3 gol di Maradona vs Milan

C’è stata una generazione di tifosi del Napoli per cui Napoli-Milan ha avuto – e ha ancora – un significato molto più preciso e importante di quello che spesso usiamo attribuirgli oggi. Specialmente nell’ultimo decennio, in cui il decadimento del club rossonero è stato a tratti imbarazzante, si è perso il senso di rivalità che, nella seconda metà degli anni ottanta, aveva reso questa sfida avvincente e quasi impronosticabile.

Tante erano la tensione e l’angoscia immediatamente precedenti alla partita, che una figura autorevole e indipendente come Maradona arrivò a porre un appello ai propri tifosi: «Non voglio vedere una bandiera rossonera». Era il 30 aprile 1988. In realtà, in quelle parole ho sempre visto un modo tutto maradoniano per comunicare paura, o scongiuri. Come a dire: “stateci vicino, ne ho bisogno persino io“. E infatti, in quel caso andò molto male. Il Napoli perse 2-3 la sfida scudetto e il Milan di Sacchi uscì tra gli applausi del pubblico.

Maradona è stato sicuramente uno dei simboli della sfida tra due stili di gioco e culture molto differenti. Quella disperatamente individualista del suo Napoli, e l’altra, quella del Milan di Sacchi, che faceva del gioco l’arma più pericolosa. Ma non solo: Maradona ha nei rossoneri una delle sue vittime preferite in Serie A. Ha segnato al Milan sei gol in sette anni, quasi sempre al San Paolo. Per questo, abbiamo scelto tre gol per raccontare Maradona in quei Napoli-Milan.

1. Eleganza

Il primo gol di questa classifica Maradona lo ha segnato in un Napoli-Milan del primo ottobre dell’89. È l’anno del secondo scudetto, e il Napoli con quel 3-0 lancia il primo segnale da super potenza. «Ho guardato se Careca era libero, però arrivava uno del Milan con lui e ho tentato il pallonetto» disse Maradona alla Rai nel post-partita.

Questa frase è un buon indicatore del Maradona-pensiero; una delle caratteristiche più rintracciabili nei grandi calciatori è la consapevolezza nei propri mezzi. Non è un caso che Maradona non dica «ho provato il tiro», ma specifichi «il pallonetto». L’idea di scavalcare Galli in qualche modo era nata dentro di lui molto prima, probabilmente già quando si era involato verso la porta del Milan.


Il gesto che gli rende più merito per questo gol è, però, la pausa infinitesimale che si prende quando è a tu per tu con Galli. Il portiere del Milan stesso, che qualche anno dopo andrà al Napoli proprio per giocare con Maradona, è ancora oggi un ammiratore totale dell’argentino. Ha spesso detto di aver giocato con i calciatori più eleganti (Gullit, Van Basten), ma che Maradona ha «quello che la natura gli ha dato, tutto». In questo caso, Maradona coniuga a quello che la natura gli ha dato una grande freddezza: prevedendo che Galli andrà in uscita bassa per chiudere il primo palo, Maradona si ferma per un istante e poi lancia il cucchiaio.

È una caratteristica, quella dell’aspettare il momento giusto per concludere, del sapere quando fermarsi, non scontata: anzi, è una peculiarità che il calcio cinetico e verticale degli ultimi dieci anni sta effettivamente perdendo.

2. Genio

Come si affronta una difesa che ad ogni azione offensiva avversaria risponde salendo quasi fino alla trequarti per mettere tutti in fuorigioco? La risposta non è facile: soprattutto perché in quel contesto, la difesa del Milan non solo sapeva precisamente quando fare la trappola del fuorigioco, ma aveva anche i mezzi atletici e difensivi per recuperare una situazione di svantaggio.

Una delle risposte possibili è: avendo più talento. Conoscendo più a fondo dei difensori del Milan i tempi del gioco del calcio, avere una percezione innata del proprio corpo. In questo gol, Maradona svela effettivamente tutte queste cose. Quando la palla arriva a Crippa, comincia a scattare in profondità.


Sembra un movimento poco intelligente: Crippa si sta ancora portando il pallone dal sinistro al destro, e la difesa del Milan sta già salendo. Maradona ha confidato nel fatto che Crippa l’avesse visto e, proprio perché è Maradona, lo servirà. Dando per assodato questo assioma, Maradona può partire verso la porta di Galli, controllando lo scatto per non finire in fuorigioco.

Il resto del gol è semplicemente fuori dalla logica. A chi verrebbe in mente di tirare di testa da 30 metri? Perché, con Galli fuori dai pali, Maradona non ha aspettato che il pallone scendesse per controllarlo e battere a rete con facilità? Se era indisturbato, aveva senso rischiare tutto con una giocata del genere? Dopo tutto, la partita era sullo 0-0 e quello poteva essere un momento di svolta. Forse, per quanto esistano, le risposte non accontenterebbero quanto questo gol. Forse dovremmo vivere Maradona come i bambini fanno con la magia: non ha importanza se sia vera, la felicità è credere nella sua esistenza in quei momenti.

3. Maradona

Di Maradona spesso si sottolinea la tecnica sopraffina, o il gusto per l’estetica che esprimeva attraverso il piede mancino. Il fatto che quando la palla fosse in suo possesso tutto poteva accadere. Effettivamente è vero. Pochi calciatori – se non nessuno – hanno avuto il talento di Maradona nel piazzare la palla esattamente dove volevano. Ma non credo che questo sia stato il suo unico talento.

Maradona è stato anche un calciatore intelligente dal punto di vista tattico, abile a piazzarsi nella giusta zona di campo per ricevere il pallone dove poteva avere una, seppur minima, libertà di azione. Ne è una prova questo gol segnato al Milan il 26 aprile del 1987.


Il Napoli è in una situazione di attacco statico. Il pallone è in possesso di Ferrara, sulla trequarti, ma l’area rossonera è svuotata. Fingendo di venire incontro a Ferrara – e attirando su di sé la pressione di Baresi –, Maradona fa un contro-movimento fulmineo ad attaccare l’area. Il pallone di Ferrara, però, cade esattamente tra il marcatore di Maradona e il portiere del Milan, Giovanni Galli, che ha già capito come finirà l’azione.

La sua uscita e il recupero di Baresi formano una morsa da cui Maradona sembra scomparire, e poi ricomparire decentrato a sinistra. Prima ferma la palla con l’esterno del piede sinistro, con un controllo senza senso, per tagliare fuori i due milanisti. Quando si accorge che tirando colpirebbe Galli, che è a pochi centimetri da lui, sfiora elegantemente il pallone una seconda volta, per liberarsi uno spicchio di porta. Il tocco finale non è meno geniale: vedendo Filippo Galli e Maldini scivolare sulla linea di porta, Maradona non tira esattamente rasoterra né alza troppo la conclusione – era in equilibrio precario, gli sarebbe bastato poco per gettare alle ortiche un movimento e un controllo perfetti. Alla fine, sceglie una via di mezzo: sembra toccare il pallone quasi con la punta interna, per dargli un effetto simile alla pioggia primaverile: che scende solo a tratti, e si ferma nella porta del Milan.