Giuntoli ha chiarito la dimensione del Napoli

“Icardi è un grande giocatore, chi non lo vorrebbe? Però credo sia lontano dalle nostre possibilità”.

Ha glissato così, Cristiano Giuntoli, quando ieri ai microfoni di Sky ha risposto all’accostamento del centravanti argentino al Napoli. E ha – coscientemente o non – chiarito una volta per tutte la dimensione del club azzurro. Che non è quella, che pure qualcuno ha dato per scontato, di puntare ai grandi campioni.

Innanzitutto, perché il Napoli non se li può permettere. Oltre alle storiche motivazioni che in questi anni hanno spinto ADL a preferire la strategia dell’investimento intelligente all’approvazione della piazza (scarso appeal societario, problemi di crescita fatturato et similia), ora va anche aggiunto il problema legato alle prime perdite di bilancio.

Chiariamoci: il Napoli è una società assolutamente sana – la migliore del calcio italiano da questo punto di vista – e non rischia alcun problema finanziario. Come riportato da “Calcio e Finanza”, però, da alcuni anni il saldo di fine anno dei partenopei vede perdite, seppur minime. Più precisamente il primo anno con un negativo in bilancio fu il 2015-16. In quell’occasione la differenza tra i costi di produzione e i ricavi (escluso il player trading) arrivò a -14 milioni.

L’anno successivo, grazie alla cessione di Gonzalo Higuain alla Juventus, realizzando una plusvalenza senza precedenti, gli azzurri conclusero l’esercizio con un passivo di 5 milioni, a fronte di un attivo, includendo gli introiti dalle cessioni dei cartellini, di 100 milioni di euro.

Poi, i rinnovi di Insigne, Mertens e Ghoulam nella prima parte del 2017, aumentarono ancora di più i costi per il mantenimento del personale, arrivato a coprire quasi interamente il fatturato. Il bilancio dell’anno 2018 è stato da questo punto di vista il più “negativo”, con una perdita (includendo il player-trading) di 3.4 milioni.

Dunque, dai dati appena citati, è possibile trarre due interessanti conclusioni.

La prima è che il Napoli, senza introiti da plusvalenze legate alla cessione dei calciatori non può fare il mercato che tutti i tifosi vorrebbero. Arrivare a Icardi o Jovic è possibile solo se a partire sono calciatori, attualmente in rosa, di valore pressoché simile.

E quindi c’è da riflettere prima di accostarli ai partennopei, specialmente se il Napoli non dovesse partecipare alla prossima Champions League. Anzi: visti gli investimenti di gennaio (Politano, Demme, Lobotka) e quelli della scorsa estate (Lozano su tutti, che potrebbe fruttare una pericolosa minusvalenza), non è da escludere ci sia più di una cessione eccellente.

Come confessato da Giuntoli stesso a Sky: “ci sarà un ridimensionamento, ma credo che per i grandi campioni non ci saranno problemi a trovare grandi club che investano su di loro”.

La seconda conclusione, quella più lontana dalla sensibilità della piazza, è che – piaccia o no – Aurelio De Laurentiis sta gestendo il Napoli in maniera esemplare. Chiudere tre esercizi su quattro in perdita non lo avrà rasserenato, ma si tratta di briciole in confronto ai problemi che stanno avendo – o che avranno – club concorrenti, tra cui la Roma. Con la speranza che, oltre al Napoli, ADL migliori nella gestione di Napoli. E quello sì: sarebbe il vero punto di svolta della sua gestione.

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