Finora Spalletti è stato perfetto, non solo mediaticamente

Fonte foto: SSC Napoli.

È vero, il tempo passa ed è un peccato: pensate a com’era tutto venti anni fa proprio oggi, prima degli attentati di New York. A come eravate o a che periodo della vita stavate affrontando, e vi sfido nel non provare una minima dose di saudade (o se preferite, più banalmente nostalgia). Niente torna mai come prima tranne l’abitudine del Napoli a regalare gol decisivi alla Juve: anche oggi Manolas si è superato nel controllare malissimo il passaggio di Di Lorenzo dal fallo laterale, si è girato senza fare caso al fatto che Morata lo pressasse a meno di un metro e gli ha concesso il tu per tu con Ospina grazie a un passaggio sbagliato.

A maggior ragione oggi, la fine del primo tempo di Napoli-Juventus mi è sembrata un copione scritto da sceneggiatori abbastanza pigri per far capire a uno spettatore neutrale e disinteressato come sono andati gli ultimi dieci anni di calcio italiano. Il Napoli ha giocato bene, si è persino dimostrato superiore alla Juve, si è divertito e specchiato, ma non è riuscito a concretizzare e in fondo tutti credevamo fosse solo l’ultimo di una serie di incubi (per i precedenti potete consultare: Napoli-Juventus 0-1, Higuain; Juventus-Napoli 2-0 della scorsa Supercoppa, Juventus-Napoli 2-1 dello scorso aprile, ecc.).

Questa volta però il Napoli ha potuto contare – come nella prima e nella seconda giornata, anche se per ragioni e compiti diversi – ancora sulle mosse di Spalletti. Al di là delle prestazioni mediatiche (Spalletti è a Napoli da due mesi ma ha capito l’ambiente molto più di una buona fetta dei suoi tifosi) che poi lasciano sempre il tempo che trovano, la sensazione è che il personaggio mediatico di Spalletti non sia così diverso dallo Spalletti tecnico. Mi spiego. Nel post-partita Aurelio De Laurentiis ha detto di aver scelto Spalletti perché «è un uomo diligente, nel senso che tiene sotto controllo tutte le situazioni». Ecco, è proprio la capacità di controllare il contesto tattico della partita il valore aggiunto che il tecnico di Certaldo ha dato al Napoli nelle prime tre partite.

La formazione iniziale del Napoli: Elmas tiene una posizione ibrida a deformare il modulo da 4-3-3 a 4-2-3-1.

A maggior ragione, Spalletti si sta esaltando nelle difficoltà. Partito con un 4-3-3 asimmetrico (in fase di possesso Fabian e Anguissa si abbassavano per l’uscita della palla mentre Elmas si affiancava a Osimhen in area di rigore), per tutto il primo tempo il Napoli ha avuto difficoltà nell’occupare i mezzi spazi e in generale nell’attacco alle spalle del centrocampo della Juve, grazie anche a una prestazione molto intelligente di Locatelli. Non è un caso se alla fine del primo tempo, nonostante un predominio del campo pressoché assoluto, il Napoli aveva tirato solo tre volte in porta (di cui una volta dopo soli venti secondi). Proprio per questo, verso il quarantesimo Spalletti ha cambiato le rotazioni dei giocatori in rifinitura, stravolgendo le marcature preventive del centrocampo juventino.

Ma è solo inserendo Ounas a metà tra il primo e il secondo tempo che Spalletti rivolta la squadra come un calzino che non si può più usare. Entrato al posto di Elmas, l’algerino è andato a occupare il mezzo spazio di destra mentre Politano ha giocato il secondo tempo con i piedi sulla linea. Allo stesso modo dall’altra parte: Insigne si è accentrato molto, dando spazio a Mario Rui di inserirsi e puntare De Sciglio e costringere Bernardeschi ad abbassarsi più del dovuto. Così il Napoli si è disegnato con un 3-2-4-1 offensivo e posizionale che, al netto degli episodi come l’errore di Szczesny e il colpo di testa suicida di Kean (che sono comunque stati errori forzati dalla pressione del Napoli, come ha sottolineato Spalletti a Dazn), ha permesso al Napoli di schiacciare la Juventus.

Il cambio tattico di Spalletti. In fase di possesso il Napoli si è posizionato con il 3-2-4-1 e questa rotazione ha triturato la difesa della Juventus.

Ovviamente non è tutto qui. La differenza tra il Napoli del primo e del secondo tempo l’hanno fatta anche i singoli: Anguissa è stato un dominatore, un torero che giocava all’inseguimento con Rabiot e McKennie come se fossero due ragazzini, mentre Fabian ha dimostrato una pulizia pressoché perfetta nell’uscita della palla e in rifinitura. Anche Ounas è stato fondamentale per creare superiorità numerica contro la difesa bassa e compatta della Juve di Allegri, che al contrario ancora una volta ha mostrato troppa poca ambizione in entrambe le fasi per tornare a essere la grande squadra che era. Nota a margine per Koulibaly, perché le parole (o almeno, le mie) non basterebbero per descriverlo: godiamoci il fatto che sia rimasto, ogni estate un po’ di più, godiamoci il vederlo ancora con la maglia del Napoli. Ogni minuto e ogni goccia di sudore che KK spende con la maglia del Napoli sono una goccia di splendore e felicità per ogni tifoso azzurro.

Insomma il tempo passa, è vero, ma almeno per stasera la sensazione che sia un peccato per i tifosi del Napoli si è un po’ affievolita.

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