Bakayoko, la montagna per il Napoli di Gattuso

Passato sotto traccia a causa delle polemiche susseguitesi dopo (o prima?) Juventus-Napoli, il Napoli ha ufficializzato ieri l’arrivo di Tiémoué Bakayoko, fortemente voluto da Gattuso. Il club di De Laurentiis ha chiuso l’operazione con la formula del prestito secco oneroso, pagando al Chelsea due milioni per avere a disposizione il francese fino alla fine della stagione.

In realtà, quello di Bakayoko è un acquisto che modifica la tendenza del Napoli negli ultimi anni sul mercato, che a centrocampisti fisici e d’interdizione ha sempre preferito palleggiatori di grande qualità, con un baricentro sufficientemente basso tale da permettergli di abbinare alla rapidità in campo aperto un’ampia padronanza del pallone negli spazi stretti. È il caso, per esempio, dei vari Jorginho, Zielinski, Lobotka, Demme e – nonostante l’altezza sembri comunicare il contrario – lo stesso Fabian Ruiz.

Perché Bakayoko?

Ovviamente, centrocampisti brevilinei e profondamente tecnici come Lobotka, che all’inizio non era riuscito a ritagliarsi uno spazio sufficiente, o Jorginho erano necessari. Sia per il calcio di posizione in spazi stretti – e codificato fino allo sfinimento – di Sarri, sia per il dominio del campo attraverso più strade voluto da Ancelotti, avere calciatori di cui sopra era indispensabile, vista anche l’altezza del campo in cui il Napoli recuperava palla. A differenza dei suoi predecessori, Gattuso ha però intenzione di basare il gioco sulle lunghe e verticali transizioni di Osimhen e Mertens. E perciò occorre un profilo di centrocampista diverso da quelli presenti in rosa.

In questo senso, l’acquisto di Bakayoko è evidentemente ragionato. Alto 188 cm, nell’ultima stagione al Monaco Bakayoko è stato il migliore della sua squadra per contrasti vinti a partita (8.6, il 59% di quelli provati); da questo punto di vista, gli ultimi centrocampisti difensivi del Napoli non si avvicinano neanche alle medie del francese. Demme, nell’ultimo anno al Lispia, vinceva 6.2 ogni novanta minuti; Allan, nella sua migliore stagione al Napoli (2018/19 con Ancelotti) arrivava solo a 6.7.


Ma l’efficacia di Bakayoko non si limita ai contrasti totali vinti. Una delle peculiarità del suo gioco risiede infatti nei duelli aerei: nell’ultima stagione in Italia, Bakayoko ne ha vinti 2.4 ogni novanta minuti. Una media da vero e proprio centrale aggiunto, considerando che il più forte difensore del Napoli, Koulibaly, ne vince 2 a partita; Allan, tanto per avere un quadro più preciso, non arrivava a 1.

Inseguire la verticalità

Quando è arrivato al Milan, Bakayoko aveva tutte le intenzioni del frangiflutti dominante fisicamente, senza velleità nella gestione della palla. Da questo punto di vista, Gattuso ha inciso notevolmente. Inserito da subito davanti alla difesa in un centrocampo a tre, Bakayoko ha dovuto lavorare sulla resistenza al pressing avversario e ricercare spesso la soluzione meno rischiosa per una squadra – il Milan di Gattuso – che impostava già con Donnarumma.

Nell’unica esperienza in Italia, l’ex Monaco è stato responsabilizzato molto da regista, fino a diventare titolare ai danni di Biglia. Rispetto al suo anno in Premier al Chelsea, Bakayoko è stato al centro della manovra: in rossonero toccava 61.4 palloni a partita, mentre al Chelsea si fermava intorno ai 50. Proprio con Gattuso ha vissuto la sua migliore stagione, anche se il loro rapporto non è sempre stato idilliaco. «Mi ha detto parole dure, all’inizio non andavamo d’accordo. Ma (Gattuso, ndr) è una persona speciale» ha detto Bakayoko in un’intervista, quando era già tornato al Monaco.

via Gfycat


Se la tendenza a iniziare l’azione dal basso è stata sicuramente smussata dalla differenza dello stile di gioco dei suoi ultimi allenatori (Conte non gli chiedeva mai di giocare corto), è però rilevante sottolineare che Bakayoko è molto più della montagna sgombra-avversari come spesso viene dipinto. Ha doti tecniche, specialmente nel dribbling, non indifferenti per la Serie A, la cui intensità non è certo al pari degli altri campionati europei, come puntualmente ogni stagione ci accorgiamo quando veniamo sbattuti fuori dalle coppe europee.

In effetti, con la partenza di Allan verrà a mancare l’aggressività e la precisione nell’attacco alto al portatore di palla (una dote non banale, che infatti sta rendendo Allan protagonista persino in Premier League). D’altro canto, con Bakayoko il Napoli conferma la ricerca di uno stile di gioco più verticale e europeo; in cui la gestione del possesso avrà importanza tanto quanto l’immediata propulsione degli attaccanti in spazi ampi. In un campionato non particolarmente strutturato nel fisico come la Serie A, non è difficile immaginare l’impatto di Bakayoko come decisivo per gli equilibri del Napoli. Anche giocando con quattro attaccanti.