Faouzi Ghoulam: la vita da tuareg tra la fascia e la panchina azzurra

Gli “Uomini Blu” del deserto, figli del vento, nomadi amanti della libertà innata. Questi sono i tuareg nella visione europea. Ma la loro realtà è ben più radicata nel senso di appartenenza più intimo e personale. È la storia di un popolo che rischia di perdere la propria identità culturale e di giungere all’estinzione.
La “terra di nessuno”, il deserto del Sahara, è sempre stata la loro patria. Il nome Tuareg è stato loro attribuito dagli arabi e significa “sperduti”. Il significato primario del termine ci rimanda all’idea dello smarrimento, di un uomo spaesato. In senso figurato vuol dire anche privo di aspettative e speranze. Mentre alla voce sinonimi troviamo: Faouzi Ghoulam.

Plasmare il diamante grezzo

Foauzi non è un tuareg di nascita ma è stato uno dei terzini sinistri più forti al mondo per scelta. Nato nella Loira francese ma cittadino algerino per ius sanguinis, fiero delle sue origini e devoto alla religione. In lui è forte il senso di appartenenza al suo popolo così com’è lampante la sua bravura in campo. O almeno lo era.

Al Saint-Etienne inizia come esterno alto o di centrocampo, ma quello non sembra il ruolo più adatto alle sue capacità, o meglio alla sua incapacità come finalizzatore. La vicinanza alla porta forse lo inibiva e non ha reso come doveva così viene spostato a fare il terzino ed è in questa occasione che raggiunge il Nirvana: visione di gioco abbastanza offensiva, delle progressioni che lasciano solchi nel manto erboso grazia alla gran corsa e alla notevole resistenza, e un ottimo piede mancino che purtroppo non ha mai potuto deliziarci con una delle sue, tanto acclamate, punizioni.  

Forse non tutti sanno che Ghoulam ha vinto il pallone d’Oro come miglior calciatore algerino del 2017 e non era facile aggiudicarselo siccome in quell’anno c’è stata la concorrenza agguerrita e sfrenata di Mahrez e Brahimi. Sono questi gli anni in cui il diamante grezzo viene plasmato prima col martelletto spagnolo di Benitez e poi raffinato con lo scalpello Sarriano, anni di speranze e sogni infranti. Anni che non torneranno mai più.

Aspettative e fallimenti 

Si può essere ascendenti in discesa? Beh Faouzi lo è stato. Nel miglior momento della sua carriera, correva la stagione 2017/18 e Ghoulam segnava il suo primo goal con la maglia azzurra contro l’Hellas Verona.

Tanti assist e poi anche il secondo goal. Inarrestabile e desiderato, il calciatore franco-algerino era l’oggetto del desiderio di molte squadre europee (tra cui il Manchester City), tutti avrebbero fatto follie per averlo. Vi era stata anche fissata una clausola a 40 milioni di euro, esercitabile solo da squadre straniere e non da quelle italiane, proprio per evitare che qualcuna strappasse il talento azzurro dalle braccia di Partenope.

Poi arriva la tormenta nel deserto che distrugge la momentanea sistemazione dei tuareg, li costringe a recuperare i cocci rotti e ricominciare da capo. Ed il Napoli perde Faouzi Ghoulam per un grave infortunio. Il terzino azzurro, il 2 novembre 2017, ha subito la rottura del crociato destro nel match perso contro il Manchester City. È solo l’inizio di un calvario che tormenterà il calciatore nella sua carriera, fino ad oggi. I 98 giorni fuori dal campo lo portano nel 2018, anno in cui si frattura la rotula per poi essere nuovamente operato e tenuto fuori dal campo per altri 7 mesi.

Alcuni mesi di tregua per riprendere fiato, cercare di recuperare i frammenti di quel cammino costruito tra le mille difficoltà e spazzato via, perso nella nube di sabbia della tormenta sahariana. Ed un insabbiato Ghoulam tenta di risalire fino all’ultimo stop. Infortunio muscolare riscontrato il 29 ottobre 2019 che lo costringerà a fermarsi per 107 giorni, catapultandolo nell’anno più brutto della storia moderna e ripartire in questo periodo, nella sua condizione, è una sfida contro il destino. Faouzi lavora sodo e non molla niente. Ma il suo dolore, la sua sofferenza, è evidente, sebbene lui cerchi in tutti i modi di nasconderlo. Una sofferenza che nessun tagelmust avrebbe potuto nascondere.

Dalla fascia alla panchina e viceversa: il nomadismo di Ghoulam

Dal 13 febbraio 2020 Ghoulam è un punto interrogativo, un’incognita preoccupante e una speranza che ormai vacilla. Oggi è difficile capire il calciatore perché una carriera che stava per brillare, distrutta da una serie di sfortune, non è facile da gestire. Con Gattuso ha totalizzato 10 presenze in questa stagione tra Serie A e Europa League ma per 8 volte è stato lasciato in panchina. 

Questi dati fanno intendere che il Napoli non ha più bisogno di Faouzi perché forse non è più quel calciatore che da man forte alla sua squadra, non è più colui che, con una progressione da brividi, comunica tra la difesa e l’attacco e fa girare il pallone. Complici sicuramente le sue disavventure, il terzino non è più quello sicuro nei contrasti, quello che lotta in ogni scontro per non lasciarsi scappare niente e nessuno. Ma se questo fosse un alibi? Sarebbe scorretto sminuire i problemi che ha avuto ma, oggi che pare star bene, che succede a Ghoulam? Se non avesse voglia di giocare per qualcosa che non gli appartiene più? Probabilmente sta cercando di nascondere a se stesso la fine di un percorso che gli è costato tanto ma chi riuscirebbe ad ammetterlo? Una carriera che stava per avere un picco, giunta al termine per volere del fato.

Faouzi è sicuramente un uomo del popolo, una persona che non ha pretese e che conduce una vita modesta senza strafare, dedito alla beneficenza e all’amore verso il prossimo. Ma allora perché non mettere un punto e ricominciare da capo? Non deve essere facile vivere con il pensiero costante di aver potuto fare qualcosa in più, con un tarlo nella testa che ogni qualvolta qualcosa va leggermente bene ti ripete: ‘se non mi fossi mai infortunato come sarebbe andata?’. 

– Faouzi, va detto: sarebbe andata! Forse saresti diventato il miglior terzino al mondo o forse no, nessuno potrà mai saperlo ma sappi che il segno l’hai lasciato, non chiedere da te stesso qualcosa che potrebbe distruggerti. – La testa fa brutti scherzi perché non è libera dagli spettri che si porta dietro ma il cuore, quello ha una vita propria, e batte all’unisono con il pallone che tocca il manto erboso. 

Quello che tutti ci auguriamo (anche un po’ utopisticamente ma ci piace sperarlo) è sicuramente di ritrovare il miglior Ghoulam. Che riesca ad abbandonare la vita nomade del tuareg tra la panchina e la fascia azzurra e che possa finalmente riprendersi il suo posto in campo (e nel cuore dei napoletani) perché la squadra ha bisogno di uno come lui, nella sua migliore versione.

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