pratico, questa gestione sarà ricordata per la valorizzazione de McTominay, Alisson e Vergara, oltre che al recupero dei Rrahmani, Spinazzola e Anguissa.
Ciò che però ha fatto breccia dell’allenatore è la sua professionalità. Fin da subito, ha messo in chiaro di comportarsi da professionista, non da tifoso, scegliendo di guadagnarsi l’amore dei tifosi non attraverso dichiarazioni di facciata, ma con i fatti. Una sincerità che è stata apprezzata, ed ha permesso di riporre in un cassetto il suo passato juventino. Un qualcosa di inimmaginabile se si pensa al suo ritratto. Certamente, da qui in avanti sarà ricordato dai tifosi napoletani con piacere, come un uomo che lascia il segno con il lavoro. In una piazza come Napoli, un fattore simile non può essere messo da parte.
Infine, il rapporto con l’amico Aurelio De Laurentiis. Spesso, si dice che lavorare con parenti o amici può portare alla logoramento di un rapporto. Ciò, non si è verificato: aspetto da segnalare se si mettono a confronto due personalità forti come Conte e ADL. Il secondo, si è visto meno presente su questioni di campo in questo biennio, e più concentrato su aspetti quali la costruzione dello stadio e del centro sportivo. Rimangono dei punti interrogativi, come cosa è accaduto dopo Bologna, quale sia stata la reazione del patron alla gestione di un mercato faraonico che ha visto diversi calciatori poco utilizzati o subito scartati. Questi, probabilmente, verranno chiariti solo vivendo.
In sintesi, il matrimonio è funzionato, nonostante ci fossero tanti presupposti perché non accadesse. Oggi, il Napoli è più forte rispetto a due anni fa, ed è rilanciato nelle posizioni di vertice. E, inevitabilmente, il suo successore avrà un enorme peso da gestire. Chissà, magari in una realtà parallela, qualcuno avrà avuto la possibilità di fare un salto temporale dal 2014 al 2016, e così passare dal Conte che vince tre scudetti con la Juventus a quello amatissimo a Napoli. Sicuramente, l’espressione di questo anonimo viaggiatore sarebbe incredula, indescrivibile. Come il mare di folla che ha festeggiato gli eroi del quarto scudetto che porta, tra le tante, la firma del salentino.
