Spiragli tattici Vol.43: Un anno di problemi irrisolti

Il Napoli va vicino all’abisso, ma si salva in extremis. Grazie al gol di Tiémoué Bakayoko, al 90esimo, su palla inattiva. Dopo la sconfitta contro lo Spezia di mercoledì, prestazione e risultato si sono invertiti. Stavolta il Napoli ha raccolto i tre punti, ma la prestazione degli azzurri è stata sottotono. Sia a causa delle assenze (durante la partita Gattuso ha dovuto fare a meno pure di Manolas), sia per la buona prestazione dell’Udinese di Gotti.

Il Napoli ha calciato 17 volte verso la porta dell’Udinese – tante volte quanto i friulani –, ma si è reso pericoloso poche volte. Gli xG totali prodotti sono stati 1.76, quasi mezzo in meno rispetto all’Udinese, che ha sprecato molte chances in contropiede con Lasagna. Gattuso ha riproposto il 4-2-3-1 con Zielinski trequartista, ma la coppia Fabian-Bakayoko ha continuato a faticare; De Paul, invece, è stato il padrone del centrocampo.

Qualcosa da salvare

In realtà fino al pareggio di Lasagna – avvenuto al 27esimo – il Napoli ha dominato il gioco. Non è stato brillante né particolarmente estetico, ma efficace. Da questo punto di vista è doveroso sottolineare ancora la prestazione di Hirving Lozano, che è stato una furia. Lozano ha tentato quattro volte il dribbling, e ha chiuso la partita con 51 tocchi e 3 passaggi chiave. Il messicano è cresciuto molto anche tatticamente: la sua capacità di smarcamento e di attacco alla profondità ha pochi eguali in Italia, e la costruzione verticale del Napoli di Gattuso agevola le sue caratteristiche.

La tendenza di Lozano ad attaccare la porta ha prodotto, oltre al rigore dello 0-1, anche altre occasioni da gol, tra cui un tiro di testa parato con un miracolo da Musso. Il messicano è ormai una fonte di gioco primaria per il Napoli di Gattuso, al pari di Insigne e ben più dello stesso Zielinski.

Qui è evidente la ricerca della verticalità: Zielinski si abbassa sulla linea dei centrocampisti, Lozano fa il contro-movimento ad attaccare la profondità.

La grande partita di Lozano e quella buona, anche se sottotono in fase di realizzazione, di Insigne hanno permesso al Napoli di attaccare sulle catene laterali. La squadra di Gattuso ha attaccato per il 63% delle volte sulle fasce, più a sinistra che a destra, sfruttando le combinazioni tra gli attaccanti e i terzini di riferimento. Soprattutto nel secondo tempo, quando con l’uscita di Rrahmani Hysaj è tornato a destra e Mario Rui ha offerto a Insigne più sovrapposizioni.

Orrori di squadra, e dei singoli

Il gol di Lasagna è inevitabilmente legato al bruttissimo errore in impostazione di Rrahmani. Il difensore kosovaro è sembrato un corpo estraneo fin da subito, ed è stato addirittura sostituito al 45esimo. Ma Rrahmani non può essere il capro espiatorio di una squadra senza idee in fase di attacco statico, e che muove il pallone ancora troppo rigidamente. Perché se è vero che Rrahmani commette un errore grave, altrettanto orribile è il passaggio taglia-difesa che Hysaj gli offre, attivando il pressing dell’Udinese.

Può sembrare un particolare di secondo piano, ma non lo è. L’Udinese è una squadra molto difensiva, che pressa pochissimo. Quando lo fa, è solo grazie ai trigger: ovvero delle azioni premeditate in cui la squadra di Gotti si assume qualche rischio. Uno di questi casi è, ovviamente, il retropassaggio verso la difesa, o il portiere. Il passaggio di Hysaj a Rrahamni è la metafora di come il Napoli si getti nei guai da solo, e di come riesca anche nei guai a fare cose ancora peggiori. Come il passaggio horror di Rrahmani.

L’errore di Rrahmani è fuori da ogni dubbio, ma il passaggio di Hysaj di certo non ha aiutato il controllo del difensore kosovaro.

Ma se le responsabilità di Rrahmani sono puramente tecniche, vale la pena soffermarsi su quelle di Hysaj. Ieri è stato schierato da terzino sinistro, per l’ottava volta in questa stagione. Le presenze complessive di Hysaj sono nove. L’assenza di Ghoulam e le difficoltà di Mario Rui stanno acuendo una delle lacune più evidenti nella rosa del Napoli: la mancanza di un terzino sinistro di ruolo e status internazionale.

Dopo la rete di Lasagna, il Napoli ha mostrato ancora una volta la parte peggiore di sé. Si è innervosito, ha prodotto pressoché zero palle gol – tranne un’occasione di Insigne su un tiro di Zielinski parato da Musso –, e il secondo tempo è stato un monologo dell’Udinese: dagli strappi di De Paul alle occasioni fallite da Lasagna. Non è un dato da sottovalutare: già tre giorni fa Gattuso aveva accusato i giocatori di «non accettare di pareggiare contro lo Spezia». Ieri lo snobismo del Napoli si è ripresentato.

Transizioni

Del resto, non può essere un caso che Kevin Lasagna, unico attaccante schierato da Gotti, ha toccato 10 palloni nell’area del Napoli: esattamente il doppio di Lozano (5 tocchi nell’area dell’Udinese), che è stato l’attaccante del Napoli più pericoloso. Questo racconta i grandi meriti dell’Udinese, e le sue lacune. I friulani sono in under-performance da molto tempo: in Serie A hanno creato 19.12 xGoals, riuscendo a concretizzare solo 16 reti. Se il Napoli avesse affrontato una squadra con un attaccante più concreto, come sarebbe finita?

Prima di tutto, ieri il Napoli si è confermato autolesionista. Nell’azione di cui sotto, per esempio, la squadra di Gattuso è in fase di possesso offensivo, e non ha occupato nemmeno tanto male gli spazi. Il problema è la staticità di tutti i calciatori offensivi: l’unico che tenta lo smarcamento è Zielinski, ma la palla con cui Fabian prova a servirlo è di facile lettura per la difesa dell’Udinese.

Uno dei tanti errori in rifinitura del Napoli: Fabian sbaglia la verticalizzazione, l’Udinese riparte. Nessun giocatore del Napoli si è smarcato.

Appena perso il pallone, il Napoli viene saltato con una facilità letale. Il passaggio di Fabian è intercettato da De Maio, e quando la palla arriva a De Paul basta che il numero 10 combini un uno-due con Pereyra affinché l’Udinese si trovi in superiorità numerica contro Maksimovic e i rientranti Mario Rui e Hysaj.

Qualche secondo dopo l’errore di Fabian Ruiz, il Napoli è completamente scoperto.

Le transizioni difensive erano un grande problema del Napoli di Ancelotti, curato da Gattuso attraverso una fase difensiva più conservativa, con l’ingresso di Demme davanti alla difesa in un 4-3-3 solido e pragmatico. La crescita tattica del Napoli è passata giustamente per il centrocampo a due – unica soluzione per far convivere Mertens e Osimhen –, ma è inaccettabile ritrovarsi allo stesso punto dopo un anno mezzo. Il Napoli è in un momento difficile, dal punto di vista tattico e psicologico alla soglia delle partite più importanti (Supercoppa, scontri diretti, Europa League). La speranza è il recupero (almeno) di Mertens e Koulibaly, due dei giocatori con più qualità tecniche e carismatiche in una squadra che, ancora una volta, è prigioniera delle proprie contraddizioni.