Diario Castel di Sangro #3: il ritorno

Ok, è vero, ho aggiornato questo diario meno del previsto e anzi, dopo due sporadici tentativi l’ho tenuto in ghiaccio fino ad ora. In mia discolpa ero impegnato a vivere intensamente, e considerato che è un fatto che dire mi capiti raramente è un eufemismo, spero che possiate comprendere. Del resto anche Luigi Tenco diceva di riuscire a scrivere solo quando era depresso, perché se era felice usciva. Ecco, in questo senso non ho scritto nulla dall’8 agosto in poi perché ho provato a godere (anche) delle cose effimere, dei nuovi rapporti che ho instaurato e degli arrosticini e delle tagliate di ribs che ho mangiato, delle sveglie alle 8 per seguire un allenamento di calcio e della facilità con cui ci si innamora degli sport seguendoli dal vivo (come ho potuto constatare appassionandomi anche a un torneo amatoriale di pallavolo). E ora che sono a casa senza internet mi riesce piuttosto facile pensare negativamente e quindi cercare uno sfogo in queste parole. Forse Tenco aveva ragione, o forse gli scrittori sono davvero maledetti come scriveva Rimbaud.

Comunque ho sempre odiato i riassunti, quindi quello che segue non sarà un riepilogo della parte del ritiro del Napoli che ho seguito da vicino o un flusso di pensieri ordinato. Sarà più, appunto, un diario di bordo dei giorni in cui non ho scritto niente. Per recuperare, ora che la felicità è un ricordo.

8 agosto

Oggi c’è Napoli-Ascoli. Non guardo una partita di calcio ad alti livelli dal vivo da almeno, boh, tre anni? Rientrare in uno stadio con l’attesa del riscaldamento delle due squadre è una sensazione che avevo dimenticato. E’ come entrare in un altro mondo, composto di cori, urla, sogni e un prato in cui ventidue uomini cercano di correre il più ordinatamente possibile mentre calciano la palla. Tra l’altro proprio per il fatto di correre ordinatamente, mi sembra che il Napoli di Spalletti sia già a un buon punto. Dai primi allenamenti il tecnico ha puntato su un gioco posizionale e dinamico, come è evidente dalle rotazioni del modulo.

Se in fase di non possesso il Napoli si schiera con il 4-3-3, è quando ha il pallone che produce le novità più significative. Se il pallone scorre a sinistra, è Mario Rui che stringe la sua posizione internamente per consentire a Zielinski di andare a occupare lo spazio tra le linee insieme a Politano, con Insigne e Di Lorenzo a garantire l’ampiezza. Al contrario, se è una situazione statica e la squadra avversaria è ordinata e compatta, il Napoli si schiera con un 3-2-5 estremamente offensivo, in cui Di Lorenzo si stringe da terzo centrale, con Insigne e Fabian Ruiz ai lati di Osimhen, e Mario Rui e Politano posizionati sulla linea del fallo laterale.

Qui è evidente il 3-2-5 in fase di possesso che il Napoli ha provato in più allenamenti.

Intanto siamo allo stadio, e durante l’attesa sotto un sole infernale, mi rivengono alla mente i giorni passati con Fabio, che ci ha lasciati oggi pomeriggio, e il fatto che sia stata la persona giusta con cui passare il resto della giornata al di là del lavoro. La sua risata è contagiosa e mi mancherà, del resto la sua partenza significa che siamo quasi agli sgoccioli. Sarà dura seguire tutto essendo in tre per quasi 24 ore.

9 agosto

Alla fine siamo riusciti a seguire l’allenamento e anzi, è andata anche meglio del previsto. Spalletti ci sta riconsegnando la voglia di seguire il Napoli e anche questa non è una cosa esattamente scontata. E anche se è durata poco più di mezz’ora per i titolari di Napoli-Ascoli, la sessione di allenamento mattutina ci ha dato ulteriori prove dei principi di gioco che guideranno il Napoli nella prossima stagione.


Napoli-Ascoli è stata indicativa in questo senso: il palleggio è stato talmente insistito che a volte ha persino messo Osimhen in ombra, restringendo gli spazi che l’attaccante nigeriano di solito ama attaccare. Poi è entrato Elmas e ha dimostrato di essere una forza della natura per l’impatto fisico, segnando il gol del 2-1. Spalletti punta su di lui e chissà che come mezzala destra non possa crescere definitivamente, viste le stagioni complicate che ha vissuto da trequartista e da esterno sinistro d’attacco.

11 agosto

L’ultimo giorno è il più triste e insieme il meno impegnativo. Una combinazione che oltre a distruggere le dosi di adrenalina di cui ci siamo nutriti per sei giorni, ci ha portato a una tristezza poco concreta. Non mi mancherà tanto rischiare di collassare ogni volta per tornare a casa (insomma, prendere una casa in cima al borgo alto di Castel di Sangro non è stata una grande idea), ma mi mancherà l’idea dello sforzo fisico e mentale quotidiano per arrivare a centrare i miei obiettivi (in questo caso, seguire gli allenamenti, intervistare giornalisti molto più presenti e attivi di me, parlare con i tifosi). Mi mancheranno i miei compagni di viaggio, Luigi, Fabio e Simone. Mi mancherà parlare delle prospettive di Sinner e guardare highlights delle partite di tennis con Simone mentre aspettiamo di pranzare. Mi mancherà dire a Luigi che il tempo è limitato e a volte basta lavorare anche “”””solo”””” dodici ore e non per forza ventiquattro. Ma è proprio mentre ripenso a tutto il ritiro, sono arrivato alla stazione di Aversa, sono le 19 e le mie elucubrazioni pesanti e silenziose vengono interrotte da un attacco di sonno e fame; il che in qualche modo mi riconnette con la banalità degli esseri umani.

Dopo il giorno e mezzo nel quale ho scritto questo diario è già quasi il tempo di rifare la valigia e partire di nuovo. Chi lo avrebbe detto, che mi sarebbe piaciuto così tanto non avere radici.

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